Quando nonno Francesco dava consigli a Petagna
Il bomber della Spal si confessa in diretta Instagram col trio comico degli Autogol «A 4 anni giocavo in cortile con lui che mi insegnava a calciare meglio»
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La sua presenza sui canali social in questi giorni è diventata una costante, e volta dopo volta ci permette di conoscere tante curiosità di colui che è il bomber di queste recenti annate spalline. Andrea Petagna nel prossimo campionato non indosserà più la casacca estense, ma di certo è bello riscontrare come, ancora da tesserato biancazzurro, venga coinvolto in diverse iniziative in quanto “personaggio”.
l’intervista
E quelle di questo periodo d’isolamento sono state davvero tante. L’ultima in arco temporale l’altro giorno in una “diretta” sulla pagina Instagram degli “Autogol”, il trio comico noto a tutt’Italia per video, gag e imitazioni legate al mondo del calcio. È stato proprio uno di loro – Alessandro Trolli – ad “intervistare” il Petagnone spallino in una chiacchierata ricca di curiosità.
Dopo le prime classiche battute su barba, capigliatura e sul come ci si tiene in forma in questi giorni, Petagna ha risposto alla prima vera domanda. «Con quali colleghi avrei voluto passare la quarantena? È sicuramente una risposta scontata e dico “Papu” Gomez. Abbiamo un rapporto duraturo da anni, ci sentiamo quasi tutti i giorni, ci siamo sempre trovati bene ed è anche quello con cui ho più confidenza. Mi chiama Orsetto? Sì, un giorno ha iniziato a darmi dell’orso perché ero avevo un sacco di peli sul petto e nelle gambe oltre alla barba (ride; ndr)». E con chi invece Petagna non starebbe mai in quarantena? «Premetto che Paloschi è uno dei miei migliori amici e sono sempre stato con lui in camera nei ritiri alla Spal. Se devo fare un nome faccio il suo solo perché non terrei mai i suoi ritmi. Va a letto prestissimo e si sveglia ancor prima... Adesso in camera ho Valdifiori, un altro particolarmente fastidioso all’inverso perché non è mai fermo».
Spazio all’immancabile parentesi videogames: «Sto giocando a Call of Duty proprio a manetta – ha ammesso Andrea –, ma devo dire che anche con Fifa ci dò. Tra i miei compagni Valoti e Strefezza sono i più bravini, ma anche D’Alessandro è forte. Ricordo anche Gollini come player molto abile, mentre Romagnoli è proprio un malato di videogiochi oltre che essere davvero bravo».
lezioni in famiglia
Flashback sui ricordi di un bimbo già appassionato di calcio: «A quattro anni ho iniziato a giocare in cortile con mio nonno (Francesco, storico allenatore della Spal di Mazza; ndr). Ci passavamo la palla e già mi diceva come fare a calciare meglio. Quando è venuto a mancare, ho giocato con le mie zie: io calciavo e loro a turno stavano in porta nel più grande dei classiconi. Una mi faceva fare sempre gol, l’altra s’impegnava a parare. Il mio idolo da bambino? Sicuramente Vieri. Ma dico anche Borriello, un altro mancino come me che ho ammirato in quella straordinaria annata al Milan mentre facevo il raccattapalle. Poi ovviamente ho avuto la fortuna sempre in quel contesto di vedere Ibra: uno dei più forti a livello storico mondiale nel ruolo di centravanti assieme a Drogba. Personalmente – ha proseguito Petagna –ho sempre voluto fare il calciatore. Speravo di ricoprire le orme dei miei famigliari e magari se c’è già una predisposizione mentale di questo tipo è più facile centrare l’obiettivo».
All’attaccante della Spal è stato chiesto il nome del calciatore più forte con cui ha giocato: «Ilicic. È un fenomeno, gli dico sempre che è matto e che avrebbe dovuto giocare nel Real Madrid o nel Barcellona perché ha una facilità di fare le cose che è incredibile. Di fenomeni ne ho visti tanti a 16/17 anni quando venivo aggregato ad allenarmi con la prima squadra del Milan: c’erano Ibrahimovic, Pato, Robinho. Saltavo sempre scuola perché loro si allenavano al mattino (risatona; ndr)...».
Sottolineando poi che Chiellini è il difensore più forte mai affrontato, il bomber ha aperto l’argomento allenatori: «Ne ho avuto veramente tanti e tutti mi hanno dato qualcosa. Se devo fare dei nomi, allora cito Allegri perché mi ha fatto esordire in A e in Champions, poi Gasperini perché secondo me è il più bravo sotto più punti di vista».
riti e musica
Chiusura prima con le scaramanzie («indosso sempre i miei parastinchi, uno con raffigurato Batman e uno con le foto di amici, nel verso con cui ho segnato nell’ultima partita giocata. Idem per le mutande, metto sempre le stesse di quando ho fatto l’ultimo gol, lavandole eh…»). e con la musica: «Amo il rap. L’ultimo pezzo che sento sempre prima di arrivare allo stadio è “Superman” di Emis Killa e Guè». –
Alessio Duatti
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