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Il volley litiga sullo stop e i vertici di Lega lasciano Le atlete non fanno sconti

Roberto Condio

Mosna e Fabris: la Federazione ci ha ignorati 

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il caso

Roberto Condio

Più che mai in questa tragica situazione, sarebbe il caso di evitare liti da cortile. Basterebbe parlarsi chiaro prima, fare fronte contro il nemico comune. Invece c’è chi proprio non riesce a risolvere questioni interne senza farsi riconoscere. Capita anche nello sport. Al calcio siamo purtroppo abituati e la battaglia tra Lega dei club e calciatori sul taglio degli stipendi è appena iniziata.

La novità di ieri è l’agitazione nella pallavolo causata dalle dimissioni dei presidenti delle due Leghe maggiori, mondi che rarissimamente avevano agito in accordo. Diego Mosna per la maschile e Mauro Fabris per la femminile hanno rimesso mandati ormai «storici» in contrasto con la Federvolley che, mercoledì, ha dichiarato chiusa la stagione senza consultare le Leghe e ignorandone la richiesta fatta due giorni prima di tenere una finestra per giugno, in caso di ok sanitario, per i playoff.

Mosna e Fabris parlano di «incomprensibile e inaccettabile mancanza di rispetto nei confronti di chi organizza i campionati» e «di scelta drastica presa senza consultare chi già pianificava il futuro». Questione di competenze ed equilibri. Fragili nelle stesse Leghe, se è vero che ieri la n.1 di Modena, Catia Pedrini, ha detto: «Mi riconosco nella decisione della federazione, chiudere era atto dovuto». Anche sotto rete si apre il fronte-stipendi. Alla richiesta di sforbiciare dal 30 al 40%, i procuratori delle atlete di A1 e A2 hanno risposto ai club che lo loro assistite, pur avendo già prestato attività per 7 mesi su 8, finora hanno ricevuto solo dal 30 al 75% del pattuito. E che quindi «per i club sarà doveroso onorare al 100% i contratti per salvare la reputazione del movimento». —

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