Folletti e il freno del dubbio sulla ripartenza «Non sono così ottimista sulle tempistiche»
L’ex preparatore atletico della Spal, plurivittorioso con mister Allegri al Milan ed alla Juventus, è molto cauto sulle prospettive della serie A
l’intervista
E’ partito dal cuore della provincia ferrarese (e in questo periodo si trova nella sua casa di Voghiera), è passato per la città ed è arrivato ad assaggiare i top palcoscenici europei. La carriera di Simone Folletti è una parabola costantemente verso l’alto. Vissuta al fianco di mister Max Allegri, conosciuto proprio nel contesto Spal.
La sua competenza in termini di preparazione atletica è stata certificata dagli obiettivi sportivi centrati nelle realtà in cui ha operato e dai parecchi riconoscimenti individuali ricevuti, che rendono il meritato omaggio a uno dei greatest nel settore.
Folletti, è corretto definire “più difficile” la gestione di questa pausa forzata rispetto a una normale sosta estiva?
«Sicuramente. Perché in condizioni normali, quando a maggio termina il campionato, il successivo periodo fino alla ripresa si pianifica con programmi di gestione studiati ed elaborati da tempo per far sì che i calciatori arrivino in maniera graduale al successivo ritiro. Questo stop, invece, è un’incognita enorme e la tempistica è sempre in continua evoluzione».
Se in questo momento fosse operativo in una squadra, come si starebbe articolando il suo lavoro?
«Beh, in primis la cosa fondamentale da fare sarebbe ascoltare il parere dei medici nel caso di giocatori appena usciti dalla “positività”. Sono ancora piuttosto sconosciuti i lati e il percorso di questa malattia, della sua guarigione e se lascia qualche traccia nel corpo. In questo caso andrei molto cauto con le proposte di lavoro. Per quanto concerne situazioni di calciatori non positivi, proporrei i classici lavori su forza e corsa per quelle che sono le possibilità del momento».
Che idea si è fatto sulla possibile ripresa degli allenamenti a maggio e sulla successiva disputa del campionato con gare ogni tre giorni?
«Rimango sempre un po’ sorpreso nel sentire tali ipotesi. Diciamo che non vorrei essere nei panni di quel medico che dovrà dare l’ok alla ripartenza. È una situazione talmente nuova, delicata e sconosciuta nella sua evoluzione che non mi sentirei di essere così ottimista sulle tempistiche di cui si legge. Personalmente metterei veramente davanti a ogni cosa la salute degli atleti, ma anche di tutti coloro che lavorano nelle società di calcio».
Momento ricordi. Nel 2002 inizia la sua carriera nel settore giovanile della Spal…
«Inizialmente dovevo soltanto svolgere la preparazione estiva della Berretti di Rudy Grazzi (i due avevano già collaborato alla Poggese; ndr). Poi il grande Gianfranco Bozzao mi chiese di rimanere e nei due anni ebbi modo di lavorare anche con gli Allievi Nazionali di Riccardo Righetti e ancor dopo con la Berretti di Fabio Mastrocinque. Ho citato Bozzao perché avevo un contatto diretto con lui, ma fu determinante anche il direttore Roberto Ranzani: un uomo corretto, benvoluto, di grande integrità e sempre pronto a dare il giusto consiglio. Ricorderò sempre con grande affetto queste due persone».
Estate 2004: arriva Max Allegri…
«Sì, nella stagione 2004/2005 ero in procinto di lavorare con la Spal di mister Discepoli. Da ferrarese, tutto questo era un orgoglio, un grande sogno. A pochi giorni dall’inizio del ritiro Discepoli si dimise e quindi partimmo solo io, Mastrocinque e Tonino Ferroni. Dopo qualche giorno arrivò Allegri. Ci siamo conosciuti in questo modo e quindi dovevo guadagnarmi la sua fiducia. L’ho fatto mettendo in campo la mia correttezza, la mia lealtà e la mia professionalità. Devo essere sincero: dopo un mese di lavoro con lui mi sono subito accorto che sarebbe potuto diventare un allenatore di serie A».
Durante i vostri anni tra Milan e Juve, a Ferrara si sono scalati i palcoscenici del grande calcio. Che effetto vi ha fatto?
«Le vicissitudini sportive della Spal sono sempre state un argomento di piacevole chiacchiera tra me e Max. Io sono di Ferrara, lui ha allenato la squadra e per questo il classico “oh, ma hai visto la Spal? ” era diventata un’abitudine. Vedere le due promozioni è stata una grandissima sensazione, anche da lontano».
Ma l’emozione più forte sarà stato il ritorno al “Mazza” nei primi due Spal-Juve di questa recente era. Vero?
«Assolutamente sì. La prima volta, poi, l’ho sentita particolarmente. Venire nella mia città a giocare con la Juve è stato un qualcosa di emotivamente molto importante. Ricordo ancora chiaramente tutto il percorso fatto tra hotel, pullman, spogliatoi e campo. Bellissimo, davvero».–
Alessio Duatti
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