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Pillastrini aggiunge un posto sotto i riflettori «In cima spazio per le emergenti come il Kleb»

Mauro Cavina
Pillastrini aggiunge un posto sotto i riflettori «In cima spazio per le emergenti come il Kleb»

Basket serie A2. L’esperto allenatore ferrarese fa le carte alla stagione che inizierà domenica e ha una certezza: sarà un gran bel campionato 

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l’intervista

Stefano Pillastrini si può considerare uno degli allenatori con maggiore esperienza nel movimento del basket italiano. Cinquattotto anni, nato a Ferrara, ha iniziato la sua avventura alla Fortitudo Bologna nel 1990 proprio nel secondo campionato nazionale. Sulle ali dell’Aquila ha spiccato il volo per quella che è diventata una brillante carriera, con tappe in piazze importanti della geografia dei canestri: Forlì, Montecatini, Pesaro, Varese, Virtus Bologna, Torino fino a Treviso, tanto per citarne alcune, passando anche per Ferrara.

Da oltre venticinque anni “Pilla” si dedica anche all’organizzazione di un camp estivo dedicato ai giovani. Ed è proprio al suo camp che si sta dedicando a tempo pieno dopo la parentesi alla Pallacanestro Reggiana, senza dimenticare di frequentare i palasport per seguire da vicino alcune squadre.

Coach, domenica inizia il campionato di A2: che stagione ci attende?

«Una bella stagione, ne sono sicuro. Per il campionato di A2 questo è un passaggio epocale perché le grandi piazze sono tutte tornate al piano di sopra. Le due squadre di Bologna, Trieste, Treviso e Roma nelle stagioni scorse hanno recitato il ruolo di protagoniste, di squadre da battere, ma ora sono tornate in serie A: quindi la A2 è il campionato che può dare modo ad alcune piazze di lanciarsi ad altissimi livelli. È il ruolo che la A2 ha già avuto alcuni anni fa, quando ha messo in rampa di lancio squadre emergenti, com’è stata ad esempio Brescia. L’attuale situazione potrà dare modo a piazze emergenti di fare passi in avanti. Questo renderà il campionato davvero interessante».

Il secondo campionato nazionale, oltre a essere il trampolino per le società, potrebbe essere anche la dimensione ideale per far crescere giovani giocatori.

«Potrebbe essere così, ma i fatti dicono il contrario. È successo sporadicamente che qualche giovane ha avuto più spazio, penso ad esempio a Moretti e Fantinelli a Treviso, ma non vedo il campionato come una palestra per i giovani. Purtroppo il regolamento non stimola l’impiego dei giovani e non invoglia le società a fare scelte in questo senso. Non vedo squadre che abbiano il baricentro spostato sui giovani».

Certamente possiamo dire che la A2 è il campionato degli italiani.

«Quello è evidente. Con due soli stranieri vorrei vedere che non lo fosse. Ma italiani sotto i ventanni protagonisti non ne vedo molti. Ci sono forse più giocatori tra venti e venticinque».

Parliamo del livello tecnico. Che cosa ne pensa da allenatore che ha visto il succedersi di tante fasi della pallacanestro?

«È un livello tecnico instabile. In ogni caso non sono d’accordo con chi dice che il tasso tecnico si è abbassato. Certo, ricordo la A2 del 1998/99 con piazze importanti come Livorno, Montecatini e Reggio Calabria che in campo avevano giocatori importanti come Scarone, Ginobili, Barlow e Blair. Se ripenso a quelle squadre non c’è però differenza tecnica con la Treviso che ho allenato di recente. Certamente, ed è un trend generale, il basket è più fisico rispetto al passato, ma c’è anche molta più tattica. Quindi a volte il tasso tecnico fatica ad emergere, ma ritengo che non sia basso».

Quali sono le squadre favorite?

«Intanto dobbiamo dire che il girone Ovest non è inferiore a quello Est, com’è accaduto negli anni scorsi. Secondo me le più attrezzate sono Tortona, Verona e Torino. Poi Udine e Forlì. Le outsider potrebbero essere Napoli e la stessa Ferrara che ha concluso in crescita lo scorso campionato ed ha confermato lo zoccolo duro della squadra. In più, per il Kleb, va considerato il grande entusiasmo che sta vivendo la piazza». —

Mauro Cavina

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