Le spine biancazzurre: i dirigenti vogliono furore e meno prevedibilità Leo conta assenti e rigori
Sin dall’estate le vedute fra la proprietà ed il tecnico non sono mai state perfettamente allineate: tra la duttilità tattica e le rivali rafforzate
l’analisi
Marco Nagliati
Sull’orizzonte della Spal, la nottata sta trasformandosi in alba. Nebbiosa però, perché mica si sono sciolti i nodi al pettine. I problemi restano, alcune divergenze di vedute pure. Le ragioni di mister Semplici che - per ora - rimane in sella, le riflessioni non del tutto sbagliate della dirigenza. Il ko col Brescia ha messo a fuoco uno stato d’animo contrastante: l’affetto e la riconoscenza verso mister Leo per cinque anni scintillanti, le preoccupazioni per il futuro. In fondo è dall’estate che queste contraddizioni si rimpallano. Il club sostiene ad ogni piè sospinto che questa Spal è più forte dell’anno scorso.
gli sforzi
Colombarini aggiunge: «Abbiamo compiuto sforzi importanti per arrivare ad allestire questa rosa, che ha delle qualità». Posto che nello sport non esiste l’automatismo “tanta spesa, tanta resa”, nel mondo esterno alla realtà biancazzurra in pochi ritengono che questa rosa sia più competitiva della scorsa. Inoltre si tralascia un non trascurabile dettaglio: le competitor sono più attrezzate rispetto allo scorso torneo. Ma se il club ritiene che Semplici non sappia valorizzare al meglio il materiale di cui dispone, l’esonero sarebbe stato l’ovvia conseguenza.
Le ragioni dirigenziali, al netto delle valutazioni sull’organico, però non mancano. Se si portano in biancazzurro anche giocatori dotati di duttilità tattica («tutte le scelte sono state condivise» ha ammesso Semplici), diventa complicato digerire sempre il solito schieramento a 3-5-2 indipendentemente dal momento e dagli avversari. Avere un’identità è un conto, rimanere ancorati ad un modulo fino all’impossibile è un altro. E il mutamento di pelle c’è stato solo quando tutti i laterali sono stati indisponibili. Altrimenti dritti sulla stessa strada, magari mettendo fuori posizione alcuni calciatori. Il Cionek laterale delle ultime gare, il Valoti in fascia. O lo stesso Jankovic che nasce e resta trequartista: non potrà mai fare lo Strefezza.
A luglio la società aveva chiesto duttilità tattica, capacità di essere meno prevedibile. È accaduto raramente. Poi c’è l’aspetto caratteriale. La squadra ha il furore alterno. Non schiuma rabbia. È timida ed impaurita quando la partita conta e scotta. Il management vuole che lo staff tecnico estragga maggiori qualità emotive.
Anche qui però restano, si intuisce, vedute divergenti. Domenica, Leonardo Semplici: «Alla squadra non ho nulla da rimproverare. Chi ha giocato ha dato tutto senza tirarsi indietro».
Davide Vagnati, ds spallino, ieri: «Ci aspettiamo un’assunzione di responsabilità maggiore da parte dei giocatori». Non esattamente la medesima valutazione. Il timore che può campeggiare, va detto, è che dopo cinque anni Semplici abbia esaurito le risorse da “valore aggiunto”. Persuasive e motivazionali nei confronti del nucleo più rodato dei calciatori.
attenuanti
Anche Mister Easy, però, ha ragioni da argomentare al tavolo della discussione. Gli infortuni in serie non solo alibi, bensì un dato di fatto che si fa macigno. Se l’interista Conte perde due elementi chiave come Barella e Sensi abbaia alla luna: chiede rinforzi e fa presente che, così, centrare gli obiettivi sarà dura. Beh, la Spal di uomini importanti ne ha persi almeno sei. Col Brescia era fuori anche il settimo: Felipe. Ceduto Lazzari è scattata la “maledizione” delle corsie: out in sequenza Fares, D’Alessandro, Sala, Reca, Di Francesco e Strefezza. Almeno tre (Fares, D’Alessandro e Di Francesco) sarebbero stati titolarissimi. Nessuna squadra può colmare a lungo lacune così impattanti. Reca e Strefezza sarebbero dovuti crescere con calma, dare respiro ai senior. Si sono ritrovati gettati di botto nella mischia dovendo imparare a nuotare in fretta tra gli squali. Ora, si sono pure fatti male.
Poi: se Petagna avesse segnato il rigore con l’Udinese sarebbero giunti due punti in più. Se lo stesso Petagna avesse realizzato dal dischetto col Brescia probabilmente sarebbe arrivato un altro punto. E se al 94’ Igor non avesse sonnecchiato sulla corsia di fondo, con la Sampdoria sarebbe terminata 0-0. Fanno quattro punti che mancano, se aggiunti ai nove effettivamente messi in classifica si arriva a tredici: ovvero quartultimi. Cioè salvi. Si dice: se piove poi diluvia, la Spal prova a rammendare l’ombrello. Ognuno dovrà metterci qualcosa. Anche sul mercato. —
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