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Quando i runners si sentono in gabbia «Inattività: malessere da tenere a bada»

Dario Cavaliere
Quando i runners si sentono in gabbia «Inattività: malessere da tenere a bada»

Il coronavirus ha portato all’inevitabile cancellazione di tutte le podistiche ed i principali protagonisti ferraresi raccontano le loro difficoltà 

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l’inchiesta

E’ risaputo che l’attività fisica, in primis la corsa, è - per chi la pratica assiduamente - quasi una droga: una sensazione di benessere. La corsa fa bene al fisico ma anche alla mente ed è dimostrato che genera dipendenza, solo che questa fa bene. Il merito va alle endorfine che sono neurotrasmettitori che ci danno una sensazione di piacere e vengono rilasciate nel nostro organismo mentre corriamo o mentre facciamo qualsiasi attività aerobica. Per questo si sta bene e per questo, dopo un certo tempo, il nostro corpo desidera ancora quell’effetto che otteniamo correndo. E l’astinenza genera problemi. Ecco, come staranno vivendo questo periodo di clausura forzata i principali protagonisti del podismo ferrarese?

«Lo sto vivendo un po’ come tutti: in casa - dice Rudy Magagnoli, fra le altre cose campione italiano master 2019 sui 5000 metri e bronzo quest’anno a Cassino -; fortunatamente ho un po’ di campagna attorno a casa e così esco un’ora al giorno per respirare aria pulita. Fino a pochi giorni fa avevo creato un circuito di 600 metri dove correvo da solo, ma da quando in regione l’attività è stata bandita mi sono rassegnato. Così faccio tapis roulant e bici sui rulli per mantenere tonicità muscolare; l’allenamento è tutta un’altra cosa».

«Già a febbraio non ero in forma - prosegue il portacolori di Corriferrara - e adesso non ha senso perseguire uno stato di forma, visto che non si sa quando potremo tornare alle gare». Un motto caro all’atleta è che ciò che non ti uccide, ti fortifica. «Potessi esprimere un desiderio - conclude Magagnoli - vorrei uscire da questo stato il più presto possibile, con la speranza che ci abbia fatto fare un esame di coscienza per capire quali sono le cose veramente importanti. Le piccole cose della vita».

il sentiero

Sulla stessa lunghezza d’onda è il comacchiese Luca Andreella: «Fortunatamente ho un po’ di terreno mio dove abito e adesso che sono anche a casa dal lavoro riesco bene o male a gestire un po’di allenamento. La mia allenatrice Laura Fogli mi ha dato un programma e sto provando a farlo. Prima mi allenavo sempre in giro, un giorno di qua ed un giorno di là, in base a dove ero a lavorare, mentre adesso paradossalmente mi va meglio da un lato, anche se correre in strada è un’altra cosa rispetto allo sterrato. Fare sempre cross a lungo andare si fa sentire nelle gambe».

«Diciamo che sto facendo più potenziamento - prosegue - il tutto con la speranza che si possa ricominciare presto, anche se sicuramente lo stop per lo sport agonistico arriverà a fine maggio. È vero che tutto cambia in fretta, come le autocertificazioni (ride; ndr) però sono realista».

«Quando ci hanno dato lo stop - conclude l’atleta della Running Comacchio - stavo andando bene nel trofeo 8 Comuni dove mi mancava una gara per vincere, essendo in testa alla classifica a punti. Saltata l’ultima gara a Massa Fiscaglia, tutto è stato congelato. Posso dire che ho vinto, anche perché non credo che la gara venga recuperata, ma è vittoria effimera: senza gioia. Questa inattività poi crea un vero malessere fisico che sarà difficile da scrollare di dosso».

Concorda la compagna di squadra e di allenamento Giorgia Mancin, 6ª italiana alla maratona di New York 2019. «Allenarsi seriamente in queste condizioni all’aria aperta è quasi una impresa - dice Giorgia - e così ovvio con il tapis roulant e facendo qualche esercizio nel giardino di casa. Poi, se posso, corro in tondo nella mia via ma mi sento frustrata: nervosa. Non è facile da reggere mentalmente. Abituata ad allenarmi con Luca (Andreella; ndr) e alla compagnia in generale soffro, ma mi ripeto che lo stiamo facendo per il nostro bene. Spero solo finisca presto».

«In questo periodo - continua - Giorgia - il mio obiettivo era la maratona di Milano, con la 30 km dei portici a Bologna come test di preparazione. Saltato questo ho capito che non avrei comunque corso a Milano, prima del blocco totale. Psicologicamente questo step era fondamentale per me. Spero in New York e incrocio le dita perché tutto sia finito anche là»

«Il mio desiderio più grande - conclude - è che la gente smetta di morire e che si possa tornare ad assaporare tutte quelle piccole cose che adesso ci mancano da morire e che prima davamo per scontate. Che questa mancanza poi diventi una motivazione in più nel fare le cose».

rassegnazione

Chi sta vivendo questa situazione come un animale in gabbia è Massimo Tocchio... «Ma vedo il bicchiere mezzo pieno - premette - pensando ai ciclisti che per me stanno peggio. In casa riesco a fare solo esercizi propedeutici di rinforzo muscolare preventivo, anche solo facendo rampe di scale in serie».

«Ho due figli - continua il portacolori della Salcus - e mentre li porto un po’ fuori davanti a casa ne approfitto per fare un minimo di preatletismo e correre in tondo nei 200 metri consentiti. Non è concetto astratto dire che mi sento come un criceto».

«Ci dobbiamo comunque rassegnare. Non sarà cosa veloce, a mio avviso, soprattutto per lo sport. Con il rischio che le responsabilità, che giocoforza ci saranno nelle manifestazioni sportive di massa, non inducano gli organizzatori a mollare. Io intanto mi sto allenando con i lavori di casa: cucino, stucco, rinfresco la tinteggiatura...».

il circuito

Il giro d’orizzonte si chiude con Caterina Mangolini, campionessa regionale cross 2019. «Al momento faccio veramente fatica a correre, visto che non si può andare da nessuna parte. Fortunatamente ho i campi attorno a casa e dove era possibile ho creato un circuito di circa 600 metri che sfrutto quando posso. Poi faccio molti esercizi in casa alternando sedute di potenziamento ad altre cardio, per non perdere troppo il tono muscolare. Non posseggo un tapis roulant e così appena c’è l’occasione corro nel mio circuitino, anche se fare sempre e solo cross è logorante per le gambe ed infatti se normalmente su strada correvo 80-85 chilometri alla settimana, adesso se arrivo a 50 è tanto».

«Sono al secondo anno di università verso una professione sanitaria come dietista. Esami a parte, il mio obiettivo stagionale - conclude la portacolori dell’Atletica Estense - era la stagione in pista con i 5.000 e forse i 10.000». —

Dario Cavaliere

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