Spal, un taglio del 30% peserebbe molto sui giocatori
Il monte ingaggi dei biancazzurri è il 16º della serie A: poco più di 14 milioni netti Petagna il più pagato con 1,2 milioni: la società tratterrebbe 400.000 euro
ferrara
Ieri i giocatori del Barcellona hanno annunciato di tagliarsi di oltre il 70% i rispettivi ingaggi. In Germania, è noto, erano stati precursori in tal senso, pur con diverse postille per i vari club. In Italia la Juventus ha fatto da apripista, addirittura con apparente sommo gaudio collettivo di tutte le componenti bianconere (proprietà, dirigenza, giocatori, staff. . . ). Ma la questione della sforbiciata agli stipendi resta apertissima.
Nel senso che non c’è una linea comune tra le società, e che possono essere contemplati sia accordi singoli (direttamente tra ogni club ed i propri tesserati) sia – appunto – globali, come sarebbe auspicabile: se c’è una linea, che sia quella per tutti.
Per i vari sodalizi il risparmio dettato da tali “tagli” andrebbe a compensare, almeno in parte, il danno economico causato dai mancati introiti (botteghino, sponsor, diritti tv...) conseguenza dello stop forzato per via dell’emergenza sanitaria, e – tra le ricadute positive – potrebbe anche consentire di pagare al 100% gli stipendi di tutto il personale non sportivo.
Ma in casa Spal cosa succede? Qual è la linea che la società vorrebbe perseguire? È d’accordo con altri club, per fare fronte comune, oppure ha una posizione propria o, ancora, intende aspettare che il quadro si delinei meglio? A quanto corrisponde il monte ingaggi dei biancazzurri e quanto incide sul bilancio annuale? Vediamo di addentrarci nelle varie questioni.
Premettiamo che si è giocato fino all’8 marzo, quindi gli stipendi fino a quella data sono ovviamente preservati. A livello di proprietà e di dirigenza, la Spal non si è ancora espressa pubblicamente sull’argomento. Ciò non toglie che, sostanzialmente, i conti sono presto fatti. La Spal ha il 16º monte ingaggi della serie A: poco più di 14 milioni netti (al lordo andiamo verso i 30). Di conseguenza è evidente che qualsiasi decurtazione andrebbe a gravare in modo molto pesante per ogni singolo. In biancazzurro non ci sono infatti dei... Ronaldo. Il giocatore che guadagna di più è Petagna, con 1, 2 milioni. Il mercato di gennaio ha collocato Bonifazi al secondo posto (1, 1) e Cerri (1, come del resto Paloschi andato al Cagliari nello scambio tra i due attaccanti) al terzo insieme a Berisha. Seguono poi Sala e Tomovic (0,8), l’altro neo-acquisto Castro, Missiroli, Murgia e Valdifiori (tutti a 0,7), Di Francesco (0, 6), Vicari ed il rinforzo invernale Dabo a 0,5. Seguono Felipe, Salamon e D’Alessandro a 0,4; a 0,35 troviamo Cionek e Valoti, mentre Floccari, Letica, Reca e l’ulteriore innesto di mercato Zukanovic sono attestati a 0,3. Demba Thiam è a 0, 15. Strefezza e Tunjov chiudono la fila a 0, 1.
Se passasse l’ipotesi del cosiddetto taglio lineare del 30% su ogni ingaggio, allora – per fare solo un esempio – la Spal dall’1, 2 di Petagna si terrebbe 400.000 euro. E sull’intera rosa verrebbe a risparmiare più o meno 4 milioni netti. Una cifra certo non trascurabile. Mala differenza economica sarebbe probabilmente più d’impatto per le tasche dei giocatori che non come considerevole utile per le finanze della società.
Per dare un’idea: alla chiusura del 30 giugno scorso, il bilancio 2018 della Spal faceva registrare ricavi per 57.655. 556 euro, a fronte di costi per 56.425.265 euro (la cui voce principale era quella relativa alla spesa per il personale: 32,4 milioni). Il risultato operativo era quindi positivo per 1.230. 291 euro.
In un quadro di questo genere la Spal è alla finestra. Anche perché bisognerà capire fino a quando resteranno sospesi gli allenamenti, e se e quando riprenderà il campionato. E poi si dovrà comprendere se i tagli saranno appunto a quota fissa (il 30%) oppure se si ragionerà su base bimestrale o trimestrale, o considerando i mesi di stop forzato fino a quando le squadre ricominceranno la preparazione. Se la stagione dovesse essere dichiarata chiusa (ipotesi che la Federcalcio e Lega vogliono assolutamente evitare, ma che allo stato non si può ancora escludere), allora i mesi tagliabili sarebbero aprile, maggio e giugno per intero, e marzo in buona parte. È sicuramente una situazione complicata, sotto questo profilo, pur se la ragione dice che le preoccupazioni sono ben altre. —
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