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Odaldi: «Ero una pigra, poi ho scoperto il fascino di quegli incredibili ultimi 100 metri»

Valentina Cristiani
Odaldi: «Ero una pigra, poi ho scoperto il fascino di quegli incredibili ultimi 100 metri»

La portacolori della Polisportiva Centese è stata protagonista nel triathlon olimpico sul lago di Suviana ed è reduce da un’annata positiva 

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L’intervista

Eccezionale secondo posto assoluto al triathlon olimpico sul lago di Suviana (Bo), dove ha fatto registrare il primo tempo femminile nella frazione ciclistica (oltre al quarto sia in quella natatoria che in quella podistica), per la triatleta della Polisportiva Centese, Valentina Odaldi, fisioterapista ed osteopata trentaduenne. «Il Suviana Lake Triathlon è stata una bellissima manifestazione sportiva organizzata a pochi chilometri da dove sono nata e cresciuta, non potevo certo mancare – spiega la Odaldi –. La mia forma non era ottimale, visto che ero appena tornata dalle ferie durante le quali avevo mollato un po’ la presa, ma ci tenevo a fare bene. Il nuoto è stato lento, sono uscita dall’acqua che sapevo di avere molto distacco e ho cercato di recuperare in bici. Il percorso era abbastanza duro, tecnico e con molto dislivello: ho spinto e sono riuscita ad arrivare seconda in zona cambio per poi mantenere la posizione nella corsa. Gareggiare in casa è particolare. Forse un po’ spaventa perché molti ti conoscono e la paura di deludere le aspettative è alta. Ma conoscere i percorsi e soprattutto avere tanto tifo è impagabile. Sono contenta di aver fatto la miglior prestazione ciclistica, ma nel triathlon non conta: conta chi arriva prima al traguardo».

Tra le tante cose belle della vita perché ha scelto di praticare proprio il triathlon?

«Lo vivevo dall’esterno. Luca, il mio ragazzo, lo praticava già da qualche anno quando ci siamo conosciuti. Lo accompagnavo ogni tanto alle gare. Mi sembrava uno sport così faticoso, e io sono una pigra! Ho sempre avuto una vita abbastanza attiva, ma erano anni che non facevo attività agonistica. L’idea di avere delle tabelle di allenamento, di fare tutte quelle ore di attività, con qualsiasi meteo, incastrando tutto con una già frenetica vita lavorativa, mi sembrava quasi folle. Poi un giorno ho deciso di provare. E sono stata fagocitata. Non credo di avere ancora ben capito il perché e se è davvero una questione esistenziale, sulla natura dell’essere umano a cercare di superare i suoi limiti. Non so perché quegli “ultimi 100 metri” siano cosi intensi. Ma è una magia bellissima».

L’obiettivo di un triatleta è arrivare a competere in un Ironman? Ci racconti la sua preparazione per queste impegnative gare…

«La preparazione per Suviana è arrivata di conseguenza a quella per l’Ironman. Quest’anno è stato un anno sportivamente molto intenso, l’obiettivo di stagione è stato il mio primo Ironman il 14 luglio a Vitoria Gasteiz (Spagna), la più dura competizione di questo sport caratterizzata da 3,86 km di nuoto, 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa. Durante i mesi di preparazione ho fatto alcune gare che mi hanno dato delle soddisfazioni: il triathlon medio di Volano, il triathlon medio di Candia, ed in particolare il triathlon olimpico Marconi dove a sorpresa sono diventata campionessa regionale».

Poi è arrivato il 14 luglio, giorno dell’Ironman…

«La distanza mi spaventava molto, i dubbi sulla reale possibilità di poter arrivare alla fine, e ancor più di poter fare una bella gara, erano molti. La mattina della gara ero molto tesa. Poi, dopo lo sparo, è stato tutto fulmineo. La gara l’ho conclusa in 10h e 23’, 4ª di categoria e 21ª donna assoluta e prima age group italiana. Ho corso quei famosi ultimi 100 metri della maratona che tutti mi hanno sempre raccontato come se fossero la massima gioia a cui si possa aspirare. E forse è vero. Brevissimi ma anche lunghissimi e, sicuramente, intensissimi. Il problema è che poi ne vuoi ancora. E forse è per questo che quando si inizia poi si fa fatica a smettere ».

È già difficile prepararsi per una singola disciplina, Lei ne fai addirittura tre. Se facesse solo corsa o solo una delle tre attività del suo sport, crede che potrebbe ottenere risultati migliori?

«Dovendosi dividere tra le tre discipline il tempo a disposizione per la singola prova cala drasticamente, ma è anche vero che in questo modo è tutto molto meno noioso. Almeno personalmente farei fatica ad essere solo podista, solo ciclista e tantomeno solo nuotatrice; poi, probabilmente, concentrandomi solo su una delle tre i risultati sulla singola disciplina migliorerebbero ma sinceramente non mi interessa».

Quanti giorni a settimana si allena e come sono sviluppati questi allenamenti?

«In generale faccio sport tutti i giorni. A volte faccio il doppio allenamento. Abbiamo un fantastico allenatore, Federico Girasole, che oltre a prepararci il programma di allenamento ci sopporta nei momenti di down e di crisi. Non è affatto facile incastrare tutto con la vita lavorativa e nemmeno con quella sociale. Ho la grande fortuna di condividere questa passione con Luca, ed in due è sicuramente più facile e bello. Ci sono dei giorni che penso “ma chi me lo fa fare? ” ma anche se da brava pigra mi rigirerei nel letto, l’inconscio lo sa che in gara, dopo lo sparo, c’è solo adrenalina. Ed è quella a cui aspiri ».

Con la preparazione del triathlon come cambiano corpo e fisicità?

«Fisicamente sono cambiata molto, in passato ho sempre fatto attività, ma dopo l’atletica leggera da piccolina non avevo mai avuto costanza in niente. Facevo acro-yoga, un po’ di arrampicata, surf, qualche corsetta... Con il triathlon, soprattutto in questo ultimo anno in cui ho aumentato le ore di allenamento, sono cambiata molto. I cambiamenti sul proprio fisico non sono mai cosa eccessivamente gradita, ma poi ci si abitua e tutto torna “normale così”».

Quanto l’alimentazione ha influito sulla sua carriera sportiva?

«L’alimentazione dovrebbe essere un cardine del lavoro di uno sportivo vero. Ma il triathlon non è il mio lavoro, io sono una fisioterapista: quindi ho sempre mangiato quello che mi andava senza farmi troppi problemi. Quest’anno invece sono dovuta stare un po’ più attenta e mi sono fatta aiutare, perché probabilmente con il maggior volume di allenamenti e l’esagerato consumo di gel e barrette unito a cattive abitudini, il mio stomaco si era un po’ ribellato e per qualche mese sono stata proprio male. Anche il giorno dell’Ironman la difficoltà maggiore è stata gastro-intestinale».

Un sogno e un obiettivo futuro?

«Ho iniziato da poco per avere le idee chiare su cosa voglio, per capire che sogni posso avere. Quello che ho capito è di prediligere le distanze lunghe». —

Valentina Cristiani

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