Infarto fatale: è morto Marco Cocchi Il malore durante la partita del Kleb
Il vicepresidente, subito soccorso, è cosciente mentre esce in barella dal palasport. In ospedale è letale una seconda crisi
MANTOVA. Una maledetta domenica. Passata come molte altre a bordo campo, a vedere giocare la squadra della quale era vice presidente, è finita drammaticamente in un letto dell’ospedale di Mantova. Marco Cocchi non ce l’ha fatta a superare la crisi cardiaca che l’ha colpito mentre stava assistendo alla partita del campionato di basket di A2 tra la Pompea Mantova e la Feli Pharma Ferrara.
Il decesso è avvenuto verso metà pomeriggio di ieri, dopo che Cocchi era stato soccorso e trasportato all’ospedale di Mantova. Le condizioni erano parse subito gravi, anche se lasciando il palasport il vice presidente del Kleb era cosciente. La situazione è precipitata dopo il ricovero in ospedale, fino alla drammatica notizia del prematuro decesso.
l’allarme
Era da poco scoccato il ventottesimo minuto di gioco quando dal parterre, a pochi passi dalla panchina della Feli Pharma, è stato lanciato l’allarme. Cocchi era seduto, come sempre, al fianco del presidente Francesco D’Auria, a pochi passi dal campo di gioco, quando ha perso conoscenza. Vedendo la gravità della situazione è stato chiamato immediatamente il personale del 118 presente al palasport che è intervenuto prontamente ed ha iniziato il protocollo di rianimazione.
La partita è stata ovviamente sospesa e all’interno del palasport di Mantova è sceso di colpo un silenzio irreale. Anche i giocatori in campo si sono resi conto subito di quanto stava accadendo. Sui loro volti si leggeva preoccupazione mista a incredulità. La partita è stata interrotta per oltre venti minuti e si è ripreso a giocare solo una volta che Cocchi ha ripreso conoscenza, quando i sanitari l’hanno trasportato fuori del campo di gioco e poi in ospedale. Il presidente Francesco D’Auria, il dirigente Marco Miozzi e il team manager Ciro Colimodio si sono immediatamente recati all’ospedale per seguire da vicino l’evolversi della situazione.
l’ansia
Conclusa la gara, con la vittoria della Feli Pharma sulla Pompea, grande la preoccupazione dei giocatori e dello staff del Kleb, così come dei sostenitori presenti al palasport di Mantova. Le prime notizie arrivate dall’ospedale sembravano orientate ad un moderato ottimismo sulle condizioni di Cocchi. Ma poi, trascorsa circa un’ora, ecco la doccia fredda. Una seconda crisi cardiaca ha fatto peggiorare le condizioni, fino al decesso del vice presidente del Kleb che nel frattempo era stato raggiunto in ospedale dalla moglie e dal fratello.
«Ancora non credo a ciò che è successo. Non ho perso solo il mio vice al Kleb ma un amico, un fratello...». Sono state queste le prime parole di un affranto presidente del Kleb Francesco D’Auria. Che poi ha aggiunto: «Non tutti lo sapevano, ma Marco era il commercialista di tutte le mie società; era un far per me non solo nello sport. Il basket perde tanto, così come perdo tanto io e perde tanto la sua famiglia».
«Per come gestiva le questioni di basket poteva sembrare freddo – ha continuato D’Auria –, ma era quello che faceva il lavoro “sporco”, risolveva i problemi ed era una persona fondamentale nella nostra società. È stato lui a farmi avvicinare a questo sport due anni e mezzo fa. Tra noi è nato un bel rapporto fin da subito. Alle partite, sia in casa che fuori, eravamo sempre vicini. Anche in trasferta andavano insieme. Così come abbiamo fatto questa volta a Mantova, partendo il sabato e restando assieme alla squadra fin dal giorno precedente alla partita».
il coach
«Siamo vicinissimi alla famiglia – ha concluso –. Alla moglie e ai due giovani figli. Si fa fatica a credere che sia successo davvero».
Ha seguito da vicino ogni momento della crisi anche coach Spiro Leka. «Non mi era mai accaduta una cosa del genere in carriera, è stato devastante. È terribile ciò che è successo. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo persone di sport, ma prima di tutto viene la vita. E andarsene a cinquant’anni, con una famiglia e due figli, è troppo presto».
«Sono vicino alla famiglia – ha ripreso il tecnico – e posso solo essere grato a Marco Cocchi perché è stato anche lui a volermi l’anno scorso al Kleb. Tra noi c’era un bel rapporto: franco, diretto, spesso anche scherzoso. Si lavorava e ci si confrontava di frequente su ogni cosa».
Parole sentite anche dal capitano della Feli Pharma, Tommaso Fantoni: «Non mi era mai capitato di assistere a una scena del genere su un campo da basket e durante una partita. Siamo rimasti scioccati appena è successo. Eravamo fiduciosi quando è uscito in barella. Poi la notizia del decesso è stato un fulmine a ciel sereno, perché ci aspettavamo buone notizie». —
Mauro Cavina
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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