La Nuova Ferrara

Sport

D’Auria e una Feli Pharma più forte di tutto «Vittoria che conta ma basta porte chiuse»

Marco Nagliati
D’Auria e una Feli Pharma più forte di tutto «Vittoria che conta ma basta porte chiuse»

Basket serie A2. Il presidente archivia il successo con Roseto e ribadisce: giocato per correttezza però desolante farlo senza i tifosi 

3 MINUTI DI LETTURA





l’intervista

Marco Nagliati

Ventidue giorni dopo, la Feli Pharma è tornata a giocare. E vincere. Il 15 febbraio fu Imola ad arrendersi al termine di un derby vibrante, caldo. Partecipato. Domenica è stato piegato un tenace Roseto (87-83), spinoso e difficilmente inquadrabile. In un conteso alieno: porte chiuse. Ne dovranno scorrere almeno ventisei di giorni, ora, per sperare di riassaporare un pallone sul parquet.

Presidente D’Auria, nella sue breve presidenza ha visto anche questa...

«Giocare a porte chiuse è desolante. Però abbiamo dato un segnale di correttezza».

In che senso?

«Guardo al bicchiere mezzo pieno: Caserta il giorno prima aveva giocato a Milano, poi diventata “zona rossa” causa coronavirus. Perdendo una partita importante per la salvezza. Noi e Roseto avevamo già dato la disponibilità a scendere in campo, siamo in città non in “zona rossa” e non ci sembrava giusto tirarci indietro. Sia Caserta che Roseto lottano per non retrocedere».

Il bicchiere mezzo vuoto?

«Per i tifosi non può funzionare un campionato che non li prevede sugli spalti, protagonisti come i giocatori. Per gli atleti stessi è stata una sensazione diversa. Poi, la Fip ci aveva anche lasciati liberi di decidere ma sia noi che gli abruzzesi abbiamo optato per confermare la partita».

Però...

«Però non voglio più che la mia squadra giochi in un contesto simile. Ripeto: un match ufficiale in un palasport deserto è desolante».

La Feli Pharma ha disinnescato una partita trappola ed è sempre ai vertici del girone Est.

«Sulla stagione sportiva nulla da dire. In casa abbiamo vinto dieci gare, siamo stati battuti solo dalle prime tre: Ravenna, Forlì e Verona. Un grande applauso a chi questa squadra l’ha costruita: Ebeling. E a chi l’allena: Leka. Io, Del Moro, Terrieri e Alberti siamo solo ospiti graditi. Ah, i margini di miglioramento della squadra ci sono».

Intanto prevale la filosofia di Leka: non un americano accentratore ma una serie di protagonisti a rotazione.

«Sento dire da molti che giochiamo con un americano solo (Wiggs; ndr), io credo che anche fosse così sarebbe la nostra forza. Essere dove siamo senza avere un Campbell protagonista mi pare un bel segnale. Non dimentichiamo, poi, che Folarin è sempre stato difeso dal coach e dai compagni di squadra. Vuol dire che fa cose magari poco visibili ma funzionali».

Chi sta brillando sempre di più è “Tatu” Ebeling: in questo ritorno è più dominante e continuo.

«Mi piace tantissimo. Mi piaceva già l’anno scorso e sono stato contento quando ha accettato il Kleb. C’è merito di Leka nella crescita di “Tatu”. E dei compagni. Perché Baldassarre in ogni altra squadra partirebbe in quintetto, con noi entra a gara in corso per lasciare spazio ai giovani».

Con Roseto la vittoria della maturità?

«Sì, era una gara complicata per il contesto e per una rivale che non dà punti di riferimento. Poi non abbiamo avuto la prestazione migliore di Wiggs e forse neppure di Fantoni. Vencato è partito bene poi s’è un po’ smarrito. Eppure sul loro sorpasso i ragazzi non sono crollati. Anzi, tutti hanno portato qualcosa alla causa». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google