Fantoni, quando il totem fa vita da recluso “Il risveglio di Belzebù, la zumba e il drago”
Il capitano del Kleb Basket scrive come sta trascorrendo queste giornate di coronavirus tra attività ferma e l’obbligo di rimanere in casa
il racconto
Due giorni fa sono stato “ingaggiato” per parlarvi della mia giornata tipo in quarantena: un ruolo nuovo per me, da giornalista. Al sol pensiero mi viene da ridere….
Spero che l’idea, cari lettori e tifosi, vi piaccia e che riesca a regalarvi anche solo mezzo sorriso in questi tre minuti di lettura. Perché, parliamoci onestamente, a questo punto della quarantena tutti avrete la casa che brillerà e sarà talmente sanificata che potreste mangiare per terra e vostra moglie avrà anche rimesso la plastica ai pensili della cucina come se fosse appena comprata. E quindi tempo da perdere ne avete e potreste leggere queste due righe.
La mia giornata inizia con un dobermann che preso da una fame pazzesca entra in camera e con la coda scodinzola talmente forte che i cori dell’MF Palace a confronto sono una canzoncina dello zecchino d’oro. Tutto questo attorno alle 7.30, a prescindere dall’ora in cui la sera prima siamo andati a letto.
Do da mangiare a Maia e dopo di che usciamo a fare una passeggiata rigorosamente vicino casa. E menomale che hanno tagliato l’erba, perché fino a tre giorni fa perdevo il cane almeno due volte al giorno con la giungla che trovavamo. Dopo i “bisognini” torniamo a casa e faccio colazione io: un bel caffè e via sul divano a leggere un po’ il mio libro del momento: leggo finché Sara non si sveglia. Fa colazione con grande calma olimpica e poi ci mettiamo a sistemare casa partendo dalla cucina (sistemare che cosa che è tutto in ordine e lindo, maremma cane! ! ! ).
Verso le 10 si sveglia Belzebù, ehm scusate... Edo. Che per chi non lo conoscesse ancora dovrebbe essere mio figlio. Dico dovrebbe perché gli do tempo fino ai 18 anni per vedere se passerà dalle porte o no, dopodiché faccio l’esame del dna e lì si che ci vuole l’esercito.
“Ho fameeeeeee”. Inizia così la sua giornata e anche il primo dei dodici pasti che fa durante il giorno: nemmeno fosse una piaga d’Egitto, peggio delle cavallette.
Dopo il cinghiale in salmì per colazione, Edo inizia a fare la lezione che grazie alla mitica maestra Mariella, tramite vocali o video messaggi, riesce a finire abbastanza facilmente. Dico abbastanza perché se la fa con Sara va tutto bene, se la fa con me ci mettiamo i guantoni e finiamo in rissa. Se non sono io che faccio i compiti con Edo, torno fuori con Maia visto i mille diuretici che deve prendere per il suo cuore.
L’altro cane, Leo, è dai miei suoceri e se la spalleggia in campagna alla grande: beato lui.
Torno a casa, mi vesto da “atleta” e vado nella seconda camera che ho adibito a palestrina dove riesco a fare dei circuiti di allenamento concordati con Schinchi (il preparatore atletico Schincaglia; ndr). E menomale che siamo riusciti a prendere almeno un paio di manubri al palazzetto: altrimenti sarei diventato un istruttore di Zumba, a fine quarantena, per la felicità di mia mamma.
Finita la sessione, grazie anche all’invasione di campo di Edo urlando “ho fameeeeee”. Doccia e pranzo gentilmente “offerto” dal frigo che pian piano inizia ad avere l’eco dentro.
Relax sul divano oppure sul terrazzo dove all’ora di pranzo ci batte anche il sole e sembra, con un po’ di immaginazione, di stare alle Maldive. Con “graaande” immaginazione però. Dopo riposino-relax si riparte con la lezione di Edo. Se doveste vedere un capannello di volanti in zona GAD è per le urla durante i compiti e non per altro, eh. Vi avviso.
Torno in palestrina verso le 17: un po’ di stretching e yoga che male non fa. Mentre sono in “palestra”, in salotto c’è il “Cocoricò”: musica a palla e i vicini che, vista l’ora, non si possono lamentare più di tanto. Idea della “mi moglie” eh,: non ve la rifate con me.
Vado fuori con Maia, che da quante volte esce è diventata il drago del trono di spade. E tornando a casa è finalmente l’ora di cena scandita dall’“ho fameeeee” del diavolo della Tasmania di mio figlio. Dopo cena relax e filmetto sul divano. Ovviamente che Edo possa vedere e quindi vi immaginate voi la “caratura” del film. Ore 00.00 a lett se Dio vole. E anche oggi è finita. Amo alla follia la mia famiglia, ma quanto mi manca fare a botte sotto canestro, tornare a casa stanco morto dopo essere stato con i miei compagni di squadra.
Prego riinizi il campionato, così tutti torneremo alla normalità e potremmo riabbracciarci. State a casa, che se resisto io con questa “banda di matti” ce la potete fare tutti. Forza Kleb. Andrà tutto bene. —
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