Sudafrica, triplete Mondiale «Dedicata al nostro paese»
I mondiali di rugby sono per la terza volta del Sudafrica, e stavolta la Coppa è davvero d’arcobaleno. La partita perfetta con cui gli Springboks hanno frantumato l’Inghilterra 32-12 la costruiscono il piede bianco di Handre Pollard, 8 punizioni su 10 fra i palli, gli avanti bicolori (11 mischie a 3) guidati dalla zazzera gialla di De Klerk, e le frecce nere Mapimpi e Kolbe, che firmano le prime due mete segnate dai «Bokke» in una finale Mondiale. Nel 1995 a Johannesburg, quando a premiare il biondissimo capitano Pienaar fu Nelson Mandela, e nel 2007 a Parigi, sempre contro i Bianchi, i sudafricani non avevano subito né segnato mete.
L’Inghilterra, che pure una settimana fa aveva schiantato gli All Blacks, è andata di nuovo in bianco, le ali Mapimpi e Kolbe invece da ieri camminano nella storia - non solo sportiva - insieme con Siya Kolisi, il primo capitano nero degli Springboks, nato e cresciuto nella township di Port Elizabeth. È il sogno di Madiba che si avvera.
Il tributo a Mandela
«Abbiamo vinto questa coppa per il nostro paese, spero che possa renderlo migliore - dice il capitano -. Non puoi mai dimenticarti da dove vieni, spero che la nostra vittoria possa dare un po’ di speranza a tante persone. Il Sudafrica ha tanti problemi, e nel nostro team ci sono etnie e storie diverse, ma avevamo tutti un solo obiettivo». A premiarlo è stato un altro presidente nero, Cyril Ramaphosa, che ha voluto indossare la maglia numero 6, la stessa di Kolisi (e di Pienaar, scatenato in tribuna) come tributo al gesto con cui Mandela 25 anni fa sdoganò il rugby, sport «bianco» per eccellenza. Kolisi, che vive a Città del Capo con la biondissima moglie Rachel, due figli suoi e due fratellastri adottati, è la cartolina di un paese che ancora fatica a mettersi alle spalle il ricordo buio dell’apartheid, tutto il Sudafrica è sceso in piazza per celebrarlo e godersi la terza coppa che, con due edizioni giocate in meno, pareggia il record della Nuova Zelanda. —
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