«Carismatico e di forte personalità Era lui il riferimento di Zeman»
Servidei spiega chi è Di Biagio e come e perchè cambierà la Spal dandole un gioco veloce, verticale, offensivo e divertente
il ritratto
Cristian Servidei permette di inquadrare immediatamente Luigi Di Biagio.
«Gigi è molto carismatico, ed ha grande personalità. Non mi sono mai meravigliato del fatto che abbia intrapreso una carriera da allenatore guidando subito una squadra Nazionale. Non avrà esperienza come mister di una squadra di club ma il suo percorso di giocatore ad altissimi livelli ed il bagaglio acquisito con l’Under 21 gli danno una credibilità indiscutibile. Inoltre ha il vantaggio che gli altri tecnici di serie A non lo conoscono, diciamo così, quindi non possono averlo studiato».
Il Di Biagio giocatore era già una sorta di allenatore in campo: «Lui è un filo-zemaniano, avendo avuto Zeman come tecnico nel Foggia e poi nella nostra Roma. In quella squadra era l’uomo di riferimento di mister Zdenek, era un suo pupillo. In spogliatoio c’erano figure forti come Balbo, Aldair, Cafu, ma Gigi era una sorta di allenatore in seconda. Conosceva tutti i movimenti che voleva Zeman ed era lui a spiegarceli. Si faticava a capire il mister, tra i fatto che parlava a bocca socchiusa o con la sigaretta, quindi chiedevamo a Gigi gli esercizi da fare. Una persona intelligente, carismatica, e lo dico perché la conoscenza diretta risale a tempi non sospetti, ancor prima della Roma».
Servidei racconta: «Io giocavo nella Spal, Di Biagio nel Monza. Eravamo insieme nella Nazionale di serie C diretta da Roberto Boninsegna. Lui aveva un anno più di me (Di Biagio è del 1971; ndr) ma era il leader. Nel Monza, grande avversario della nostra Spal di Gibì Fabbri, era lui che si incaricava già di tirare le punizioni ed i rigori».
Quanto alla trasformazione che ci si può attendere dalla Spal targata Di Biagio, Servidei è chiaro: «Penso che vedremo una squadra divertente, prettamente offensiva, col 4-3-3 pur se con una difesa non così “alta” come quella di Zeman. Mi aspetto che giochi sempre a viso aperto e che verticalizzi molto, con i “tagli” delle ali, la capacità di creare opportunità da gol, il gran lavoro dei centrocampisti che saranno determinati per dare corsa ed equilibri. Scordiamoci il possesso palla, vedremo due tocchi e gioco verticale per gli esterni o le sponde del centravanti. C’è più nulla da perdere». –
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