Un trasloco da 300 milioni Uefa e club dividono il conto
Dopo lo slittamento al 2021: una task force per gli aspetti economici
IL RETROSCENA
Giulia Zonca
«Enormi costi», traslocare l’Europeo al 2021, ha un prezzo alto: 300 milioni, ma ancora non c’è un conto e non è chiaro tra chi sarà diviso.
L’Uefa è passata dal negare l’evidenza e fingersi convinta che non ci sarebbe stato bisogno di un piano di emergenza alla «collaborazione e all’unanimità di intenti». Insomma i cocci sono per terra ma non si sa a chi tocca raccoglierli e sarà istituita una task force, rappresentata da ognuna delle componenti in causa, per occuparsene. Nel giorno in cui Ceferin alza bandiera bianca e trova un’intesa persino con la Fifa dopo mesi di schermaglie non c’è spazio per le crepe economiche. L’Unione europea de pallone sceglie quanto meno una comunicazione più felice della controparte politica. Esiste un fondo risparmi e sarà usato, ma contemporaneamente si promette che «calcio giovanile, femminile e i progetti dedicati alle realtà che non hanno introiti propri non sarà toccato». Quindi è possibile che qualche premio di ingaggio destinato alle nazionali partecipanti venga rivisto.
Tutto prematuro, come le date delle coppe che al momento sono in bilico, appese a una freccia che parte dal verde e arriva al rosso e come il saldo dell’Euro lanciato come il più ricco della storia e ora in lotta per non tracollare. L’ultima edizione ha incassato 830 milioni di euro, aggiungendo diritti televisivi e sponsor collaterali si arriva quasi a 2 miliardi ed è con questa prospettiva che si prova a non perdere il controllo. Nessuno per ora ha chiesto tagli o contributi, l’intento è «congelare», ma la parola che tanto piace al presidente Ceferin si scontra quasi subito con la realtà. A poche ore dallo spostamento ufficiale, la Adidas, sponsor principale, annuncia forti perdite e le città, ospitanti, ora impegnate su fronti ben più importanti, già sanno che sarà difficile mantenere ogni impegno posticipando tutto di 12 mesi.
I primi a protestare sono i tifosi, a cui è stato chiesto di mantenere le prenotazioni dei biglietti, loro si sono riversati sui social a spiegare che non possono garantire di poter seguire le partite scelte un anno dopo e che attualmente se provano a cancellarle perdono una parte del prezzo pagato, più di 40 euro.
Stesso problema per le Coppe che, a differenza dell’Europeo, non hanno nemmeno una data certa.
Finali fissate al 27 di giugno per la Champions e al 24 per l’Europa League, ma per capire in quante tappe si deve arrivare lì bisogna aspettare. Consapevoli che «i costi enormi», denunciati da Ceferin, lieviteranno se a quelle finali si dovrà arrivare in poche settimane. «Il piano è di salvare quanto più possibile, siamo tutti nella stessa situazione».
«Massima comprensione», in questa fase ma verrà il momento della grande pragmaticità in cui club e nazionali (già provati) verranno chiamate a partecipare al piano di emergenza. Già c’è una richiesta esplicita sul tavolo, chiudere tutti i campionati entro il 30 giugno e non compromettere anche la prossima stagione. La Premier, la lega che incassa di più, ha già dichiarato il deficit, 100 milioni di sterline fumate dalla paralisi. E tutte le altre partono da un bilancio molto meno florido. —
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