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La stagione perfetta delle Aquile di big Rocky Con al comando il carismatico generale Wyatt

Dario Cavaliere
La stagione perfetta delle Aquile di big Rocky Con al comando il carismatico generale Wyatt

Football americano. Nel 1991 la formazione ferrarese ottiene la promozione in A1 e vince anche il Silverbowl senza mai perdere una gara 

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la storia

Trent’anni fa arrivava a Ferrara (dalla Wisconsin Stout University) Mike Wyatt, coach che con la sua competenza e umanità lascerà un segno indelebile nella storia del football americano estense; basti dire che l’impianto dove oggi giocano le Aquile porta il suo nome. All’arrivo in città Wyatt trova un numeroso gruppo di giocatori dalle buone potenzialità, ma ancora tutte da sviluppare.

carisma

Quel che manca è un generale carismatico in grado di gestire nel dettaglio tutte le operazioni sul campo, trasformando un manipolo di solisti in una vera orchestra. L’inizio non è dei più facili, occorre tempo e la fiducia del gruppo dirigente per realizzare una trasformazione che sarà epocale. Wyatt porterà con sé un ricevitore dal talento cristallino, che conosce molto bene, visto che lo ha allenato a Wisconsin Stout. Il suo nome è Mark “Rocky” Rothwell, ha ricevuto onori da All-American ed è reduce dai camp della Nfl, dove ha tentato la sorte da free agent.

Al suo arrivo a Ferrara si rivela subito un ottimo ragazzo, intelligente, dedicato al football e capace di integrarsi alla perfezione in un ambiente tanto diverso da quello che ha lasciato. In campo, Rocky ha davvero una marcia in più. Fin dai primi allenamenti rivela doti da receiver che da queste parti non si sono mai viste; in particolare un istinto sovrannaturale per la palla in aria che gli consente di anticipare qualsiasi difensore, come se fosse sempre mezzo secondo più avanti nel tempo rispetto a chiunque. Il suo apporto per la squadra negli anni di gestione Wyatt è eccezionale: Rothwell è costantemente in cima alle classifiche per ruolo, non mancando praticamente mai una partita. La prima stagione, quella 1990, si apre con due sconfitte, ma poi coach Wyatt fa breccia, conquista cuori e menti riuscendo così a concretizzare il suo sistema di gioco basato sul collettivo. La promozione non arriverà, ma l’intervista che il coach rilascia prima di tornare negli States suona come una promessa.

il record

«Sono dispiaciuto per non aver raggiunto la A1, ma ugualmente compiaciuto perché abbiamo chiuso con un record di 9 vittorie e 3 sconfitte, conquistando la prima vittoria in un playoff nella storia societaria. La chiave del successo è stata senza dubbio l’unione di squadra. i ragazzi hanno giocato come un vero team e non come individualisti in cerca di essere star. Rothwell ha primeggiato a livello nazionale vincendo quattro categorie, ma per farlo ha avuto bisogno dagli altri. Gli americani aiutano la squadra ma la differenza l’hanno fatta gli italiani. I vari Bartoli, Brunetti, Greghi, Govoni, Guietti».

Poi un’indicazione sul futuro: «L’anno prossimo saremo una delle favorite alla promozione. Lo slogan “A1 nel’91” è già presente nelle nostre teste». E coach Wyatt si rivelò un bravo veggente… L’anno seguente le Aquile debuttano battendo 35-12 in trasferta i Black Hawks Cernusco; la premiata ditta Clark-Rothwell (Clark è il nuovo qb dei ferraresi) va a segno tre volte e si dimostra una spanna sopra a tutti. Arrivano poi i successi fra andata e ritorno con i Vipers Modena dell’ex Robert Ladson, Fighters Pordenone e Muli Trieste che valgono l’ingresso trionfale nella post season. Nei quarti i Grifoni Perugia tornano a casa con 57 punti sul groppone e le Aquile sono in semifinale contro i Rivers Pontedera. Chi vince è promosso in A1. Il match si gioca al motovelodromo di Ferrara sabato 22 giugno. I ferraresi scendono in campo sicuri della propria superiorità e il campo dà subito loro ragione. Rothwell riceve in end zone un lancio di Craig, Osnato trasforma e le Aquile decollano. Bartoli segna una doppietta, Rothwell lo imita; il solito Osnato continua ad essere preciso al piede e sul 26-0 al riposo la squadra ha già un piede in A1.

La ripresa è pura accademia. Segna Bartoli con una corsa di 47 yards (+ 2 alla mano Greghi) e stacca il pass per l’azzurro. Tris anche per Rothwell con altra pedata di Osnato ed è il 41-0 finale. Quando la crue arbitrale alza l’ovale al cielo, in campo e sugli spalti è festa grande. Abbracci, lacrime e gavettoni (notevole quello al presidente Barbaro incravattato) risparmiano nessuno. I dirigenti Mantovani e Brunetti annunciano un look biondo platino e coach Wyatt tiene fede alla promessa fatta e si taglia la folta barba a bordo campo, ma annuncia: «Dieci successi in dieci partite non bastano. Voglio la perfect season». Tra le Aquile e la “perfezione” ci sono gli Apaches Firenze approdati in A1 dopo aver battuto i Dolphins Ancona. Il Silverbowl si gioca in trasferta, a Calenzano nella serata del 29 giugno, ma la tribuna gremita ospita due pullman di tifosi estensi che fanno un tifo indiavolato. Gli Apaches del texano Shackelford sono assai temuti, ma dopo appena due giochi le Aquile sono in touch down con Rothwell. I toscani corrono con Thompson ed Henry, qb con licenza di runner, ma la difesa Aquile non concede spazi.

le corse

Nel secondo quarto ancora Bartoli a far impazzire con le sue corse finché trova il varco ben protetto dai blocchi. Greghi irride la difesa con una trasformazione alla mano efficacissima per il 15-0. L’incontro si incattivisce, volano flags e colpi duri. Nella ripresa Rothwell gira fra attacco e difesa, ma un vecchio stiramento lo limita. Guietti inanella un altro sack, poi al termine di una fase un po’ confusa la perla della serata: Bartoli finta una corsa poi spara una bomba di 64 yards per Rothwell che va in end zone per il 21-0 all’ultima inversione. Clark rischia qualche sack ma dispensa palloni a tutti. Segna Nani per il 27-0, poi una benevolenza arbitrale manda in td gli Apache che da qui alla fine di distingueranno solo per falli tanto stupidi quanto inutili. Landini sfonda centralmente, Osnato trasforma per il 34 a 7 chiudendo la sua stagione con un 100% al piede, mentre gli arbitri dicono che il match finisce qui.

La “perfect season” è servita ed al severo coach Wyatt si velano gli occhi mentre abbraccia Barbaro, poi esulta per la nomina di Stefano Bartoli a MVP della finale. A fine carriera, la sua maglia numero 12 sarà poi ritirata dalla società. Nel 1992 le Aquile con Wyatt al timone arriveranno fino alla sfortunata semifinale scudetto persa contro i Pharaones Milano del bisonte Unga, ma la sua vera eredità non sono i pur eccezionali risultati agonistici ottenuti. Quel che Mike ha lasciato a Ferrara è l’idea che il football è unità di spiriti e come tale travalica i confini del campo, poiché quando un gruppo diviene davvero una squadra non ha più limiti. –

Dario Cavaliere

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