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Con lo standby per l’antidoping altro ostacolo al rilancio

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ROMA

Lo sport è fermo. E anche l’antidoping. In periodo di coronavirus sospesi i controlli agli atleti, inutili in assenza di competizioni oltre che rischiosi per gli stessi atleti. E i tecnici e i medici che li eseguono in laboratorio. A cascata, dopo il decreto del premier Conte, il responsabile di Nado Italia Leonardo Gallitelli ha imposto lo stop. L’unica disposizione ancora vigente e obbligatoria per gli atleti di alto livello è quella di compilare i “whereabouts”, i moduli che attestano costantemente i loro spostamenti. Tra i pochi sport che stanno cercando di capire se sarà possibile completare la stagione c’è il calcio. Qualora la Figc decidesse di ricominciare, l’antidoping sarebbe comunque pronto, con la possibilità di concentrare gli sforzi sul pallone. Ma resta lo scoglio del divieto governativo di trasferimento da un luogo a un altro, che riguarda anche i medici e i tecnici. Così sorge il dubbio: chi controllerebbe i giocatori qualora il decreto fosse ancora in vigore? —

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