L’Inter soffre ma torna in vetta Conte così riscatta Dortmund
Verona in vantaggio su rigore. Vecino trova il pari, decide Barella con un eurogol Nerazzurri per ora di nuovo in cima alla classifica in attesa di Juventus-Milan
Era il giorno giusto per far cadere un altro muro. Poca roba, certamente, in confronto a quello con la maiuscola che a Berlino segnò la Storia. Ma nel suo piccolo, la barriera che il tenace Verona ha eretto davanti all’Inter dopo essere andato in vantaggio su rigore al 19’, ad Antonio Conte dev’essere sembrata un incubo come quella abbattuta 30 anni fa. «Loro difendevano con un 7-3-0, non è stato facile mantenere la pazienza», ha detto il tecnico nerazzurro. Che, dopo aver trovato i varchi giusti con Vecino (incornata al 65’) e Barella (splendido destro a giro all’83’) , ha festeggiato come mai si era visto quest’anno.
Sono tre punti ancora sofferti ma pure pesantissimi, quelli che lo riportano almeno per una notte davanti alla Juve in testa al campionato. Il balzo fallito due sabati prima, è riuscito ieri e si è portato dietro due primati: solo con Simoni, nel 1997, l’Inter aveva sempre segnato nelle prime 12 giornate e, soprattutto, con 31 punti Conte ha fissato il nuovo record societario di punti iniziali nell’era della vittoria da tre.
«Siamo felici – dice l’ex ct -. È un bottino che non stava nemmeno nelle più rosee aspettative. È una risposta importante, dopo la delusione di Dortmund e questa partita subito in salita. L’abbiamo giocata alla grande, mettendo il Verona alle corde. La dedico a mia figlia Vittoria, per il suo 12º compleanno: ora posso festeggiarla in maniera più rilassata». La sfuriata del dopo-Champions è in archivio. Messaggio ricevuto, ancora una volta, dall’ad Marotta che ha ripetuto: «Siamo allineati con quel che ha detto Antonio. Tutto è perfezionabile, ma ci vuole un attimo di tempo. Gennaio è un mercato povero e valuteremo ogni opportunità. Cerchiamo un profilo che sia un mix di gioventù ed esperienza». Intanto, il mini-ciclo costellato da infortuni è finito con uno spavento a lieto fine.
Anche ieri l’Inter ha difettato in continuità, procedendo a strattoni. È cresciuta col tempo, ha ritrovato i gol dei centrocampisti nel giorno in cui le sue due punte l’hanno tradita, ha concretizzato ancora poco per quel che ha creato (13-2 i tiri nello specchio). Ma è riuscita a buttar giù il muro costruito da un Verona che non ha mai rinunciato a ripartire. Una traversa, un salvataggio sulla linea, una raffica di tiri ribattuti: sembrava stregata. Poi, l’1-1 costruito da Bastoni-Lazaro-Vecino, gente decisa a far capire a Conte che le riserve non sono poi così scarse. Infine, il 2-1 da inquadrare di Barella, «il gol più bello della mia carriera». Ha solo 22 anni e, azzurro compreso, ne ha già fatti 12. Ora va in Nazionale e con lui tanti altri interisti. Conte torna a incrociare le dita. L’ultima sosta gli portò via D’Ambrosio e Sanchez. Sabato 23 ripartirà in casa del Toro. Da leader, se la Juve non dovesse vincere. Una volta tanto, urlare «Forza Milan» ci sta. —
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