Zaccaria e un’avventura tutta d’oro Cinque tricolori e il top a Pechino
cento
“Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo perché è là che siete stati ed è là che vorrete tornare”. Questa frase di Leonardo Da Vinci è diventato il motto di un campione di ju jitsu, un fuoriclasse autentico sul tatami: Vito Zaccaria.
«Sin da piccolo – le sue parole – amavo guardare i film di Bruce Lee e Van Damme, imitando le loro mosse davanti alla tv. Così mia madre decise di portarmi a delle lezioni di arti marziali, ed essendo Cento una cittadina molto piccola, non fu difficile trovare la miglior scuola di ju jitsu. Il maestro Silvano Piero Rovigatti fu da subito grande mentore ed incentivò, giorno dopo giorno, la mia passione. Imparavo velocemente e più passava il tempo, più le mie abilità crescevano tanto da far diventare la palestra la mia seconda casa».
Un talento innato ma anche costanza, dedizione, perseveranza e testardaggine hanno fruttato risultati straordinari: «Iniziai a vincere le competizioni locali, regionali e nazionali, facendomi conoscere nel panorama di questa disciplina in Italia. A 16 anni ottenni la mia prima convocazione in Nazionale e a 18 anni l’esordio agli Europei. Questo comportò un effetto a cascata di competizioni internazionali; passo dopo passo, le sconfitte divennero vittorie e le medaglie iniziarono ad accumularsi: 5 ori nazionali, oro agli Europei 2011, fino a raggiungere il coronamento della mia carriera sportiva con l’oro di Pechino 2012» .
arricchimento
«Pensavo alle gare come esperienze per arricchirmi e divertirmi con i miei compagni di allenamento – ricorda Zaccaria –; ciò mi ha portato ad essere vincente. Ad ogni sconfitta bisogna imparare ed imporsi di rialzarsi e questa attitudine l’ho applicata anche nella mia vita professionale e lavorativa. Il ju jitsu è la metafora della vita, una serie di sfide da affrontare e vincere sotto forma di allenamenti».
gli incontri
Inevitabile un pensiero rivolto alle persone più significative nel suo percorso sportivo: «In primis i miei genitori che, con costanza, mi accompagnavano ed assistevano tutti i giorni agli allenamenti, aspettandomi su una panchina pazienti ed orgogliosi. Poi viene il mio maestro Rovigatti, la cui presenza fu costante durante tutta la mia carriera sportiva e dal quale ho imparato tutto, per quanto concerne questa nobile arte, e che con il tempo divenne un secondo padre».
«Oltre alla figura paterna acquisita - aggiunge Zaccaria -, in palestra ho trovato un grande compagno di gare ed avventure con il quale ho condiviso le mie vittorie più significative: Michele Vallieri» . –
enrico ferranti
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