L’Inter barcolla con lo Slavia Praga Mister 45 milioni la salva al 92’
Barella afferra il pari nel recupero. Salto indietro rispetto alle ultime prestazioni Il tecnico fa autocritica: «Sono proprio io il più asino». E sabato è già derby
Alzi la mano chi se lo aspettava, questo ritorno improvviso indietro nel tempo dell’Inter. Dopo due mesi di vita nuova ed entusiasta con Antonio Conte, 90’ più provvidenziale recupero sono bastati per ricacciare i nerazzurri ai patimenti spallettiani. Rarissime idee, nessun ritmo e persino scarsa qualità, con una reazione, più che altro di rabbia, solo quando la situazione si stava facendo disperata. Il problema è che ieri sera l’Inter, al cospetto del patron Jindong Zhang, debuttava piena di legittime speranze in Champions sfidando la rivale sulla carta più morbida del girone. Contro il sorprendentemente bello Slavia è finita solo 1-1 ed è già stato un successo, per come si erano messe le cose. Nel punteggio: vantaggio ospite dopo 63’, doppia chance dello 0-2 mancata e poi pari di Barella al 92’. Ma è andata di lusso anche per quel che s’è visto in campo: se c’era una squadra che meritava la vittoria era proprio lo Sparta di ritorno in Champions dopo 12 anni e sostenuto da tremila tifosi eccitati dal figurone fatto a S. Siro. Calcio evoluto e ben organizzato, quello proposto da Jindrich Trpisovsky, il Klopp ceco mica solo per il cappellino che porta sempre. Ritmo, coraggio e tanta lucidità.
Vero che i biancorossi sono già alla 12ma partita ufficiale, ma oltre alla debordante forma fisica che ha permesso loro di aggiudicarsi quasi tutti i contrasti c’è stato molto altro nell’elasticissimo 4-3-1-2 che ha disorientato fin da subito l’Inter, basandosi su due perni centrali: l’onnipresente capitano Soucek e il trequartista romeno Stanciu, uno che 7 anni fa aveva fatto gol all’Inter con il Vaslui. Chi attendeva un’Inter «contiana», tutta pressing e intensità, è rimasto delusissimo. Lo Slavia le ha rubato l’idea e le ha concesso per un tempo solo due pericoli nati da piazzati calciati da Sensi. Davvero tristemente simili alle peggiori versioni della scorsa stagione, i nerazzurri. Forse perché dal 1’ hanno giocato due soli nuovi (Sensi e il peraltro nullo Lukaku) e soprattutto ben sette titolari reduci dal fatale 1-1 dello scorso dicembre con il Psv.
La chance sprecata da Martinez dopo 38” della ripresa sembrava inaugurare l’attesa svolta e invece lo Slavia è diventato padrone: gol in tap-in di Olayinka, 0-2 sciupato da Masopust e poi evitato da Skriniar (murato Stanciu). Si aspettava Sanchez e invece è entrato Politano.
Ma nel disperato finale, con 8’ di recupero a disposizione, è stato ancora decisivo Sensi: punizione sulla traversa e sul tap-in volée in diagonale di Barella, altro neo entrato. Perdere, prima di incrociare Barça e Dortmund, poteva già essere fatale. Il girone diventa comunque complicatissimo. E il segnale è preoccupante: l’ambiziosa capolista della Serie A a lungo messa sotto, anche tecnicamente, dai campioni cechi pieni di carneadi. «Ma non è questo il nostro calcio – dice Conte -. Siamo stati tutti sotto la sufficienza. Io, il più asino, per primo. Dovevamo correre di più ed essere più cattivi di loro. Quando parlo di percorso di crescita, so che situazione c’è qui». Sabato sera, intanto, sarà già ora di derby. —
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