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Marta vede già l’Olimpiade di Tokyo 2020 «Mi piace pensare che sono nata per questo»

Sergio Armanino
Marta vede già l’Olimpiade di Tokyo 2020 «Mi piace pensare che sono nata per questo»

La Bertoncelli ha qualificato la barca nella canoa slalom ai mondiali assoluti. Ora ha come avversaria l’amica Elena Borghi: questione delicata 

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LA PROTAGONISTA



È l’astro nascente dello sport ferrarese, con i suoi 18 anni e una carica, umana e agonistica, contagiosa. Marta Bertoncelli “vede” le Olimpiadi di Tokyo 2020, le accarezza, le sfiora con il pensiero. Fatti tutti gli scongiuri possibili, fra meno di un anno sarà lei a rappresentare l’Italia nella canoa slalom C1 femminile. Questo sport “strano”, che ha regole lontane dal consueto: lei, che pure ancora è della categoria juniores, ha qualificato la barca per la rassegna a cinque cerchi, ma non ha la certezza di essere ancora lei a poterci salire sopra e pagaiare nelle acque tumultuose del Sol Levante. A deciderlo saranno gli esiti dei campionati europei del prossimo maggio. Intanto, però, il primo traguardo è stato tagliato, al termine di un percorso iniziato all’indomani delle Olimpiadi in Brasile. E allora, iniziamo da lì, ricordando che oggi nella sede del Coni di Ferrara, sarà premiata assieme alle compagne d’avventura Elena Borghi e Francesca Malaguti, per il titolo italiano conquistato l’anno scorso.

Marta, riavvolgiamo il nastro: raccontaci il percorso iniziato quattro anni fa.

«Avevo 14 anni quando è iniziato questo progetto per Tokyo: era più un sogno che un obiettivo concreto. Eravamo coinvolti in cinque, tre femmine - io, Elena Borghi e Francesca Malaguti - e due maschi - Marcello Semenza e Nicholas Bini -, e abbiamo iniziato ad allenarci con Paolo Borghi, sostenuti dallo sponsor Occhio per Occhio».

Come siete stati scelti?

«È stata tutta una questione interna al Canoa Club Ferrara, con allenatore e sponsor. Eravamo il gruppo più unito, gli unici della stessa fascia d’età e che hanno acconsentito. Eravamo già atleti d’interesse nazionale, nelle giovani speranze della Federazione, ci siamo uniti e abbiamo iniziato. A 14 anni mi faceva abbastanza ridere, era più un gioco, non avevamo realizzato cosa stavamo iniziando...».

Un percorso lungo quattro anni...

«E in quattro anni succedono tantissime cose, ne cambiano tante: nello staff è entrato Erik Masoero, che è tutt’ora il mio allenatore. È stata molto dura, abbiamo viaggiato molto, spesso eravamo a Ivrea, ma in tutto il mondo. Negli anni i due maschi si sono persi, un po’ per motivi scolastici e un po’ personali, specie nell’ultimo anno, quando le cose sono iniziate a essere più concrete, con le gare internazionali, affacciandoci all’estero nella categoria junior (fino a 18 anni)».

Proprio quando avete raccolto le soddisfazioni più belle.

«Beh, le prime medaglie sono arrivate prima: io ho vinto il bronzo al mondiale junior 2017, l’argento nel mondiale junior a Ivrea nel 2018 e il bronzo nella gara a squadre con Francesca ed Elena».

E poi è arrivato questo 2019 così importante.

«Questo è stato l’anno del cambiamento, quello delle selezioni per le Olimpiadi, si è iniziato a parlare più seriamente di Tokyo».

E sono fioccate altre medaglie.

«Sì, a livello junior: il titolo di campionesse europee e mondiali nella gara a squadre nella canadese per me ed Elena, l’argento individuale agli europei per Elena, il bronzo individuale ai mondiali per me e il bronzo europeo per Francesca».

Poi è arrivato l’impegno clou della stagione, il mondiale assoluto in Spagna, dove hai qualificato la barca per le Olimpiadi: il merito è dunque tuo, ma sarai tu ad andare a Tokyo?

