Semplici crea e la Spal diventa super
Il tecnico contro la Lazio è uscito dalla comfort zone Ha cambiato modulo non sbagliando una mossa
Quanto vale un sospiro di sollievo? Qual è il peso sostanziale del senso di liberazione? Probabilmente l’efficacia è superiore ai tre punti, concreti e vividi, che la Spal ha messo in classifica battendo la Lazio. La stoccata chirurgica di Kurtic, arrivato indisturbato alla battuta in area di rigore dopo aver percorso una trentina di metri come si fosse mimetizzato nel terreno di gioco, potrebbe avere aperto un nuovo capitolo nel romanzo stagionale biancazzurro. Il match con l’aquila romana ha condensato tutto l’avvio di stagione estense. La sofferenza del primo tempo, l’incapacità del centrocampo di tenere palla. L’arretrare in area a fronte dell’avanzare delle falangi laziali. Il gol subìto e l’assenza di reazione. Era ciò che stava rappresentando la classifica: zero punti.
Poi l’orgoglio. Stimolato da Leonardo Semplici: «Stavamo perdendo senza giocare». Una ripresa con ben altre tacche di volume e l’incontro in mano. Un crescendo rossiniano e la capacità di portare sottobraccio gli episodi. Reti belle, adrenaliniche. Emozionali. La Spal poteva naufragare in queste potenzialità che ha e non diventavano mai atto, rischiava di farsi avvolgere «da negatività» come ha sottolineato Semplici a fine partita. La truppa è riemersa, facendo respirare tutti i tesserati. Dopo un’estate complicata, una vittoria in rimonta - e contro una big - ha un valore che va oltre il bottino portato a casa.
gli allenatori
Perché c’è tanto contorno che può diventare piatto principale. La stampa romana non è stata tenera con mister Inzaghi, accusato di non deviare mai dal 3-5-2 e di non aver saputo leggere la partita con la Spal. Ci hanno però messo molto anche i suoi giocatori, leziosi e un po’ gigioneggianti dopo un tempo dominato. Si sono guardati allo specchio trovandosi bellini, trascurando il cinismo e sprecando. Se lasci una gara “aperta”, rischi. E quando Semplici l’ha ribaltata tatticamente, supportato dalla “garra” che i suoi avevano ed i rivali no, anche Inzaghi s’è perso. Lazio stordita e senza equilibrio e lui ha tolto Leiva l’unico che dà geometrie. I talenti copiosi ad attaccare (Milinkovic, Luis Alberto, Correa) nessuno ad arretrare. Ad aiutare l’asse di sinistra Radu-Lulic messa a ferro e fuoco da Di Francesco che a tutta fascia si trova nella sua dimensione naturale.
Semplici ha costruito un capolavoro. Sfruttando la duttilità di D’Alessandro e Di Francesco, la capacità di Kurtic di giocare anche nel cuore del centrocampo. Ad inizio stagione la società aveva chiesto al tecnico maggiore flessibilità tattica, lo sforzo ed il coraggio di uscire dal tradizionale 3-5-2 per cambiare volto alle partite. Nel pomeriggio più tosto, Mister Easy è uscito prepotentemente dalla comfort zone. In settimana s’era scritto della possibile efficacia di un 4-5-1, sul campo Leo s’è avvicinato all’ipotesi. Difesa a “quattro”, poi la geniale intuizione di mettere Missiroli e Murgia tra retroguardia e centrocampo per frenare gli inserimenti di Milinkovic, Parolo e Luis Alberto. Togliendo anche aria a Immobile e Correa.
oltre
Semplici è andato oltre. Allestendo un po’ più avanti una diga a tre capace di chiudere e ripartire. La Lazio rimbalzava e ha iniziato a subire contropiede. Perché Di Francesco, spostato a destra, è stato inesauribile. Non solo corsa. Ha sprigionato tecnica, dialogo con Petagna. Dribbling. E a sinistra è entrato Strefezza. Una mossa non dà tutti. Semplici è andato oltre l’ordinario, sentendo che stava spirando l’aria di una mezzora straordinaria. Baby Gabriel è stato sontuoso. Attento a chiudere, straripante nell’attaccare. Rimanendo a sinistra quando la palla era laziale, svariando ovunque in fase offensiva. La Lazio è stata macinata. Travolta. Campo allargato, fianco sinistro laziale martoriato (dall’altra parte Lazzari qualche tampone l’ha messo) e centralmente ecco le incursioni di Kurtic le cui spalle erano coperte da Missiroli e Murgia che tenevano la squadra corta. Un calcio luccicante. Ecco perché da Colombarini in giù i sorrisi erano ben larghi.
Potrebbe essere stata la gara della svolta. Che non significa non dover soffrire in futuro. Banalmente quest’anno si può andare oltre il 3-5-2. Essere meno prevedibili. La Spal 3.0 va in mare per un’altra salvezza con nuove armi nella stiva. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
