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calcio: emergenza coronavirus 

Valencia, positivi 5 giocatori L’Atalanta va in quarantena

Valencia, positivi 5 giocatori L’Atalanta va in quarantena

Aumentano i casi in Inghilterra, anche la Germania si è aggiunta al folto elenco Caso allenamenti: alcuni club spingono per la ripresa. L’Aic: «Vivono su Marte»

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ROMA. Sulla grande mappa del mondo del pallone sono poche le bandierine dei campionati che non si arrendono all'emergenza coronavirus, dalla Svezia alle porte chiuse della Turchia. E ora cominciano anche a spuntare quei puntini rossi dei contagi tra i giocatori, che il resto del pianeta già conosce.

L'ultimo grido di allarme arriva da Valencia: cinque casi di Covid-19 nella prima squadra, e tutti in autoisolamento. Un'esperienza dura, quella della quarantena sportiva che in Italia stanno già affrontando Juventus, Inter e altri club. Il caso del Valencia ha tra l'altro avuto un impatto anche sulla serie A: l'Atalanta, che già aveva prolungato l'isolamento precauzionale a casa fino a mercoledì, ha annunciato il prolungamento della quarantena dei suoi giocatori di altri nove giorni, fino al 24. In questo caso, nessun margine di lite su allenamenti sì allenamenti no, come sta succedendo tra Assocalciatori e alcuni club: il timore che continuare a correre e a incrociarsi in campo e nello spogliatoio esponga i giocatori a rischi inutili, contro la convinzione che con le dovute misure anche gli atleti possano andare avanti come gli altri lavoratori. Liga, Ligue 1, Bundesliga, serie A si sono fermate, e aspettano di sapere cosa deciderà l'Uefa domani su Europeo, coppe e campionati. Intanto in Italia si litiga su cosa far fare ai giocatori in questi giorni. Ieri anche Lecce e Roma, oltre all'Atalanta, hanno rimandato l'eventuale ripresa della preparazione - consentita dal dpcm che ha detto stop al campionato -: le squadre rimangono appese alla tempistica della ripresa, e alcuni presidenti insistono per la necessità di adottare per i loro giocatori, come lavoratori dipendenti, la stessa linea delle aziende. «I calciatori sono lavoratori come tutti gli altri - spiega il giuslavorista Giampiero Falasca - perciò possono allenarsi ma in maniera differente dal solito per tutelare la loro salute». L'assocalciatori ha parlato di club che vivono «su Marte» pensando soprattutto a quelle realtà del calcio minore dove non possono essere applicate le misure di cautela, a cominciare dagli spogliatoi, necessarie nell'emergenza. D'altra parte col fermo di Premier e seconda divisione inglesi, i media britannici rilanciano le immagini dei piccoli impianti degli shires dove il calcio di terza serie ha attirato migliaia di persone incuranti delle paure del resto d'Europa. Con l'Aic si è indirettamente schierato anche il presidente Gravina: «Allenamenti dei calciatori? Se riprendiamo a inizio maggio, lascerei a casa i ragazzi...». «Credo che in questo momento tutti gli allenatori siano d'accordo nel lasciare a casa i giocatori - le parole del ct Mancini -. Si lavora a casa, poi alla ripresa ci si rimetterà in forma: ma la vita viene prima». Il mancato accordo Lega-Aic è anche frutto dell'incertezza sui tempi, con i club chiamati a trovare una formula per chiudere la stagione, se quando si riprenderà ce ne sarà il tempo.

Intanto, crescono i casi nel calcio europeo. Dopo Rugani, i cinque della Sampdoria, Vlahovic e altri due giocatori della Fiorentina, la Germania si è aggiunta con un caso al Paderborn, l'Inghilterra ha aggiunto al tecnico dell'Arsenal, Arteta, la punta del Chelsea Hudson-Odoi e tre giovani del Leicester, con sei squadre in quarantena per incroci pericolosi. —

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