Leka pretende più cinismo «Nelle partite fuori casa serve maggior personalità»
Il coach commenta la sconfitta e aspetta il ritorno in campo di Folarin «Dovrebbe stare fuori dieci giorni, regalare uno come lui non è facile»
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Niente da fare per la Feli Pharma, battuta dall’Andrea Costa Imola al Pala Ruggi. Coach Spiro Leka indugia un po’ ad arrivare in sala stampa.
«Il commento è semplice – ha detto il tecnico biancazzurro –, a noi nelle gare fuori casa manca la personalità per essere più incisivi e portare a casa il successo, questa è una delle cause. Quando riusciamo a fare un recupero, in contropiede andiamo e spingiamo e va bene; invece quando c’è da giocare a metà campo dobbiamo essere maggiormente cinici, avere più pazienza. Da questo punto di vista pecchiamo fuori casa, questo è un segno di maturità che ci serve se vogliamo fare un salto di qualità. Ai ragazzi ho detto che dobbiamo essere più cinici».
«Imola è stata brava e fredda sul +4 – ha proseguito Leka –, abbiamo fatto 23” di difesa della vita, dopodiché qualcuno si è staccato troppo da Baldasso, tiratore che ha deciso il match con quella tripla. Lì avremmo potuto agganciarli, dopo averli messi in difficoltà. In certi tratti della gara potevamo avere qualche fischio in più, ho in mente alcune penetrazioni di Wiggs senza fischio, come del resto una schiacciata di Baldassarre su cui c’era fallo nettissimo non fischiato. Imola è un campo difficile, con il pubblico sempre vicino al campo, così non è facile per gli arbitri che possono essere condizionati anche senza volerlo. Pensiamo ai nostri errori – ha continuato Leka –, ci serve qualcosa di più fuori casa per fare il salto per maturare».
Anche ieri sera la reazione non è mancata. «Tutto vero, a fine gara i miei giocatori erano tutti dispiaciuti, è inutile che ci piangiamo sopra. Dobbiamo capire che certi errori non vanno fatti, cerchiamo di essere più cinici e più svegli nei momenti dove bisogna trovare una soluzione migliore per l’attacco, creando un buon tiro. Dico che siamo andati un po’ in frenesia, fuori ritmo, avevamo troppa voglia di recuperare, ma non abbiamo usato la testa».
Campbell come stava? «Dovrebbe restare fuori dieci giorni, bisogna che valutiamo giorno dopo giorno. Gli si è aperta una cicatrice vecchia di quattro centimetri, adesso lo staff medico sta lavorando, regalare un americano non è facile. Gli altri hanno fatto di tutto, pur con degli errori, regalare sette liberi è molta roba, ma non facendo una gara brillante eravamo sempre attaccati. Speriamo di avere Campbell presto, anche perché ci serve per l’attacco e non solo».
IL GIOVANE PIVOT
«Ci siamo disuniti nel secondo tempo – commenta Eugenio Beretta –, così non abbiamo più rispettato il piano gara, abbiamo cercato più le individualità che il gioco di squadra, ciò alla fine si è visto». —
Lorenzo Montanari
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