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coronavirus/il decreto allarga le maglie 

Ora tutti possono giocare a porte chiuse: il calcio dilettanti ci sta pensando

Questa mattina Braiati ha convocato una riunione d’urgenza La Pareschi e il Coni chiedono scelte uguali per ogni società 

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ferrara. Il decreto della Presidenza del Consiglio, rispetto alla settimana scorsa, adesso ha allargato le maglie: sono consentiti non soltanto gli allenamenti, ma anche le manifestazione agonistiche seppure a porte chiuse. Rimangono i divieti di trasferta dei tifosi residenti in Lombardia, Veneto ed Emilia, ma in questo caso - qualora giocassero - sia Spal che Kleb sarebbero impegnate in casa. Paolo Braiati, presidente del Comitato regionale della Federcalcio, ha convocato una riunione per questa mattina alle 9: «Riuniremo il consiglio – ha sottolineato Braiati –, faremo vari tipi di consultazioni, sentiremo le società, poi prenderemo una decisione. Ritengo che nel primo pomeriggio le idee saranno già ben chiare. Vogliamo che i club siano informati il prima possibile».

braiati valuta tutto

L’attività non si limita a quella delle prime squadre, ma riguarda anche il settore giovanile. Per questo Braiati ed i vertici del Crer sentiranno anche i colleghi di Lombardia e Veneto, la Lega Dilettanti ed il Settore giovanile e scolastico, per avere un quadro il più ampio possibile. Poi porteranno tutto a sintesi e decideranno. Indicazioni? Braiati rimarca: «C’è un quadro di emergenza e bisogna venirne fuori nel miglior modo possibile. Le società devono capire che se c’è qualche piccolo sacrificio da fare, si faccia. Per il resto non posso sbilanciarmi, ma un’eventuale ulteriore sospensione renderebbe tutto più difficile: la stagione finirebbe tardi e non si può nemmeno pensare di far disputare tre giornate in sette giorni per due o tre settimane di fila». L’orientamento prevalente, insomma, parrebbe quello di tenere in piedi la prossima giornata (dall’Eccellenza alla Terza categoria) con l’obbligo delle porte chiuse.

il coni

Sulla vicenda interviene anche Luciana Pareschi, la delegata ferrarese del Coni regionale. «Il punto di partenza è la tutela della salute. Di tutti. Poi se ci sono spiragli per far svolgere un minimo di attività, ben venga. E, sinceramente, credo che a livello dilettantistico giocare a porte chiuse non sia poi questo grande problema. A livello professionistico, invece, la questione cambia radicalmente».

Le Federazioni già a metà della scorsa settimana hanno deciso per lo stop totale dell’attività, solo il calcio è stato decisamente ondivago. «L’importante è assumere decisioni che siano uguali per tutti - esorta la Pareschi -, altrimenti vengono falsati i campionati. Non entro nel merito se sia stato giusto che le altre discipline abbiano evitato le porte chiuse, sottolineo solo che è stato importante trattare ogni club nella stessa maniera».

Il calcio no. «Ma qui parliamo di un livello più alto: il calcio è un’azienda. Subentrano troppi interessi e l’aspetto sportivo non è più preponderante. Però tutto questo giocare e non giocare, rinviare e riflettere non ha reso le decisioni uguali per tutti. È stato un caos». —

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