Marquez il cannibale si prende tutto: conquista la gara e l’ottavo mondiale
Il fuoriclasse spagnolo della Honda a 26 anni è nella storia «La mia stagione migliore, non credo di poter fare di più»
Marquez, Rossi e Agostini, giovani e veloci, i motori che ruggiscono davanti al semaforo, un’unica gara per capire chi è il migliore. Il sogno è affascinante quanto impossibile e vale per tutti gli sport, basta cambiare nomi e volti dei protagonisti. In palio c’è la corona di più grande di tutti i tempi, un gioco che stuzzica mente e cuore, per quanto sia irrealizzabile. L’unica cosa certa è che Marc potrebbe candidarsi per la sfida, ancora di più dopo quello che ha fatto ieri in Thailandia. Su un biliardo a bordo della pista di Buriram ha messo in buca la palla 8, il numero dei suoi titoli. Sei dei quali in MotoGp, lo ha fatto a 26 anni, quando il mitico Ago e il Dottore avevano dovuto aspettare i 29 per la stessa cifra nella classe regina. I nomi non sono fatti a caso, perché i due italiani sono gli unici ad avere vinto più campionati di lui nella massima cilindrata. Giacomo è in vantaggio di 2 sul totale, Valentino solo di uno e vede il pareggio fin troppo vicino.
L’amore per il rischio
Ogni epoca ha il suo cannibale e la fame di Marquez sembra superare quella di chi lo ha preceduto. Ieri, con il titolo già in tasca, ha rischiato fino all’ultima curva per non concedere a Quartararo la gioia di batterlo e non sporcare il ruolino di marcia. «Questa è stata la mia migliore stagione e non so se potrò migliorarla ulteriormente, forse mi sarà possibile solo ripeterla» l’ammissione dello spagnolo delle meraviglie. Un solo errore (ad Austin) e il primo e il secondo posto come unici risultati utili, nel 2014 fece meglio con il filotto reale di 10 vittorie consecutive. «Ma ora il livello è molto più alto» ha osservato.
super solo con Honda
I numeri dello spagnolo sono imbarazzanti per gli altri e i suoi rivali più credibili si trovano solo nei libri delle statistiche. «Non sono mai stato ossessionato dai numeri e non intendo iniziare ora, è controproducente – la filosofia del Marcziano -. La gente non ricorda un pilota perché ha vinto tanto, ma perché ha dato spettacolo». In pista è un istrione, un rivoluzionario della fisica a due ruote, gioia per gli occhi e il cronometro. Fuori non può vantare lo stesso carisma aristocratico di Agostini, che fu perfino attore, e neanche quello guascone di Rossi, capace di mettere d’accordo nonne e nipoti. Una macchia semmai, se proprio la si vuole scovare, è quella di aver vinto sempre con la stessa moto. Giacomo e Valentino ci riuscirono con la Yamaha, dopo avere lasciato rispettivamente MV Agusta e Honda. Non sono in molti i piloti che vantano abilità di camaleonte nella classe regina e questa manca ancora al curriculum di Marquez, che nella Honda ha trovato il microcosmo perfetto. Dalla sua parte ha però l’età e la possibilità di decidere le sfide. Il prossimo anno potrà eguagliare i numeri di Rossi e poi, magari, tentare l’ignoto. Per Marc l’impossibile è una parola priva di significato. —
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