il messaggio di semplici e l’errore d’abbattersi
Bisogna andare oltre le apparenze. Leggi 3-0 per il Sassuolo e pensi a una batosta, a una partitaccia, a una squadra allo sbando. Errore. Ieri la Spal è piaciuta, stava giocando bene. Meglio del Sassuolo.
Ok, serve una precisazione: sottolineiamo quello “stava” giocando. Venti/venticinque minuti di livello, con idee, personalità e fraseggio. Non ci sono state conclusioni, è vero, ma per centimetri. Di Francesco non ha arpionato due inviti che potevano sfociare in palle-gol. Bella Spal, plausibile, anche in virtù del messaggio lanciato da Semplici. Un messaggio di coraggio: io non ho paura di Berardi, del tridente, del Sassuolo. Ok, 5-3-2 ma con Strefezza dall’inizio a stantuffare a destra e D’Alessandro sul fronte opposto, al cospetto del bomber del campionato ma di fatto a macinare la fascia. Applausi al mister, e alla squadra che ha recepito e interpretato.
Poi, a far saltare il banco è stato l’infortunio di D’Alessandro. Brutto, tale da impressionare emotivamente i compagni. Lo possiamo capire. Però, con Sala appena entrato e con un pallone forse uscito per centimetri, la Spal ha beccato il primo gol. L’errore vero è stato concedere il raddoppio in pieno recupero. Saracinesca giù. Questa la colpa: staccare la spina, arrendersi alle avversità. Non ci sta. Con un obiettivo che si chiama salvezza, bisogna mordere l’osso sempre e comunque. Ed è anche evidente che in difesa c’è qualcosa da aggiustare. Ma valutiamo tutto con equilibrio. Il ko è forse più bugiardo di quanto sia stata veritiera la pur meritata vittoria sulla Lazio. —
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