Il coronavirus fa slittare le Olimpiadi al 2021
«La scelta più difficile dello sport in tempo di pace». Ma la fiamma non si spegne e sarà custodita in Giappone
La fiamma resta accesa perché adesso le Olimpiadi hanno finalmente deciso di prendersi del tempo e quel fuoco è davvero la luce alla fine del tunnel. Ora che i Giochi hanno congelato i miliardi e deciso di rispettare il ritmo immobile del mondo, li si può attendere per un anno. Saranno bellissimi.
Restano targati 2020, le gare cambiano data, ma Tokyo mantiene il suo logo, almeno quello. Inutile sprecare risorse per rifare la scenografia: i cartelloni, le medaglie, i podi, il merchandising. E poi è giusto andare fuori sincrono, lo siamo tutti, logico segnare la gravità di uno spostamento che non ha precedenti. I Cinque cerchi si sono fermati per le due grandi guerre, ma non si sono mai spostati.
Slittano per colpa del coronavirus dopo giorni duri di spallate, proteste, boicottaggi, critiche, attese, titubanze comprensibili davanti all’enormità di un rinvio che sancisce perdite di miliardi. Però, comunque, inaccettabili davanti a un’emergenza che si prende migliaia di vite. Ad annunciare la resa è l’uomo che ha voluto legare i Giochi a Tokyo: Shinzo Abe, il premier giapponese che ha tentato disperatamente di evitare questa sospensione. Il suo Paese resta incastrato tra spese faraoniche e un riassetto futuro tutto da definire, avrebbe voluto un’altra opzione però non era sul tavolo e una volta incassato lo scenario peggiore ha preteso almeno di gestire il piano B.
Ci sarà tempo per stabilire il nuovo giorno dell’inaugurazione, per rassicurare gli sponsor in modo convincente, per fare conti che di certo ora non tornano, per risistemare un contratto olimpico, al momento, in scadenza alla fine del 2020. Adesso Abe e il presidente del Cio Bach si stringono virtualmente la mano e congelano le Olimpiadi: «È la scelta più difficile che lo sport abbia preso in tempo di pace. Giusto salvaguardare la salute degli atleti».
Il 30 marzo iniziano le riunioni per provare a sbrogliare il caos. La decisione epocale crea scompensi: i 33 gli sport coinvolti hanno altri eventi in programma nell’estate del 2021. Come sottolinea il capo del Coni, Giovanni Malagò: «Non è detto che si gareggi in luglio, potrebbe succedere molto prima. Lo spostamento era inevitabile, ma magari non aspetteremo un anno intero».
Al Giappone non dispiacerebbe riorganizzare l’Olimpiade della fioritura, in primavera, quando sbocciano i fiori dei ciliegi, ma le tv trasmettono altro in quel periodo e bisognerà ascoltare tante voci prima di studiare un accordo. Tokyo calcola perdite tra i 4,5 miliardi e i 6 per le mancate Olimpiadi, ne ha spesi ufficialmente 12 per metterle in piedi la prima volta e in realtà oltre i 30 se si includono anche le infrastrutture. Prima o poi arriveranno anche gli incassi e i ritorni, ma al momento sono investimenti a vuoto. Vertigini.
Ivo Ferriani, membro italiano dell’esecutivo Cio racconta che nonostante la posta in palio la chiamata definitiva è arrivata naturalmente: «Era il momento di mostrare una leadership e lo sport l’ha trovata su una scelta forte che doveva essere condivisa da tutti. Le parti in causa faranno un passo indietro per un grande interesse comune». Ovvero per evitare di far implodere i Giochi parcheggiati bisognerà davvero guardare alto e rispolverare i valori olimpici che spesso sono stati solo retorica.
Stavolta servono per trovare soluzioni a problemi mai visti prima e tenere viva quella fiammella accesa in Grecia che sarebbe dovuta passare di torcia in torcia fino a incendiare il braciere. Invece non viaggia, sarà custodita da qualche parte, in Giappone. Ad aspettarci. —
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