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Giampaolo si gioca il posto E punta ancora su Piatek

Tiziana Cairati
Giampaolo si gioca il posto E punta ancora su Piatek

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Marco Giampaolo, tecnico commissariato (dalla proprietà) del Milan, si gioca il futuro. Il destino vuole che stasera lo faccia contro il Genoa a Marassi, lo stadio amico ai tempi della Samp, dove si è guadagnato con i risultati l’arrivo a Milano. Questo è però il passato dell’allenatore rossonero, che nel presente - dopo sei giornate con quattro sconfitte - si ritrova a camminare su quella linea sottile che divide l’oggi, piuttosto nero, dal domani, che sarà determinato dal risultato del match contro i rossoblù, il cui tecnico, Aurelio Andreazzoli, non è certo messo meglio (Gattuso e Ranieri possibili sostituti del genoano).

Giampaolo, uomo tutto d’un pezzo sul quale aleggiano i fantasmi dello stesso Ranieri e di Garcia, ma che il club afferma non essere a rischio, ha intenzione di andare avanti con le sue idee. È convinto di questo, ma poi c’è la realtà, che con la sua filosofia fa a pugni. «Siamo secondi in campionato per possesso palla e primi per supremazia territoriale», sottolinea. Ma i numeri dicono anche altro: il Milan è ultimo per tiri nello specchio e dunque l’ampio possesso palla somiglia a un’aggravante.

L’allenatore è conscio della difficoltà della squadra: «Purtroppo mancano gli ultimi 20 metri, ma le caratteristiche per attuare un certo tipo di calcio ci sono tutte». Il riferimento è soprattutto a Piatek, la scorsa stagione in rete 11 volte in 21 presenze in rossonero. «Dobbiamo riempire di più l’area, Piatek è l’attaccante più prolifico e non lo scarico», il messaggio di Giampaolo al numero 9, che sarà ancora al centro dell’attacco con Suso e Leao ai lati.

Più che dai gol che mancano, il tecnico è preoccupato dall’aspetto mentale: «Le sconfitte minano il morale e ogni volta devi ricostruire daccapo. Questa è la vera battaglia da vincere». Per farlo serve alzare l’attenzione e «giocare ogni palla come se fosse l’ultima», nonché vincere perché solo un successo «può azzerare il peso delle sconfitte». —



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