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In missione per il 2020 Biancazzurri tra mercato e un presente da gestire con tre scontri diretti

M.Na. e A.T.
In missione per il 2020 Biancazzurri tra mercato e un presente da gestire con tre scontri diretti

Le frasi della proprietà («non è un obbligo restare in A») hanno acceso il dibattito ma il presidente Mattioli è perentorio: salvezza ad ogni costo 

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il futuro

Nasce in mixed zone, a delusione spallina ancora calda, la frase che poi nel corso delle ore ha scatenato le inevitabili reazioni del web. Francesco Colombarini voleva probabilmente stemperare i toni, alleggerire con ironia. Limare lo spigolo di un ko che fa sprofondare la Spal all’ultimo posto. «Siamo stati una vita in B o in C, rimanere in A non è un obbligo anche se proveremo fino alla fine a restarci». Poi passa patron Simone e un po’ aggiusta e un po’ lascia nell’incertezza: «Penso che la rosa attuale abbia tutti i mezzi per centrare l’obiettivo. Poi, al mercato, mancano due mesi». Ecco, forse non proprio la veemente reazione ad un fato avverso che il popolo scorato avrebbe voluto sentirsi dire. E così la città si divide: chi prende atto e sta con i proprietari, chi vuole invece una reazione.

Walter Mattioli, che coglie al volo gli umori di piazza, si affretta a mandare un messaggio tonico. Inequivocabile: «Nessuno di noi vuole retrocedere. L’obiettivo per il prossimo anno è di essere ancora in serie A. Ci inventeremo qualcosa. In passato siamo stati bravi a farlo, lo faremo ancora. Anche a costo di chiudere tutti i giocatori in una stanza e tenerli lì dentro quaranta giorni. Chiedo ai miei giocatori maggiore concentrazione: incredibile avere ottenuto otto sconfitte in undici partite».

Strategie

C’è un 2020 da costruire tra mercato e realtà. Ricorrere alla “finestra” di gennaio è inevitabile, perché questo gruppo di calciatori ha bisogno di un sostegno. Ed è pur vero che non si può pretendere “obblighi” di risultati, epperò quando sei al tavolo dei grandi non puoi che cercare puntelli in ogni angolo pur di mantenere una sedia nell’Olimpo. Proprio perché Ferrara ha masticato tanta C, sa che risalire è durissima e che - probabilmente - è meno arduo salvarsi che vincere un campionato.

Però si fa presto a dire mercato... Intanto è sacrosanto che i Colombarini facciano due conti e deve essere evidente che Vagnati non può diventare un mago. A gennaio i giocatori in grado di cambiare volto ad un club sono pochi e i team che faranno concorrenza spietata tanti. Non si pensi che Brescia, Genoa o Sampdoria se ne stiano buone.

interventi

Necessarie due missioni, al momento. Resistere e non farsi staccare troppo dal gruppone e migliorare in combattività. Che alla Spal va ad intermittenza. Fiammate di grinta alternate a pause. Due mesi al mercato, dunque. Domenica tappa a Udine e non si può cadere ancora. Perché sì che il club blinda Semplici, ma se la Spal dovesse perdere male poi c’è la sosta e tanti allenatori stanno iniziando a frequentare il Mazza: Novellino, Ballardini, Mandorlini...

La Spal deve raggranellare pepite, s’è detto. Lunedì 25 arriva il Genoa, altro scontro diretto. Poi dopo l’Inter arriva il Brescia: Udine, Genoa e rondinelle, tre match per restare a galla. Inter, Roma e Torino per inseguire almeno un’impresa. Dopodiché palla a Vagnati. In un mondo ideale andrebbe ingaggiato un leader centrale in difesa, due centrocampisti di grinta e in grado di accompagnare l’azione ed una punta da affiancare Petagna. Ma andranno ceduti i vari Salamon, Paloschi, Jankovic forse Valoti e Cionek. Sembra tanta roba. «Lo ribadisco - afferma Mattioli - non vogliamo tornare indietro. Passerà anche questa». —

M.Na. e A.T.

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