La Feli Pharma adesso riflette su Campbell Le origini del calo: area affollata e minor fuoco
Basket serie A2. Le prestazioni non all’altezza dell’ala statunitense stanno portando la società a compiere serie valutazioni
l’analisi
Marco Nagliati
Sostenere che Folarin Campbell è un grosso problema, significa scegliere il sentiero dell’esagerazione perdendo di vista il quadro generale in casa Feli Pharma. Ma è onesto riflettere sulle prestazioni non all’altezza dello statunitense. Forse Ravenna non è il metro di paragone corretto per valutare l’impatto globale dell’ala, perché i romagnoli sanno smorzare alla fonte le altrui velleità, di certo è lecito soffermarsi sul rendimento globale di Folarin. Non è la stecca di domenica a porsi in evidenza: in realtà quest’anno non ha mai del tutto convinto. Diciamo che il giocatore è rimasto a metà del guado: partite infarcite di up & down. Alcune giocate interessanti, momenti di forzature enormi, balbettii. Leggerezze. Di solito primi quarti lievi, poi alcuni acuti dopo l’intervallo. Mai davvero dominante o trascinante. Con l’attenuante di un infortunio che un filo ha inciso.
ambizione
Se la Feli Pharma punta ad un campionato “onesto”, lontano dalla zona rossa della retrocessione e sperando di salire magari all’ultimo sul carro playoff va da sé che l’attuale assetto è funzionale. Wiggs un talento che cresce e a volte, fisiologicamente, paga dazio all’inesperienza, e Campbell un veterano che svolge il compitino. A quel punto è l’anima italiana che incide nella carne di un campionato equilibrato e mai banale. Finora, il Kleb è in linea con tutto questo. Ma la società è ambiziosa. Come a lato dice vibrante il presidente D’Auria. E allora il mercato deve diventare protagonista. Già tre settimane fa il management ragionava sull’arrivo di un altro statunitense (Darryl Jackson) da aggiungere ai due in roster. Una rotazione importante per attutire cali di forma o infortuni. L’idea c’è ancora.
cause
Perché Campbell soffre? Non è una “prima punta” e non gli viene agevole recitare da protagonista. L’anno scorso, col tiratore puro Swann ed una squadra che intasava meno l’area, per Folarin era più facile. Non era chiamato alla fiondata da fuori, che rappresentava un’opzione. Giocava profondo, “uno contro uno”. Aveva energia. Ora, con Wiggs che va dritto per dritto e Baldassarre che ama il post basso, per Campbell è tutto meno automatico. Manca una porzione di campo. Ma Folarin s’è un po’ seduto. Ha perso lucidità. Se va dentro lo fa a testa bassa senza leggere le situazioni e, soprattutto, non “assorbe” più i contatti. Oppure rimane ai margini, senza entrare nel “fuoco” delle partite. Lo si intuisce dalla difesa, il vero misuratore: Campbell è meno fisico e tosto. Se la riscossa non parte da lì (defense and rebounds) poi in attacco non avrà il ritmo giusto. —
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