La Spal è in attesa delle scelte federali La Ovest non ci sta
Il calcio di serie A prova invece a non mollare e lavora per poter ripartire il 20 maggio
la protesta
I vertici del calcio italiano continuano a discutere. Figc, Lega A, il ministro Spadafora, l’Assocalciatori e i presidenti delle varie società proseguono nella loro battaglia quotidiana per tentare di trovare una quadratura e provare a far ripartire la stagione 19/20. Si ripartisse in maggio (ipotesi mercoledì 20) si penserebbe di giocare ogni tre giorni, sempre a porte chiuse e “cozzando” molto probabilmente sul campionato successivo.
reazioni
Già alcune tifoserie italiane nei giorni scorsi avevano comunicato il loro disinteresse verso questo tentativo di ripresa calcistica. E del resto, giocando a porte chiuse, il coinvolgimento sarebbe stato solo davanti alla televisione. Una delle prime correnti ultras a chiedere il famoso “passo indietro” è stata proprio quella atalantina di Bergamo. La salute, il rispetto e la dignità di una città, arrivano prima di un quarto di finale di Champions o di un altro piazzamento prestigioso in campionat: questa la sintesi del messaggio.
Ieri, anche la Curva Ovest Ferrara ha manifestato la propria posizione con un comunicato apparso sulla propria pagina Aacebook, indirizzato ai piani altissimi del calcio italiano.
«Mentre scriviamo queste righe - hanno aperto gli ultras biancazzurri - i convogli militari attraversano le strade della nostra città e della nostra provincia. Trasportano salme provenienti da Bergamo e destinate ai nostri servizi cimiteriali comunali. Mentre scriviamo, lo scenario in tutta Italia è quello ormai tristemente noto e non è necessario che noi lo si descriva: coinvolge ospedali, aziende e milioni di persone, soprattutto le fasce più deboli della popolazione».
Poi, dopo la premessa, ecco l’affondo: «Crediamo non sia minimamente pensabile riaprire i campionati. Il calcio è della gente, ed è giusto che il calcio ne rispetti i problemi, ne rispetti il lutto, rispetti un lasso di tempo minimo in cui fare silenzio. Che non potrebbe di certo essere quello simbolico e ipocrita del minuto ad inizio partita, ma un tempo più lungo e giusto, a misura d’uomo. Il calcio è un mondo ricco, troppo ricco, eccessivamente ricco. Per rispetto dei tifosi e di quello che stanno attraversando in questi giorni, non vogliamo sentire parlare di risvolti economici e scenari di depressione finanziaria riguardanti l’universo calcio, soprattutto se si tratta di Serie A».
nessun dubbio
L’appello è chiaro: «Ci si fermi». E la chiusura, che evidenzia il concetto e il senso del messaggio inviato dal feudo più caldo del tifo estense: «A noi non interessano le decisioni che verranno prese in merito alla classifica, non interessa la categoria in cui militeremo l’anno prossimo, non interessa il risultato. A noi interessa che la nostra maglia venga onorata sul campo. Rivederla sui rettangoli di gioco fra un mese non farebbe di certo risplendere i suoi colori, anzi, la vedrebbe ricoperta d’onta. E questa è una vergogna che noi non vogliamo vivere e di cui non vogliamo essere complici». —
A. D.
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