Gallinari: «Se l’Nba ripartisse non giocherei tranquillo»
L’azzurro è fermo come tutto il basket Usa. Ipotesi playoff a porte chiuse «Mi sto abituando al cambiamento drastico. Serve sicurezza per ricominciare»
Non c’era cosa più distante dalla quarantena, prima che diventasse la regola, della normale vita da giocatore/lavoratore nella fabbrica dei canestri della Nba. Da un minimo di 82 partite stagionali, viaggi a ritmi forsennati, lunghe trasferte al dover restare a casa. «Almeno la quarantena a Oklahoma City – si consola Danilo Gallinari – è abbastanza tranquilla. Ci sono più persone in giro e meno restrizioni rispetto a città come New York e Los Angeles. Io e la mia fidanzata, però, la stiamo attuando come se fossimo in Italia: usciamo solo per fare la spesa e basta». Già, l’Italia. Alla fine la testa del “Gallo”, in un modo o nell’altro, torna sempre da questa parte dell’Oceano. Come ai racconti da Lodi in piena zona rossa di familiari e amici, anche nella notte in cui la Nba scoprì di essere infettata: «Ragazzi, qui c’entra il coronavirus», la frase spiattellata ai compagni dei Thunder che ancora si chiedevano perché non iniziasse la partita con gli Utah Jazz.
Gallinari, ritorniamo alla sera dell’11 marzo: Chesapeake Energy Arena gremita, quintetti sul parquet.
«Da lì è cambiato tutto. È stata una situazione strana: ci hanno portato nello spogliatoio senza spiegazioni e ci hanno fatto aspettare un bel po’. Lì ho capito che c’entrava il virus. Dopo ci hanno spiegato il perché dello stop e misurato la febbre. Menomale che Gobert, nei due giorni prima della partita, non era mai entrato in palestra. Il rischio del contagio c’è stato. Ma la mossa di fermare tutto subito è stata perfetta».
Come è stato ritrovarsi nella “zona rossa” della Nba e avere la famiglia nella zona rossa a Lodi?
«Psicologicamente non è stata una situazione semplice. Anche mio padre e mio fratello sono negli Usa, mamma e nonni a Lodi. La preoccupazione c’è, ma siamo sempre in contatto».
E passare da “frequent traveller” a quarantenato?
«È stato un cambiamento drastico, ma mi ci sto abituando. Mi muovo in qualche modo, anche se non assomiglia per niente all’allenamento. Non si può fare granché, ma è così. Con il resto della squadra facciamo una videotelefonata di gruppo una volta a settimana»
Secondo lei, la Nba ripartirà?
«Noi giocatori non sappiamo ancora dove andremo e cosa faremo. La Nba non vuole farsi impreparata e sta cercando un paio di città dove creare delle bolle sanitarie e giocare senza tifosi: non so quanto sia fattibile per dinamiche logistiche e temporali. Confesso che in caso di ripartenza avrei un po’ di paura, ma conosco bene il commissioner Adam Silver e so che prenderà la decisione giusta. In assoluta sicurezza e senza cedere a eventuali pressioni. La commissione di Trump spingerà per la ripartenza? Dico solo che sono sotto elezioni».
Prima la scomparsa di David Stern, poi la tragedia di Kobe Bryant, adesso il coronavirus: che anno orribile è il 2020 per la pallacanestro?
«Un anno da dimenticare, anche se si riprenderà a giocare. Tutte le cose negative non potranno mai essere cancellate in toto da quelle positive, come magari un eventuale titolo vinto».
In estate lei è free agent.
«Non cambia molto se lo sarò a giugno, a settembre o novembre. Quello che conta di più è che la prossima estate, qualora ripartisse la Nba, potrei non tornare in Italia. Sarebbe la prima volta e mi dispiacerebbe».
Intanto è slittata di un anno l’agenda della Nazionale: pronto per un 2021 con preolimpico e eventuali Olimpiadi e un 2022 con l’Europeo a Milano?
«Assolutamente sì, se le gambe mi sostengono io ci sono sempre. Non mi sono mai tirato indietro per la Nazionale e giocherò in azzurro fino a quando il mio corpo me lo permetterà».
Qui in Italia, nel frattempo, il basket ha chiuso la stagione e il calcio cerca in tutti i modi di portarla avanti: lei da che parte sta?
«Il virus e la pandemia sono cose più grosse di tutto il resto. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo subordinate alla salute di tutti. Giusto smettere, così come provare a continuare. Solo, però, se lo si può fare in piena sicurezza». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
