La Feli Pharma studia per diventare orchestra Ma già ora è necessario un Campbell diverso
Basket serie A2. Le prime due giornate di campionato hanno mostrato subito pregi e difetti della formazione biancazzurra
l’analisi
Marco Nagliati
Non stanno piovendo gocce inattese nella casa Feli Pharma: una sofferta vittoria casalinga all’esordio, contro un Orzinuovi onesto combattente, ed una sconfitta a Ravenna maturata nel finale. Contro un avversario tosto e competitivo rimane l’amarezza per un colpaccio sfuggito per particolari che, ad ogni modo, insignificanti non sono. Un paio di fischiate storte, un paio di tiri “puliti” sbagliati e che avrebbero spaccato la partita, un paio di canestri di talento altrui che - invece - hanno steso il Kleb. L’inizio di stagione biancazzurro non poteva essere diverso.
fantasia
Perché ad inizio stagione il talento e la fantasia contano molto più dell’organizzazione e della fisicità, armi che invece diventeranno preponderanti mano mano che il campionato entrerà nel vivo. La Feli Pharma è nuova ed ha necessariamente bisogno di tempo per trovare l’alchimia perfetta. Sopratutto se il campo evidenzia quanto già si scriveva in estate: non è team da perimetro. E non è pensabile poter vincere - soprattutto in trasferta - se segni quasi solo dall’area. Ad un certo punto le difese si chiudono, gli spazi vengono meno, e gli arbitri certi contatti non li sanzionano più. Ravenna s’è imposta per il talento di Marino e una tripla di Potts.
meglio di così
Pur avendo davanti un lungo percorso di costruzione, la Feli Pharma può però essere meglio di così. Folarin Campbell stenta a recitare da leader perché sente il peso della responsabilità. L’anno scorso arrivò in un contesto in cui non doveva per forza essere la prima punta. Ora è diverso: è lui un riferimento assoluto. Ma non avendo un talento offensivo cristallino, Folarin fatica. Vuole aggredire la partita invece di aspettare che il gioco arrivi da lui. Sbaglia e si innervosisce, perde fiducia e non incide. Questione di trovare il timing giusto. L’anno scorso anche da fuori aveva percentuali accettabili. Poi, dice coach Leka: «Wiggs e Panni devono tirare di più». Ma attraverso una manovra di squadra, in quanto Wiggs costruisce attacco dal palleggio ed in penetrazione. Non con arresto e tiro. Essendo giovane se poi spara alla luna si smarrisce emotivamente. Al momento va sulle sicurezze personali. E Panni, se si mette in proprio, poi va sopra le righe. Insomma, in palestra deve nascere un Kleb che sia orchestra. Schematico, quando vuole essere perimetrale. Con i lunghi Baldassarre ed Ebeling pure loro obbligatoriamente incisivi fronte a canestro. È solo questione di tempo. E di pazienza.
La stoffa non manca. Anche se le sfide incombono, dure: domenica Mantova, poi Milano. Quindi Udine e Forlì. —
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