«Prima bisognava qualificare la barca al mondiale assoluto: ci eravamo qualificate tutte e tre, ma Francesca all’ultima tappa di Coppa del Mondo si è infortunata una spalla e non ha potuto partecipare: è stato un grande dispiacere, perché avevamo fatto tutto il percorso assieme, ma comunque la sua barca è già occupata per le Olimpiadi. Io ed Elena eravamo molto pronte: Elena si è fermata in qualifica, non è riuscita a entrare in semifinale, io invece ci sono entrata in 14ª posizione ed ero già soddisfatta così...».

E invece?

«In semifinale c’erano 18 Paesi, solo 11 qualificavano la barca per l’Olimpiade e il mio obiettivo era quello. Il problema è che avevo a che fare con tutti atleti formati, di 20/30 anni, e con molta più esperienza. Insomma, non ero certo una delle favorite: l’impresa è stata proprio questa, qualificarmi, nonostante la grande pressione. Sono arrivata 15ª, ma ho qualificato la barca come 11ª Nazione».

Come hai vissuto quei momenti?

«Quando è successo, è stata un’emozione incredibile. È sempre stato un obiettivo molto lontano, un sogno: è stata una gioia indescrivibile».

Ok, la barca è qualificata, ma adesso bisogna qualificare l’atleta: come si fa?

«Io sono la favorita, perché ho qualificato la barca e ho il punteggio più alto. Poi, bisognerà vedere chi entrerà in Nazionale per l’Europeo del maggio prossimo a Londra. Ora come ora sono l’unica ad andare a Tokyo per partecipare al Test Event, una sorta di pre-Olimpiade: ci saranno tutte le barche che faranno l’Olimpiade per provare il canale. Poi, con me è favorita anche Elena: d’ora in poi saremo avversarie».

Come lo vivete?

«La questione è molto delicata: io, Elena e Francesca siamo cresciute insieme, siamo amiche per la pelle, abbiamo sempre vissuto la tensione da avversarie solo in gara. Poi, la questione è fresca. Elena ha un anno meno di me, ma fisicamente siamo lì, non si vede, anzi...».

C’è chi vi ha già paragonate ad altre due atlete ferraresi cresciute a Ferrara e approdate alla Nazionale: Alessia Maurelli, che è pure capitano, e Martina Santandrea, loro già certe di andare a Tokyo con l’Italia della ginnastica ritmica...

«In effetti il percorso è simile, noi abbiamo la tutor al liceo scientifico Roiti, la professoressa di educazione fisica e coordinatrice del corso sportivo Raffaella Zanella, che ha avuto anche Alessia Maurelli come allieva».

Insomma, la strada è quella e porta dritti a Tokyo: che impressione ti fa?

«Devo ancora realizzarlo e forse mi succederà quando avrò i piedi in Giappone. È un sogno che si avvera».

Canoa slalom, una fatica che non s’immagina: chi te l’ha fatta fare?

«I miei genitori mi hanno fatto provare ogni tipo di sport, ma le amiche e il mio primo allenatore, Paolo Borghi, che poi è il papà di Elena, mi hanno portato lì».

Gente di pianura, che non ha nemmeno un ruscelletto in cui allenarsi...

«Infatti, non sono mai a casa».

E con lo studio come fai?

«Quest’anno ho anche la maturità. Grazie al liceo ho tanto appoggio e tanto aiuto. Per come sono stata cresciuta, lo studio va di pari passo con lo sport. E poi, se è quello che voglio fare, ossia chiudere l’anno scolastico in modo decoroso, faccio in modo di trovare il tempo e farcela».

Prospettive per un gruppo sportivo in cui entrare?

«Probabilmente l’Arma dei carabinieri. La prossima settimana vado a fare i test, è quasi sicuro che riuscirò a entrare».

Tua mamma viene dal canottaggio: perché tu hai scelto la canoa?

«Sono completamente diversi, a iniziare dal senso di marcia... Faccio canoa slalom, perché l’acqua è in movimento e cambia sempre, poi mi dà la possibilità di viaggiare e questo mi ha dato tanto. Mi piace pensare che non sono io che ho scelto, ma che sono nata per questo». —





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