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Serena alla Spal: «Attenzione, le porte chiuse sono insidiose»

Paolo Negri
Aldo Serena
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Aldo Serena

L’ex attaccante e ora commentatore televisivo: il rischio è che la partita scorra come se fosse un allenamento

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FERRARA. In principio fu la Juventus. Nel senso che senza andare alla notte dei tempi (calcistici), il primo clamoroso caso di gare a porte chiuse in epoca moderna riguardò i bianconeri, a metà anni’80. Certo, le ragioni non erano di emergenza sanitaria, bensì di tenore disciplinare-sportivo, ma resta il fatto che il vecchio Comunale restò vuoto per ospitare alcune gare della Juve.

Così nel 1985

Di quella squadra faceva parte Aldo Serena, oggi commentatore Mediaset. Così, per approfittare del suo doppio status di ex calciatore (di alto livello) e di addetto ai lavori, ci siamo rivolti a lui per capire meglio cosa rappresenta e come funziona una partita a porte chiuse per chi la deve vivere da “dentro”. Tipo la Spal domani a Parma.

Estremamente signorile tanto nell’approccio quanto nell’eloquio, Serena ha proposto un’analisi approfondita: «Ricordo bene quelle partite. Era la stagione 1985/86. Dopo i tragici fatti accaduti prima della precedente finale di Coppa dei Campioni all’Heysel contro il Liverpool, la Juventus fu condannata a giocare due gare interne di Coppa a porte chiuse. La prima fu contro i lussemburghesi della Jeunesse (4-1, doppietta di Serena; ndr), la seconda – dopo il facile passaggio del turno – con il Verona».

È quest’ultima partita, derby italiano di Coppa dei Campioni, ad essere rimasto nella memoria collettiva come quella delle “porte chiuse”. Serena sottolinea: «In tal senso avevamo più... esperienza rispetto al Verona, visto appunto che in identica situazione avevamo già disputato il match contro la Jeunesse. Con i gialloblù era una gara sentitissima e difficile, visto il valore dell’avversario ed il risultato dell’andata (0-0 al “Bentegodi”; ndr)».

Tutto rimbomba

Finì 2-0, tra feroci proteste e polemiche veronesi. In gol Platini su rigore e Serena, che esultò correndo oltre i fotografi, sulla pista d’atletica, come se dietro ci fossero i tifosi. Significa che in campo si va oltre l’assenza di pubblico? «Il clima partita è sempre il clima partita, specialmente in partite di una certa importanza. Ma senza i tifosi viene a mancare una componente fondamentale. Il “vuoto” è condizionante, la gara è monca, ma chi gioca si deve preparare nello stesso modo di sempre, con meticolosità e concentrazione».

In particolare, cosa può suonare strano? «I suoni, le voci. Senti il rumore del piede che calcia il pallone, e cogli ogni parola. Abitualmente quasi non cogli ciò che ti dice un avversario anche vicino, ma – al contrario – in un contesto così particolare – ti arrivano bene anche le frasi che possono essere dirette da un rivale a dieci o quindici metri di distanza. Se è una parolaccia, un insulto, ciò può alimentare tensioni tra avversari che, diversamente, nemmeno si considerano. E poi, gli allenatori: di solito il mister lo sente chi è in zona, che gioca in fascia davanti alla panchina. Con lo stadio vuoto no, non è così, le urla sono per tutti e udibili a tutti. Noi, poi, quella volta avevamo Trapattoni, e contro Jeunesse e Verona non gli servì nemmeno fischiare per attirare l’attenzione di uno o dell’altro... È strana, una partita a porte chiuse, si sente quasi l’eco, rimbomba tutto».

Ma esiste un pericolo in particolare? Serena lo indica senza esitazioni: «Vista la cornice atipica, bisogna fare attenzione ad evitare che la partita scivoli via come se fosse un allenamento, perché il contesto è simile. Il vero pericolo è quello. Noi della Juve lo corremmo un po’contro la Jeunesse, ma non certo col Verona».

Sabato da applausi

Ecco, la Spal è avvisata. Serena, però, rimarca immediatamente: «Non credo che i biancazzurri vadano incontro al rischio che ho citato, perché per loro la partita riveste un’importanza tale che ritengo la affrontino con la massima determinazione».

Già, è una sorta di ultimissima spiaggia, questa volta per davvero. Serena quest’anno ha avuto modo di vedere un po’in azione la Spal, ed il suo giudizio è questo: «Ho seguito per intero il match di sabato scorso contro la Juventus, e devo dire che la Spal ha fatto benissimo, giocando a viso aperto, senza remore. Per il resto ho visto qualche spezzone. Tra le squadre di coda la Spal ha un organico di certo non molto diverso, tantomeno inferiore, rispetto a quelle delle rivali. E nelle scorse stagioni ha sempre fatto il suo, senza ostruzionismi. Non mi spiego le difficoltà incontrate nel campionato in corso. E non ho esperienze di lotta per non retrocedere quindi, sinceramente, non so quali meccanismi si possano innescare. Conosco le critiche e le delusioni che si vivono nei grandi club quando ti trovi a non lottare per il vertice, e magari arrivi quinto, ma una realtà di bassa classifica non l’ho mai vissuta. Credo che sia una brutta cosa per chi la sente sulla propria pelle. In questi casi deve essere bravo l’allenatore a tenere unito, coeso, lo spogliatoio. C’è ancora molto da giocare, la Spal non deve mollare adesso».

Petagna non per tutti

Da ex grande centravanti Aldo Serena cosa pensa di Andrea Petagna? «L’ho seguito fin dai suoi esordi con il Milan. Era acerbo ma sapeva già sfruttare l’impatto fisico. Poi è progredito, è diventato più maturo e completo. Ha potenza, non una velocità super però con il sinistro sa indirizzare bene il pallone. Non è un centravanti per tutte le squadre: in un certo contesto, se le sue caratteristiche vengono valorizzate, può fare bene. In altre, che magari giocano più in velocità, basandosi su triangoli costanti, uno-due, attacco alla profondità e senza appoggiarsi alla prima punta, magari va meno bene».

E allora il Napoli, per la prossima stagione, è stata una scelta giusta? «Il Napoli – rimarca Serena – è una realtà che ha sempre vissuto con giocatori d’attacco molto tecnici, ed il pubblico si aspetta e predilige quelli. In quel contesto l’errore è mal sopportato. Ma se Petagna ha compiuto questa scelta avrà fatto i suoi conti. È giusto che provi, le chances vanno colte, bisogna giocarsele». —

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