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Tra Ray e la Carife c’è subito feeling Con l’uomo del Bronx è risorgimento estense

Marco Nagliati
Tra Ray e la Carife c’è subito feeling Con l’uomo del Bronx è risorgimento estense

L’arrivo nel gennaio del 2009 dell’ex giocatore dei Boston Celtics fa svoltare la prima storica stagione in A1 della formazione bianconera 

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il racconto

Marco Nagliati

«Come quando esci con una ragazza la prima sera, capisci già se c’è qualcosa o meno». Allan Ray, quando arriva a Ferrara, è scottato dalle notti romane: con la Virtus non è andata. Né passione e nemmeno amore: poteva essere una grande storia, volano gli stracci e lui se ne torna a casa. È un ragazzo del Bronx, ma non perde mai la via: 167ª strada. Sempre sulle orme di nonno e babbo diventa anche lui una leggenda dei campetti newyorkesi. «Partecipavo a tutti i tornei, anche quelli estivi come il Rucker - dice sempre Allan -, sebbene fossi già un giocatore importante al college».

i piccoletti terribili

Inverno 2009, qui nasce un’altra storia. «Quello di Ferrara è stato l’anno più bello: partivamo di rincorsa ed è finita in festa». Macché, di più: in gloria. La remigina Carife, al primo arduo passo di Serie A1 della sua storia, non centra i playoff scudetto solo per differenza canestri. Ed Allan Ray s’è dimostrato uno dei giocatori più forti che mai abbiano indossato la canotta estense, formando col formidabile Andre Collins l’indimenticata e terribile macchina da canestri ferrarese. Due piccoletti, complementari: fantasioso, realizzatore, incursore e verticale Allan; tiratore e metronomo Andre. Con la supervisione di “Mastro” Farabello, un’annata complicata e grigia diventa arcobaleno.

Ray, dunque, non ha feeling con Roma che nell’estate del 2007 lo porta in Italia. È un colpo tecnico e mediatico, perché Allan è giocatore da Nba. Non fosse per un fisico di vetro, tendente agli infortuni, sarebbe rimasto oltreoceano. Lui è un bostoniano: 47 partite con la mitica squadra biancoverde. Cinque volte in quintetto base, un ruolo tendenzialmente non marginale. Sul parquet per 15’ di media, con 6.2 punti a match. High score a quota 22 in due circostanze: contro Atlanta e a Indianapolis. Però i ritmi Nba sono tanta roba e decide di cercare gloria e denaro in Europa: Roma. Non va: zero intesa con coach Repesa e una microfrattura al piede il primo anno. Sempre rapporto teso col tecnico la stagione successiva. Viene “tagliato”.

il blitz

Qui arriva il Club Ferrara. Penultimo in A1 e con Apodaca trovato positivo all’antidoping. Il presidente Mascellani caccia il portoricano e annusa il colpaccio. Chiama Roma e propone: “Se ci date Ray gli paghiamo una parte dell’ingaggio, così voi risparmiare su un contratto che tanto dovreste onorare”. La Virtus ci sta, perché Allan aveva un costo esorbitante. La diplomazia estense convince Ray ad accettare una squadra che deve salvarsi e non punta allo scudetto. Allan esce la prima sera con la Carife e capisce che c’è “qualcosa”. Il solo suo primo allenamento, 16 gennaio 2009, risolleva un ambiente depresso. Ray ha un bagaglio carismatico che esprime sottovoce. E una qualità rara: eleva il rendimento dei compagni. Non fa la star. Del resto è un prodotto di Villanova, dove alto è il concetto di squadra: «Una scuola di vita - dice Allan -; è negli anni del college che diventi un giocatore. Impari ad adattarti alle situazioni. E quando esci sei pronto per ogni sfida».

swingman

E la Carife è una bella sfida. Come essere a Brother Hood park sulla 161ª: lì i 5vs5 sono per uomini duri. Ray si presenta al palace estense con maglietta nera Carife e pantaloni della tuta neroverde Celtics. Voce flebile, occhi furbi da cerbiatto, profilo basso. «Vinciamo e divertiamoci». Il Club allenato da “Giorgino” Valli è penultimo con 8 punti assieme a Udine, a 10 Fortitudo e Biella. Ultima Rieti a 6. Domenica 18 gennaio Ray non gioca a Montegranaro perché a corto di allenamenti. Però basta vederlo in tribuna per galvanizzare i compagni che passano 71-69. È l’ultima di andata. Il risorgimento estense. Il girone di ritorno diventerà paradiso.

Allan sceglie il numero 16, debutta al palasport contro Teramo che è secondo in classifica dietro a Siena. Si trova a marcare Jay Carroll, che poi diventerà un mammasantissima da Eurolega col Real Madrid. Beh, dai... Ray mette la museruola al bomber altrui, di suo insacca 18 punti con 5/9. Più 6 rimbalzi. È uno swingman: gioca play, guardia e ala piccola. A Roma sembrava indifferente, a Ferrara mette l’anima. «Da me stesso non mi aspettavo molto» confida al cronista a fine gara. Vabbè... Valli finalmente sorride: «Il nostro tirocinio è finito». L’apprendistato Carife è stato più caldo dell’inferno, ma adesso la salvezza è possibile. E saranno quattro mesi gladiatori. Ray apre il campo per il pivottone Jamison che riceve assist ad alto livello di efficacia e spettacolarità. Due palleggi, finta e controfinta e duro al ferro. Allan è imprevedibile, con Collins diventano uno. L’esorbitante atletismo di Ebi completa un cerchio, chiuso dal lavoro oscuro di Farabello e Nnamaka. Colpi su campi storici (Cantù e Roma), vittorie da batticuore nei derby. Sabato 27 marzo Carife contro Fortitudo, penultime entrambe. Ray ne spara 16 squassando la difesa. Vittoria e balzo salvezza. Timbrata in un altro derby dominato: la Virtus è schiantata 93-84. La Carife ne vince sette delle ultime otto. Delirio. Arriva l’estate, Ray accetta la riconferma. Ma si rompe il ginocchio su un campetto di casa. E non sarà più magia. —

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