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Dal Pino presidente di Lega Lotito batte Agnelli e Marotta

Tiziana Cairati

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Paolo Dal Pino, 58 anni, è il nuovo presidente della Lega Serie A. Il dirigente milanese, top manager nel settore di media e telecomunicazioni, vanta esperienze ai vertici di vari gruppi italiani di primo livello come Fininvest, Mondadori e il Gruppo Espresso (oggi Gedi) e successivamente Pirelli (lasciata nel 2018), oltre a Telecom e Wind.

Ma la Lega è terreno di battaglie e nei prossimi mesi il nuovo numero uno avrà tra le mani uno dei temi più scottanti: la trattativa sui diritti televisivi, con milioni di euro in ballo e venti club da mettere d’accordo. Insomma, non potrà certo essere una passeggiata.

Dodici i voti a favore

Ma torniamo al presente. Dal Pino, eletto ieri pomeriggio con 12 voti, uno più del quorum sceso a 11 dopo la votazione di dicembre. La sua nomina è stata appoggiata dal gruppo che fa riferimento a Claudio Lotito, che ha avuto la meglio contro lo schieramento Juventus, Inter e Torino che avrebbero voluto un Miccichè bis. «L'obiettivo era ripristinare gli organi della Lega ed è stato raggiunto. La Lega riprende un percorso di normalità dopo le dimissioni di Micciché», afferma Giancarlo Abete, che chiude così il suo mandato da commissario ad acta. Al momento non ci sono segnali che Dal Pino rifiuti l’incarico, anche se è molto strano che il manager, dopo essere stato votato, non si sia presentato negli uffici della Lega per un veloce incontro con i presidenti, come fece Miccichè.

Scelte e decisioni a parte, chi ha lasciato la Lega con il volto scuro sono stati Agnelli, Cairo e Marotta, fermi nel sottolineare che la norma dello Statuto relativo all’elezione deve essere cambiata. La loro richiesta era quella di avere i nomi dei candidati un mese prima, in modo da poterne ascoltare e valutare il programma.

Procedure contestate

«L'elezione è stata un po’ risicata - commenta l’ad dell’Inter Marotta - Noi abbiamo espresso il desiderio di rinviare per avere un metodo elettivo migliore. Ci sembrava giusto che un candidato autorevole come Dal Pino, a cui va la massima considerazione, si dovesse quantomeno presentare per esporre il suo programma. Siamo dispiaciuti, ma fa parte della democrazia».

A far da eco alla volontà della cordata guidata da Juve, Toro e Inter c’è Abete: «È emersa una volontà condivisa di modificare il sistema elettorale. I controlli di eventuali incompatibilità devono essere fatti a monte e non a valle», cioè dopo l'elezione. «Questo- ha concluso Abete - è un meccanismo molto più lineare e trasparente». —



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