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“Nippo” Nappi, al cuor non si comanda «Vinco in Cina e penso sempre alla Spal»

Valentina Cristiani
“Nippo” Nappi, al cuor non si comanda «Vinco in Cina e penso sempre alla Spal»

L’ex attaccante biancazzurro tra passato, uno straordinario presente da promettente allenatore e uno sguardo rivolto a Ferrara 

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l’intervista

«Il coronavirus è una pandemia che sta bloccando tutto il mondo, finalmente si sono prese le misure giuste. All’inizio siamo stati tutti un po’ superficiali, a partire dal governo che non ha avuto la mano ferma per fermare subito tutto facendo giocare le partite a porte chiuse, lasciando aperte discoteche, palestre, metropolitane... Ora ci sono le giuste misure di sicurezza e mi auguro che tutto il popolo italiano le segua seriamente. Come fanno in Cina». Sono parole dell’ex attaccante spallino Marco “Nippo” Nappi (che nella stagione 1992-93 con la casacca biancazzurra siglò 10 gol nel campionato di serie B). Ora, deluso dal calcio italiano, Nappi sta ottenendo gratificazioni in Cina dove è stato fregiato del titolo di miglior allenatore del 2019. Giramondo del calcio, ora bloccato in Italia dall’emergenza sanitaria, lontano dalla “sua” Cina lavorativa.

Nappi, dov’era quando è scoppiato il coronavirus in Cina?

«Ero proprio in Cina, dove sto da un anno e mezzo trovandomi benissimo. Mi avevano dato un mese di vacanza per il capodanno cinese: sono partito il 18 gennaio per l’Italia, poi loro il 24 hanno messo tutta la Cina in quarantena. Pensiamo che sono un miliardo e quattrocento milioni di persone. Bisogna dare loro i meriti perché hanno il senso del dovere. Se lì il presidente dice di stare a casa, loro stanno a casa. Hanno dei valori che portano avanti».

Ora dove si trova e quando riuscirà a tornare in Cina dai suoi ragazzi?

«Mi trovo a Ladispoli, in provincia di Roma, sul mare. Sono in contatto tutti i giorni con i responsabili della mia squadra. Devo scrivere un report quotidiano sulle mie condizioni. Spero di tornarci al più presto perché ho voglia di ricominciare il mio lavoro, la mia passione, con i miei ragazzi».

In Cina, nonostante l’attività sia sospesa, siete comunque stipendiati?

«Per lo stipendio non c’è nessun problema, abbiamo ricevuto il mese di febbraio. Su queste cose non peccano in nulla. La nostra squadra poi è di proprietà dell’Università di Pechino e gestita dallo stato cinese, perciò su questo non abbiamo nessun problema».

Differenze ed analogie tra il calcio italiano e quello cinese?

«Il calcio cinese è differente sul piano tattico perché è una nazione che ha cominciato a giocarvi 10-15 anni fa. Tanti ragazzi hanno cominciato a tarda età, perciò non hanno le basi. La tecnica è una cosa che si migliora con il tempo anche se cominci tardi. Se lavori con molta intensità fai progressi. Il mio successo in Cina è dovuto al fatto che lavoro soprattutto sul piano tattico e mi sta dando tante soddisfazioni».

Dopo lo scudetto con la Berretti del Livorno (2016-2017), lo scorso anno la svolta della sua carriera in Cina. Subito vincente con gli U16 del Lyaoning FC College conquistando la Coppa del Governatore. Promosso poi allenatore degli U17 del BSU Beijing con ottimi risultati che l’hanno portata ad ottenere il titolo di miglior allenatore del 2019.

«La prima volta del Livorno a vincere uno scudetto giovanile. Una cosa fantastica e bellissima. Dopo quella vittoria però sono stato allontanato dal Livorno e questa cosa mi ha fatto molto male. Da li è nata la scintilla che mi ha fatto andare in Cina. Non sono andato subito nei professionisti ma in un college dove non si faceva campionato ed ho vinto la coppa del Governatore. Visto che in Cina la meritocrazia è un punto importante sono andato al centro federale di Qinhuangdao e mi hanno dato da allenare l’U17 del BSU Beijing, la cui prima squadra milita nella serie B cinese. Spero di continuare e vincere anche come miglior allenatore 2020, ci proverò con tutte le mie forze».

Anche da lontano continua a seguire le gesta spalline. Il gol di Petagna nell’ultimo derby col Parma pensa abbia profumo di salvezza?

«È ancora molto lunga, ci sono 11 partite, ma questa vittoria a Parma è una iniezione di fiducia e dà una spinta incredibile alla Spal per cercare poi i punti per centrare questa salvezza. Anche se obiettivamente diventa difficile perché questo è un campionato molto equilibrato, lo vediamo sia per lo scudetto ma anche per la zona retrocessione».

Da segnalare le prestazioni di Petagna e Valoti: sono questi gli uomini su cui puntare da qui al termine?

«Petagna è un giocatore che fa la differenza, con tantissime qualità tecniche e anche realizzative. Valoti è un giocatore molto importante, con grandi capacità. Io ho giocato con suo papà quando militavo nel Brescia. Tutta la Spal è una squadra difficile da affrontare e se gioca con concentrazione e con consapevolezza può dare fastidio a qualsiasi squadra».

Come giudica il lavoro di Di Biagio?

«Sta facendo un buon lavoro. Sta dimostrando di essere un allenatore che ha preso in mano la squadra migliorandola. Gli allenatori non hanno la bacchetta magica, devono prima conoscere le situazioni interne per poi correggerle e migliorarle».

Invece, il ricordo più emozionante che la lega alla Spal?

«La Spal mi è rimasta nel cuore. L’esperienza a Ferrara è stata indelebile, arrivai il 23 novembre a campionato in corso e siglai 10 gol, i più belli della mia carriera. Arrivai il mercoledì e già alla prima partita feci gol di testa sotto la curva. Che poi non era una mia specialità. È stato un anno che ha portato alla retrocessione con un gran caos nella società. Però, dopo la retrocessione, facemmo ancora degli allenamenti nel nostro Centro e la gente mi chiedeva a gran voce di rimanere perché voleva tornare subito in serie B». —

Valentina Cristiani

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