Bomber Cipriani maneggia il super derby «Entusiasmo Spal contro lo spirito di Miha»
L’attaccante ha indossato sia la maglia biancazzurra che quella dei rossoblù: è nato a Bologna ed ha la mamma di Ferrara Il colpo di Bergamo ha rilanciato la squadra di Semplici in ottica salvezza, ma attenzione al carattere del trainer felsineo
l’intervista
Ex centravanti alto e forte fisicamente, abile nel gioco aereo e nel proteggere la palla, Giacomo Cipriani, bolognese doc ma ferrarese d’adozione, in carriera ha conosciuto sia la realtà spallina che quella rossoblù. Due le stagioni biancazzurre in Lega Pro (2009-2011) condite da 10 reti nel primo anno e 13 nel secondo, nonostante l’infortunio che lo tenne lontano dal campo per tre mesi. Sicuramente il punto più alto in carriera per quanto concerne la sua media realizzativa.
Cipriani, a Ferrara ha ritrovato il fiuto del gol e la tranquillità che da tempo andava cercando. Che ricordi ha dell’ambiente?
«A Ferrara ho trovato un ambiente, una squadra e dei compagni splendidi. Tutto il contesto mi ha aiutato a scendere di categoria, cosa che inizialmente non ho fatto volentieri come è normale che sia per un professionista che ambisce a rimanere a certi livelli. La decisione di andare a giocare alla Spal fu presa per la vicinanza da casa, conoscendo la città dato che mia mamma è nata a Ferrara e avendo dei parenti lì, sapevo che sarebbe potuto essere l’ambiente giusto per me. Si era creato un gruppo meraviglioso nonostante i tanti problemi».
Il ricordo più bello dell’esordio nell’ottobre 2009 con la casacca biancazzurra?
«L’esordio con la Spal fu con un gol di tacco dopo pochi minuti e così si aprì bene questo capitolo ferrarese. Segnare in una categoria come la C fu importante per me, ma non è come fare un gol in serie A».
Nel secondo anno spallino, dopo una prima parte della stagione ad alta quota, il problema al ginocchio la costrinse ad uno stop di 3 mesi. È anche per questo che la Spal, perdendo lei, perse le velleità di serie B?
«Nel secondo anno siamo partiti molto bene con un gruppo forte in una serie C superiore al livello odierno. Dopo un girone d’andata alla grande, anche a livello personale per i gol, ho avuto un problema fisico che mi ha tenuto fuori tanto tempo. Probabilmente il mio infortunio, quello di altri e la situazione societaria precaria hanno fatto sì che gli obiettivi di serie B andarono svanendo».
È cresciuto nelle giovanili del Bologna: a 18 anni il suo primo gol all’esordio da professionista arrivò, con un destro all’incrocio dei pali, in una storica notte per il club rossoblù quando affrontò lo Zenit San Pietroburgo nell’allora Coppa Uefa. In quel momento ha sentito che la sua carriera poteva prendere una svolta?
«Il mio inizio di carriera è stato da favola, ho sempre avuto degli exploit nei debutti. Questa cosa da un lato ha sempre agevolato l’ingresso in certi contesti, ma poi le aspettative erano molto alte. Ho iniziato con un gol in Coppa Uefa con un tiro incredibile e da lì si è aperta una carriera di un certo tipo. Anche l’anno dopo, quando rientrai a Bologna, feci un’ottima stagione con la doppietta a San Siro. E si parlava di questo ragazzo con un futuro certo e di livello molto alto».
«Dopo il primo anno vero in serie A è arrivato l’infortunio e purtroppo la carriera ha preso un’altra piega, sono stato lontano dai campi per due anni. Rientrato in B, ho fatto bene, ma poi ho avuto un altro intervento al ginocchio e altri due anni fermo. Non ho mai potuto trovare una continuità per poter esprimere le mie potenzialità».
In cosa differisce il calcio di oggi da quello dei suoi tempi?
«Ora il calcio è ancora più atletico di 10-15 anni fa, quindi la componente tattica è sempre più fondamentale. Probabilmente oggi in Italia c’è un po’ meno qualità».
Sulle ali dell’entusiasmo per la vittoria nel posticipo sull’Atalanta, che partita della Spal si aspetta nel derby?
«Ho visto la partita e ho tifato per la Spal. Sono stato felice per questa vittoria meritata. Ovvio che c’è stata anche una componente di fortuna, ma i biancazzurri ci hanno sempre creduto e provato facendo un’ottima partita».
Il derby dell’andata se lo aggiudicò il Bologna con una rete di Soriano al fotofinish (1-0). Domani come finirà?
«È una partita apertissima, nonostante la classifica molto diversa delle due squadre. La Spal è rigenerata ed in fiducia in questo momento, ha un’occasione davvero grande di togliersi da quella zona dove sta da un po’ di tempo e ha l’opportunità di farlo in casa davanti ai propri tifosi nel derby. Penso che le motivazioni non manchino. Il Bologna arriva da un momento altalenante con qualche assenza e sicuramente non sarà una partita facile. I rossoblù vogliono fare punti ma non sarà così semplice, la Spal ha in mano la possibilità di avvicinarsi».
Cosa deve temere la Spal dei rossoblù guidati da Mihajlovic?
«Deve temere soprattutto lo spirito di Mihajlovic. Penso che il valore aggiunto dei rossoblù sia proprio quello che l’allenatore riesce a dare alla squadra, perché, quando viene meno un certo tipo di atteggiamento in campo, il Bologna scopre le sue fragilità. È una squadra che alterna momenti in cui esprime un calcio veramente interessante ad altri dove mostra le sue lacune. Questo dipende molto se i giocatori ascoltano il mister e fanno quello che dice loro di fare».
I due giocatori che a suo avviso faranno la differenza?
«Per la Spal dico Petagna e Valoti dopo l’ottima prestazione con l’Atalanta, nel Bologna due giocatori che sono l’ago della bilancia: Palacio e Soriano».
Sarà sugli spalti a seguire il match?
«Sì, sto proprio cercando di esserci».
La Spal quest’anno riuscirà nell’impresa di salvarsi?
«Mi auguro veramente che la Spal riesca a salvarsi: ha le carte in regola per farlo».
Occhi di ghiaccio, 1 metro e 90 per 90 chili: oltre all’aspetto estetico cosa c’è in Giacomo Cipriani che non si conosce?
«Sono un ragazzo introverso, oramai non così più ragazzo (sorride: è nato a Bologna il 28 ottobre dell’80; ndr); più tranquillo oggi che non ho più a che fare con gli infortuni, cosa che mi ha pesato tantissimo anche nel vivere la mia professione. A volte sembravo separato in casa semplicemente perché mi sentivo purtroppo sempre alla ricerca di uno stato fisico che mi potesse far esprimere quello che sapevo fare. Così mi chiudevo nel mio disagio di dover combattere perennemente con gli infortuni. Ma penso, a detta di tutti, di essere un buon ragazzo. Rispettoso. Che a volte si chiude un po’ in sé…».
Nel futuro di Cipriani cosa c’è?
«Sto studiando per capire sempre più il calcio da una prospettiva esterna. È già da qualche anno che lo faccio e mi piacerebbe riuscire a lavorare in un contesto che mi permetta di farlo». –
Valentina Cristiani
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