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Kenny l’incompreso si trasforma in super Hasbrouck Il bomber infallibile

Marco Nagliati
Kenny l’incompreso si trasforma in super Hasbrouck Il bomber infallibile

Il sogno Nba soltanto accarezzato e un talento mortificato da qualche scelta sbagliata: a Ferrara la rinascita della guardia 

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il racconto

Marco Nagliati

Il destino si manifesta agli albori di una carriera. È già tutto scritto quando Kenny Hasbrouck mette piede al college: gioca a basket con Siena. I Saints della contea di Albany (New York). JuniorHaz entra in punta di piedi e ne esce da eroe sportivo: sarà il 4º miglior bomber di tutti i tempi del college e - più avanti - ne ritireranno la maglia. «Una cosa surreale» dirà un Kenny diventato adulto. Surreale è anche quanto accade a Ferrara nel pieno dell’estate 2014. La Mobyt del patron Bulgarelli è in Silver, secondo torneo nazionale che ha commistioni con la Gold. Sotto il solleone Andrea Pulidori mette brividi nella rarefatta aria estense: annuncia l’ingaggio di Hasbrouck. Un colpo da novanta, altroché.

dal cilindro

Il talentuoso cestista esce dal cilindro del ds estense per una serie di circostanze: fortuna, pazienza, buona capacità negoziale. Saper cogliere l’occasione. Kenny cercava una squadra di massima serie, ma le sue ultime esibizioni e l’ingaggio richiesto ne avevano complicato i desideri. E così, l’uomo di Washington (14 agosto 1986 la nascita), comprendendo che rischiava di non trovare un club per l’inizio della stagione accetta Ferrara. La sua prima “firma” per un team di una lega minore. Pulidori, imbattibile sui tavoli da briscola e trionfo, vince anche al poker. «Ferrara il posto migliore per dimostrare il mio valore» dice lo stesso Kenny. Sbarca mentre ancora festeggia il compleanno e mai parole furono così profetiche. Dopo Collins e Ray, Hasbrouck sarà l’esterno straniero più forte mai visto al palasport.

Si diceva del destino... In Kenny scoppia la vocazione come qualsiasi ragazzino. Colleziona cards (le figurine) e nasce la magìa: scopre un idolo che altri non è che Magic Johnson («stesso giorno di nascita» sussurra sorridendo Kenny). Il basket diventa una ragione di vita, spinto dal fratello lo pratica con quella dedizione che mostrerà anche da professionista. Ha le idee chiare, l’obiettivo ambizioso. Quello, in fondo, di tutti i guys statunitensi: l’Nba. Con Siena Saints, “Kenny boy” al debutto infila 30 punti contro Vanderbilt.Apprende l’arte del ball handling col maestro Fran Mccaffery. È un solitario ma non un musone. Uomo squadra. Lo chiamano gli Heat di Miami, le porte dorate si aprono. Invece... Qualche infortunio noioso, un roster zeppo di marpioni. La necessità di puntare all’anello e quindi poca trippa per i giovani. Hasbrouck fa benino in Summer League però non basta: «È un rimpianto - dice - ma loro lottavano per i playoff e si affidavano ai veterani». Kenny era una scommessa e nessuno mette un cent.

la scelta

Così, “Has” sceglie: Europa. Ecco il fil rouge. Cestisticamente nato con Siena, non poteva che trovare fortuna nel vecchio continente. Non sarà tutto apparecchiato per il talento di Hasbrouck. Bisogna capirlo per apprezzarlo. Come uomo, come giocatore. È una guardia, segna tanto. Da lui questo si vuole. Invece, sotto la canotta c’è di più: «Mi ritengo un giocatore completo, sfortunatamente nel basket europeo spesso essere un buon difensore o un giocatore che si mette a disposizione del gruppo non è glamour. Tanto del lavoro “sporco” non va nelle statistiche, per questo credo di essere stato un pizzico incompreso».

kennyhaz

Sceglie formazioni di massima serie, ma in lotta per salvarsi (Alicante, Oldenburg, Virtus Bologna e i turchi del Mersin). Saliscendi: «Non è andato tutto come avevo pronosticato». Con questo vissuto, Hasbrouck arriva a Ferrara. Gli servono fiducia e una riconosciuta leadership tecnica, che non esprime col linguaggio del corpo o con parole sbruffone. Trova, in biancazzurro, quel che cercava. Col play Ferri (regista di lotta e di governo ma non di talento purissimo) si completa alla grande. L’altro statunitense è uno sbarbatello che non inciderà mai: Huff. Kenny indossa il numero 41 («è il riferimento all’area Capitol Heights di Washington dove sono nato») e diventa “Silver Bullett”. L’uomo cui affidare l’ultima pallottola. Il pallone decisivo. «Mi piace tirare in uscita dai blocchi - spiega - e se occorre posso costruirmi un tiro a giochi rotti». La stagione parte bene per lui, male per la Mobyt. In inverno salta coach Furlani e arriva Martelossi. Con The Hammer in panchina è subito primavera: la squadra vince 15 delle ultime 19 partite e centra un incredibile traguardo playoff. Kenny è il leader silenzioso e non avrà mai più cifre come quelle estensi: 20.4 punti di media (bomber di Lega). Si firma Kennyhaz sui social e i tifosi lo adorano. È preso di mira dalle difese in quanto unico vero punto di riferimento offensivo, ma dei suoi assist ne beneficiano Castelli, Casadei, Benfatto e Amici che spesso va fuori dagli schemi e dalle righe.

Nella sua stagione alla corte degli Este, “Has” trasforma il basket in una forma d’arte. Con la moglie Sasha, del resto, non disdegna di viaggiare per l’Italia scoprendone le bellezze. Con la squadra non manca l’appuntamento settimanale al bowling, ama il caffè. Balla una sola stagione, poi cerca ancora di credere che l’A1 sia il suo territorio: Virtus Bo e Cantù. Invece è in A2 che domina: Piacenza, Jesi, Fortitudo e Verona. No Nba e né Eurolega: lui può specializzarsi in uomo promozione. —

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