Martinez e Dybala La sfida argentina tra gli amici-rivali
La lotta scudetto divide la coppia del futuro per il ct Scaloni La mano dei nuovi allenatori dietro la crescita dei due
La consacrazione di Lautaro Martinez, la rinascita di Paulo Dybala: impronte argentine sulla volata scudetto, rivalità tra Inter e Juventus che diventa alleanza in Nazionale. «Nella ristrutturazione che abbiamo fatto – spiega il Ct Lionel Scaloni – devono portare la bandiera: sono grandi amici e questo è importante, rappresentano il futuro di questa maglia». Con Mauro Icardi ignorato e Gonzalo Huiguain pensionato, con Leo Messi, che pure sembra eterno, e Sergio Aguero oltre i trent’anni, è normale indicarli come gemelli della Selección che verrà: scolora perfino differenza d’età e score, entrambi favorevoli al Toro nerazzurro: è il vero golden boy – classe ’97, mentre la Joya ha appena spento 26 candeline – ed è l’Implacabile con 17 presenze e 9 gol mentre il bianconero fatica a lasciare il segno, 2 sole reti in 29 partite, molte ridotte a spezzoni. «Paulo è da applausi, ma deve trovare continuità. Lautaro è già un campione» dice Gabriel Batistuta.
Ruolino straordinario
In realtà, quest’anno, dopo essere finito sull’orlo della cessione ed essersi impuntato, per fortuna bianconera, a rimanere, Dybala ha trovato una sua continuità di rendimento, perdendo quella d’impiego: segue, per minutaggio, Ronaldo e Higuain, ben 9 volte è partito dalla panchina, però è lo stesso bomber bianconero, 7 gol (4 in campionato, 3 in Champions) come CR7 che però ha giocato 476’ in più. Straordinario, addirittura, il ruolino di Martinez, inamovibile e non certo per l’infortunio di Sanchez: 19 presenze e 13 reti, 8 su 14 in Serie A e 5 su 5 in Champions. Se i nerazzurri possono sognare gli ottavi, a patto di battere il Barcellona di Messi (che ne sponsorizza l’acquisto), buona parte di merito è sua, così come sul primo posto della Juve nel girone incidono la doppietta che ha permesso di rimontare la Lokomotiv e la parabola su punizione che ha incenerito l’Atletico.
Intensità alta
In Serie A, lotteranno fino all’ultimo. Al momento è davanti Martinez, ma un punticino, in questa fase, conta nulla: magari l’Inter proverà ad allungare approfittando del match casalingo con la Roma, mentre la Juve dovrà affrontare la trasferta delicata dell’Olimpico con la Lazio. «Ci impegniamo per dimostrare che siamo l’Inter e vogliamo i tre punti sempre – dice Martinez a Sky –. L’anno scorso ho avuto poco spazio, poi, dopo una grande Coppa America, ho incontrato Conte, che lavora a un’intensità alta e tratta tutti i giocatori allo stesso modo, facendo sì che si allenino tutti al massimo. Mi dà la fiducia di cui un giocatore ha bisogno, dice le cose in maniera diretta, come il ct dell’Argentina. Quest’anno mi ha aiutato a fare un percorso fisico e nutrizionale particolare e questo si riflette in campo». Anche Dybala ha cambiato tecnico, da Allegri a Sarri, viene spesso sacrificato ma si trova benissimo: «Ha un modo completamente diverso di comprendere il gioco – ha spiegato –: per me e, forse anche per gli altri attaccanti, è più divertente. Abbiamo più palla e creiamo più occasioni». Più divertente, di sicuro, è il campionato: il duello si trascinerà a lungo, coinvolgendo i gemelli della Selección del futuro. —
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