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Berrettini deve arrendersi allo strapotere di Federer Poi lo svizzero lo applaude

Stefano Semeraro
Berrettini deve arrendersi allo strapotere di Federer Poi lo svizzero lo applaude

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«Se mi rivedo in qualcuno dei giovani? Direi di no». Ivan Lendl, cinque volte Maestro negli anni ’80, non è a Londra, ma i match della O2 Arena li guarda dagli States. Fra un meeting e l’altro risponde volentieri al telefono. «Medvedev? No, non mi assomiglia, poi è difficile dire chi sarà il nuovo idolo dopo Federer, Nadal e Djokovic, anche se Daniil al momento è quello che ha ottenuto i risultati migliori. Alla gente piace Tsitsipas? Se vuole il mio parere, alla fine il più amato, il nuovo idolo, sarà quello che vincerà di più...».

La Next Gen italiana che va per la maggiore Ivan il Terribile la tiene sott’occhio: «Ho visto giocare sia Sinner sia Berettini: sono buoni tutti e due, ma Sinner ha il vantaggio dell’età». A Londra in gara ci sono quattro under 24: oltre a Berrettini, Medvedev, Tsitsipas e il suo ex protetto Zverev. Ma i giovani sono davvero pronti? «Non lo so. Non ne sono convinto. Aspettiamo ancora per dare per finiti i vecchi». Next Gen promossa con riserva, insomma, oppure rimandata a gennaio, in attesa del verdetto di Londra.

A ripetizione dall’unico Maestro con più titoli di Lendl - Herr Federer - intanto ieri c’è tornato Matteo Berrettini. Non gli ha chiesto il costo della lezione, come a Wimbledon, ma ha perso comunque in due set, 7-6 6-3, con qualche rimpianto nel tie-break e nel finale del secondo set. «A Wimbledon non mi sembrava neppure di essere io sul campo, ero travolto da quello che stava accadendo», dice Matteo. «Stavolta ero più pronto. Sto giocando con i più forti del pianeta, forse della storia, quindi sono orgoglioso di essere qui. Sto imparando tante cose che mi serviranno. Appena tornato negli spogliatoi ho detto al mio coach che non vedevo l’ora di cominciare la preparazione per il 2020».

Anche dal professor Roger arrivano consigli utili: «Il rovescio di Matteo è debole? Be’, lo chiedete uno che a due mani non sa neppure tirarlo, ma sono sicuro che migliorerà. Ha un gioco versatile, un gran servizio e un diritto frustato che va benissimo sulla terra. Deve rendersi conto che tutti i miglioramenti dipendono da come si muove sul campo e diventare più veloce e forte. Presto capirà meglio il gioco e conoscerà meglio gli avversari. Il 2020 sarà molto interessante per tutti i giovani come lui che si sono fatti notare quest’anno. Matteo, ne sono certo, lo incontrerò ancora. E so già che ogni volta sarà più difficile». —



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