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Di Biagio: «Capisco lo scetticismo che mi circonda Ma credo nella Spal»

Marco Nagliati
Di Biagio: «Capisco lo scetticismo che mi circonda Ma credo nella Spal»

Ieri al Centro di via Copparo si è alzato il sipario sul nuovo allenatore  Che ha affrontato i temi più spinosi con un concetto: la squadra è forte 

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la presentazione

Marco Nagliati

Uomo di mondo. Uomo di calcio. Luigi “Gigi” Di Biagio entra nell’universo Spal in punta di piedi ma con personalità. Attento eppur senza prudenza: «Perché non c’è tempo» ripete più volte. Il campo e la classifica sono impietosi nella loro tempistica, la sfida da all-in di sabato a Lecce quasi un appuntamento con scarse possibilità di appello. L’eredità pesante di Semplici che aleggia, un debutto complicatissimo dietro l’angolo che potrebbe già depotenziare il cammino. E poi sabato 22 al Mazza c’è la Juve... Allegria.

Di Biagio ha alle spalle più di cinquecento partite da calciatore professionista, assaporando Mondiali ed Europei. Insomma, sa muoversi tra filo spinato e metaforiche pallottole che sibilano. Ed ha un problema in più, se vogliamo: non ha mai allenato una squadra di club. «Sì, avverto scetticismo attorno a me e credo che tutto sommato sia normale. Per me, invece, è più facile allenare una squadra piuttosto che una Nazionale. Perché lavorando tutti i giorni puoi incidere maggiormente, lavori sul dettaglio. C’è il tempo per costruire. Però capisco che, da fuori, qualcuno abbia perplessità».

credere

Pausa. Sorrisino. Aggiunta: «Non fosse che tempo non ne abbiamo. Servono punti, subito. Vedete, posso raccontare tutto quel che voglio ma servono punti. Dobbiamo salvarci e il campionato non aspetta. Il Lecce è avanti». E fra tre giorni potrebbe decollare... «Mi piace questa sorta di debutto senza rete - fa trasparire il neo tecnico spallino -: con l’Under in fondo erano tutte o quasi partite senza ritorno. Ed avevo appena tre giorni per prepararle. Ora ne ho sei, quindi è un lusso. In meno di una settimana proverò ad essere incisivo e credibile al massimo con la squadra, con la società e con i tifosi».

Sette spallini li ha allenati, gli altri li conosce tutti. I dirigenti credono che il gruppo valga molto più di quell’arido deserto che è l’ultimo posto. Di Biagio quasi non lascia finire il concetto: «Vista da fuori, la Spal è la più forte tra le formazioni che lottano per la salvezza. Chiaro che serve qualcosa di diverso rispetto alle ultime settimane. Non c’è tempo, voltiamo pagina».

look

Di Biagio veste elegante, fasciato dalla divisa ufficiale. Sulla cravatta brilla il logo del club. Al suo fianco il ds Vagnati, pure in giacca e cravatta ma prodotto del guardaroba personale. Più sciolti nel look il presidente Mattioli e patron Colombarini. Nell’aria echeggiano vocaboli forti: cuore, rabbia, determinazione.

Walter e Simone hanno voci vibranti. Mister Gigi li guarda, risponde ai quesiti con toni bassi. Ma chiari. «Negli ultimi due mesi ho avuto la fortuna di essere cercato da qualche squadra, ma a volte non erano convinti loro e a volte non lo ero io. Poi è arrivata la Spal: una bella sfida. Stimolante. Complicata. Non ho paura perché basta poco: l’obiettivo non è lontano. Ho avuto empatia totale con società, ambiente, stadio...». Il Mazza l’ha conosciuto guidando l’Under 21, ora sarà del tutto casa sua. Prima, però, c’è Lecce. Quale squadra metterà in campo?

Di Biagio va prudente: «Nel mio dna c’è il 4-3-3. Questo gruppo ha sempre giocato diversamente, con la difesa a “tre”. Vorrei giocare a “quattro” dietro, però cercherò di cambiare pian piano. Devo capire in questi giorni: sto ottimizzando i tempi».

La tattica, okay. Poi c’è la psicologia. La Spal tremebonda del secondo tempo col Sassuolo va oltre il puro aspetto tecnico. «È ovvio che devo lavorare su più fronti - ammette Di Biagio -; intanto va detto che questo è un gruppo sano e, ripeto, competitivo. Devo essere bravo a tirar fuori qualcosa. Di sicuro dobbiamo cercare di attaccare di più la metà campo avversaria, servono più gol e più coraggio. Valoti e Di Francesco, ad esempio, non è possibile che tirino così poco. Dai, proviamo a fare qualcosa di difficile».

Ieri c’è stato il saluto diretto tra Gigi e Semplici. Un passaggio di consegne e una pacca sulla spalla di Leo a Di Biagio. «Coraggio...». —

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