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Gavagna, quando il virus oscura la meta «Usciamo ma niente gare e la famiglia...»

Dario Cavaliere
Gavagna, quando il virus oscura la meta «Usciamo ma niente gare e la famiglia...»

Rugby. La ventisettenne ferrarese da oltre cinque anni in Danimarca racconta come vive le difficoltà del momento 

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l’intervista

Rosaluna Gavagna, ferrarese, 27 anni a luglio, figlia di Luca stimato e conosciuto fotografo, ha una storia di sport e di vita particolare. Giocatrice del Cus rugby, dopo essere stata Velenosa della prima era si è trasferita per studio da oltre un lustro in Danimarca nei pressi di Copenaghen e grazie al doppio passaporto è diventata capitano della nazionale biancorossa conseguendo lusinghieri successi. Anche lei - ovviamente - vive giorni particolari.

«La Danimarca ha messo regole dal 17 marzo- dice Rosaluna -: hanno cominciato con restrizioni minori per poi arrivare a come siamo adesso, ovvero con la maggior parte di negozi e attività chiusi. Scuole, negozi, ristoranti, bar, sport, posti di lavoro... Inoltre non si può stare in gruppi più grandi di dieci persone, si deve tenere la distanza, lavarsi le mani e tossire/starnutire nel gomito. Per fortuna non siamo obbligati a stare in casa, possiamo ancora andare a fare passeggiate e muoverci liberamente all’aperto, mantenendo sempre la distanza di sicurezza: il che aiuta decisamente la giornata».

confini

«Lo stato ha chiuso i confini - prosegue - il che vuol dire che se non si ha residenza, domicilio, oppure un lavoro fisso in Danimarca, non si può entrare. Dalla Svezia arriva un sacco di gente che lavora per l’appunto a Copenaghen, anche se in Svezia hanno adottato per ora delle regole molto diverse dalla Danimarca».

Intanto, Rosaluna... «Per mantenermi agli studi lavoro part time in un’azienda, ma adesso sono a casa in cassa integrazione. Mi dedico così al mio master in design di servizi, per il quale sto scrivendo la tesi sull’economia circolare, in collaborazione con una grande azienda di gioielli danese. La scrivo con una compagna di studi e il progetto ha ovviamente preso una strada leggermente diversa vista la situazione. Tutto il lavoro di ricerca dei bisogni del consumatore, che normalmente verrebbe fatto faccia a faccia in interviste e workshops, l’abbiamo dovuto digitalizzare. Le interviste le abbiamo fatte in videochiamata e i workshops saranno fatti online, sperando di avere un esito positivo».

lo stop

«Lo sport è ovviamente tutto fermo - continua l’ex cussina -; avremmo dovuto cominciare il campionato lo scorso weekend ed anche se la federazione danese continua a dare speranza di poter partire prima dell’estate, mi sembrano commenti molto facili e generici. Avevamo grandi progetti per la nazionale quest’anno: siamo state promosse nel gruppo A di Coppa Europa e per la prima volta nella storia abbiamo un gruppo di 28 ragazze che sono state selezionate a dicembre per fare parte del progetto della nazionale. Abbiamo trovato degli sponsor abbastanza forti da coprire quasi tutte le spese sia di quest’anno che dell’anno prossimo. Insomma, entusiasmo a mille, ma tutto è in pausa».

Al momento, di conseguenza, non rimane che fare di necessità virtù. «Lo staff della nazionale prova a tenerci impegnate con un mini programma settimanale, che comprende video di allenamenti da fare a casa o al parco e un allenamento in videochiamata. Ci aiutiamo a vicenda a mantenere l’umore alto, ma sappiamo, anche se non ufficialmente, che gli europei saranno rimandati o cancellati».

la famiglia

«Alla fine dei conti però niente di questo preoccupa come l’idea che la mia famiglia e i miei amici sono in Italia - sottolinea la Gavagna -, il paese di cui tutti parlano e “straparlano”. Quello che succede qui non mi preoccupa, la Danimarca ha per fortuna reagito molto velocemente e stanno già parlando di cominciare la fase 1 di riapertura dopo Pasqua e fase 2 dal 10 maggio. Ma quando potrò vedere di nuovo la mia famiglia? Quando potrò riabbracciare i miei amici? Quando potrò tornare a casa? Queste sono le domande di cui cerco risposta» conclude con un velo di tristezza.

«Ferrara è la mia città ed io torno regolarmente. Anzi, sarei dovuta essere già a casa per le vacanze di Pasqua. Ma in questo periodo, come mai prima, ci si deve volere bene a distanza. Sicuramente una cosa bella che tutta questa situazione ha portato, è che ci si cerca. Si scrive e si chiama di più, anche tutti i giorni a dire il vero. Anche con persone che magari non si sentivano da anni. Ma però che arrivi al calore di un abbraccio...». –

Dario Cavaliere

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