Troppi limiti: Spal ultima non per caso
Al pettine tutti i nodi post mercato, acuiti dagli infortuni Semplici chiamato a individuare la formula giusta
La Spal è ultima in classifica non per una questione di mancanza d’impegno, di rabbia o di attributi. Semplicemente, l’andamento dei biancazzurri è il riflesso di quanto si temeva già da tempo: emergono i limiti dell’organico, tanto più evidenti alla luce della congiunzione negativa degli infortuni di Fares, D’Alessandro e Di Francesco.
organico fragile
La Spal ha avuto sequenze (la prima ora di gioco contro l’Atalanta, la ripresa con la Lazio, i primi venticinque minuti di Reggio col Sassuolo) nel corso delle quali ha mascherato i propri difetti, supplendovi con le non tante ma innegabili risorse che ha, con la propria vecchia impronta, con gli accorgimenti di mister Semplici. Purtroppo, non c’è mai stata continuità, l’edificio è fragile, la coperta corta, il gruppo è stato costruito male sia in riferimento allo storico di molti dei neo-acquisti, sia della difficile collocazione di alcuni nel modulo base di mister Semplici. Che dal canto suo, magari, è troppo legato al solito spartito, tanto da tornarvi anche dopo che il cambio effettuato con la Lazio si era dimostrato proficuo. Ma, al proposito, sono pure doverose due precisazioni: l’abituale 5-3-2 inizialmente col Sassuolo ha dato ottime risposte, tanto da imbrigliare i neroverdi e consentire lo sviluppo di un buon calcio; inoltre, essendo conscio delle limitazioni della propria squadra, può essere che l’allenatore intenda affidarle i compiti che teoricamente la stessa conosce meglio e che dovrebbero darle maggiori sicurezze. I fatti stanno dicendo che ciò non accade. Perché la grana di molti singoli, e del collettivo, è modesta. Tanto che la manifestata presunzione di ritenersi superiori alle neo-promosse e all’Udinese - teoriche principali avversarie nella lotta per la salvezza - è per ora smentita dai fatti (e, a monte, da rispettivi mercati sotto gli occhi di tutti): Brescia e Lecce hanno 3 punti più della Spal, il Verona 2. E l’Udinese è a +1. Inoltre il primo scontro diretto della stagione, quello interno con il Lecce, è stato perso malamente.
Proprietà e dirigenza sono all’unisono nell’affermare che l’organico è attrezzato per l’obiettivo, e che le risorse ci sono anche a fronte dei penalizzanti infortuni occorsi.
svincolati e vie d’uscita
Ma sostenere tale teoria significa illudere la gente, e caricare di pressioni mister Semplici, perché l’equazione “il gruppo c’è-mancano le prestazioni ed i risultati” porta ad un risultato fin troppo facile da indovinare. Ed il ricorso al mercato, degli svincolati, viene escluso, quando invece servirebbe eccome per assicurarsi un difensore che possa aumentare la caratura della retroguardia ed un terzino che dia soluzioni sia “a quattro” che “a cinque”.
Che poi l’allenatore possa e debba trovare vie d’uscita, di miglioramento, con il materiale che ha, questo è evidente.
La Spal subisce troppo, concede un numero esagerato di conclusioni ai rivali di turno, prende gol dal limite dell’area (gli avversari arrivano indisturbati, i difensori non accorciano in avanti), regala rigori, dà spazio al contropiede, non trova una spalla di ruolo per Petagna. Di Francesco, al netto dell’infortunio che lo terrà fuori, è bravissimo, ha segnato dei gol, ma non è né seconda punta né laterale a tutto campo (quindi il suo acquisto, nell’ottica del 5-3-2, è inspiegabile). La difesa non può essere lasciata senza copertura perché in spazi ampi soffre.
incongruenze
C’è l’incongruenza di uomini dall’ingaggio pesante (Paloschi, Valdifiori, Salamon) che per motivi diversi non vengono utilizzati ma gravano su un bilancio in ossequio del quale non si sono compiute e non si compiono altre operazioni di mercato. C’è l’incomprensibile situazione di Jankovic e Moncini che non trovano il minimo spazio. Non diciamo che debbano giocare (non assistiamo agli allenamenti quindi non possiamo giudicare), ma poniamo un interrogativo: se non rientra(va)no nei piani tecnici perché sono stati tenuti a detrimento di altre scelte?
Al di là di ciò, ribadiamo che ci sono anche delle qualità, e che Semplici in tutti questi anni ha sempre avuto mano felice sia per pilotare la squadra in alto sia per tirarla fuori dalle secche. Quindi, guai disperare, si potrà correre eccome per la salvezza. Ma non si pensi di raggiungerla solo in quanto più forti delle rivali, perché quest’anno i biancazzurri più forti non lo sono. —
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