la colpa di semplici È essere rimasto
Parafrasando Osvaldo Soriano, si potrebbe scrivere Triste, solitaria y final.
La fotografia della Spal è questa. Triste, nel senso di scarsa. Solitaria, lo è all’ultimo posto. Final(e) inteso come punto conclusivo: dovessero perdere sabato a Lecce, i biancazzurri si troverebbero a –10 dai salentini (prima squadra fuori dalla zona retrocessione), quindi virtualmente già condannati alla B a metà febbraio. E se anche vincessero, avrebbero un ritardo di 4 punti: colmabile, certo, ma pur sempre un handicap non trascurabile.
In tutto ciò, l’esonero di mister Semplici. Incommentabile. Perché si possono opinare scelte, valutazioni e strategie del tecnico (ad esempio nella ripresa di ieri), in questa o quella gara, però mettere l’allenatore sul seggiolino eiettabile – e senza paracadute – assomiglia moltissimo ad un ingeneroso, ingiustificato ed ingiustificabile scaricabarile. Questo della Spal è il fallimento di un progetto inesistente, esplicitato da un mercato estivo già sintomatico dell’aria che avrebbe poi spirato. È il punto di partenza che ha condotto all’oggi, con la squadra ad un passo dalla retrocessione e Semplici esonerato. Come se fosse lui il responsabile, il principale responsabile, il solo responsabile di questa stagione disastrosa. In realtà, l’allenatore una colpa ce l’ha: quella di aver deciso di restare, lo scorso maggio, imbarcandosi per la classica annata di troppo. Credeva di aver avuto le garanzie richieste (di rapporti interni, e di organico) quando invece era palese che saremmo arrivati ad un oggi preceduto da tanti inequivocabili segnali. –
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