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Il calcio ferrarese piange Franco Vanzini Talentuoso in campo poi grande insegnante

Paolo Negri
Il calcio ferrarese piange Franco Vanzini Talentuoso in campo poi grande insegnante

È morto il 78enne ex giocatore e allenatore. Da Francolino alla serie A Con il Bari fece gol alla Juventus e sfidò anche la “sua” Spal 

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il ricordo

Se n’è andato con discrezione, la stessa con cui, da anni, era uscito dalla scena del calcio. Un mondo al quale aveva dato molto, prima da giocatore e poi come allenatore. Anzi, da insegnante.

le radici

Franco Vanzini è morto l’altro giorno, a 78 anni compiuti da poco più di un mese. Lo piange tutto il mondo del calcio ferrarese: ne era stato figura emblematica. Motivo d’orgoglio per Francolino, il suo paese, che poteva vantarsi di aver dato al calcio professionistico gente come Gigi Pasetti, Piacentini, i fratelli Asnicar e lo stesso Vanzini. Una sorta di record, per una realtà così minuscola.

Cresciuto alla dura scuola della vita e del calcio in epoca post-bellica, Franco amava ricordare che da bambino e ragazzino giocava soprattutto al lunedì: «A Francolino era così, perché per i calzolai era giornata di chiusura». Per come era “venuto su”, non apprezzava i mammoni e chi non fosse predisposto a fare sacrifici. La sua ricetta per riuscire? «Bravura e caparbietà». Minuto, tecnico, guizzante, prima ala sinistra e poi - negli anni - trequartista. Nutriva il rammarico di non essere stato ingaggiato dalla Spal, ma si rifece abbondantemente con una lunga e bella carriera, con tanta serie B ed anche un po’ di A, sfidando da avversario i biancazzurri. Nella massima categoria, con il Bari, segnò contro la Juventus pareggiando il gol di Omar Sivori ed imponendo l’1-1 ai bianconeri. Era un pupillo di Tommaso Maestrelli, l’allenatore del primo scudetto laziale, che lo volle con sé - dopo la De Martino del Bari - sia alla Reggina che al Foggia. Un rapporto forte e duraturo, il loro, tanto che Vanzini rimase particolarmente colpito dalla prematura scomparsa del suo amato ex tecnico: «Una perdita che mi ferì parecchio», ci disse.

il suo football

Amante del calcio e di un certo modo di intenderlo e di interpretarlo e di insegnarlo, nel corso di una lunga chiacchierata nella primavera del 2002 spiegò il suo credo: «Il primo insegnamento è questo: tecnica, tecnica, tecnica. Il lavoro deve essere fatto sempre con il pallone. Il dribbling, l’uno contro uno, le finte, il saper saltare l’uomo, il possesso palla: sono cose fondamentali. Non bisogna aver timore di tenere il pallone. Incito al dribbling che, credetemi, è il sale del calcio».

Vanzini approdò alla Spal solo come tecnico. Anzi, prima come osservatore, andava a seguire le squadre avversarie per poi relazionare a Mario Caciagli. Proprio il “sor Mario” e Giovanni Galeone furono gli allenatori della prima squadra biancazzurra che apprezzò maggiormente, e con i quali ebbe un rapporto importante. Ma il sodalizio più forte in assoluto fu con Gigi Pasetti e Gianfranco Bozzao, con i quali compose un terzetto di eterno riferimento per il settore giovanile della Spal: tutti professori di calcio, dal carattere forte ma capaci anche di creare un solido legame umano con i loro ragazzi.

Vanzini, per oltre sedici anni nel vivaio spallino, plasmò i vari Albieri, Tresoldi, Servidei, Manfredini ed aveva sempre belle parole per Andrea Ghetti, Marchini, Macchia. Non si arrogava meriti non suoi («Matteo Ferrari? No, lui lo hanno allenato Pasetti e Angelo Benini»), possedeva l’umiltà dei migliori.

ultimo saluto

Proprio Gigi Pasetti, ieri, ha ricordato Vanzini con commozione: «Franco era un grande amico. Eravamo legatissimi, si lavorava e ci si divertiva. Piango la sua scomparsa». Anche Gianni Barotti, storico dirigente accompagnatore delle giovanili spalline, ha lasciato la sua testimonianza: «Vanzini? Una delle persone più care che ho conosciuto. Onesto, integerrimo, senza peli sulla lingua. E grande maestro di calcio».

L’ultimo saluto a Franco Vanzini verrà dato sabato. Il corteo funebre partirà alle 9.15 da Fossato di Mortara, mentre il rito sarà celebrato alle 9.30 a Francolino, nella tensostruttura che ormai da anni sostituisce la chiesa danneggiata dal terremoto.

Con Vanzini se n’è andato un pezzo significativo del bel calcio che fu, ed anche di oltre un decennio di storia spallina. Gli sia lieve la terra. —

Paolo Negri

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