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sette club contrari alla ripresa 

Serie A, ora il governo frena «Altre le priorità del Paese»

Stefano Scacchi
Serie A, ora il governo frena «Altre le priorità del Paese»

Domani vertice con il ministro dello Sport. Probabile il rinvio degli allenamenti I calciatori: «Pronti a tornare in campo, ma in sicurezza e senza privilegi» 

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milano

Dal governo arriva un triplo montante alla ripresa della Serie A. «Lo dico da grande appassionato di calcio, ma con più di 400 morti al giorno è l’ultimo problema di cui possiamo occuparci. Le priorità del Paese sono altre», spiega il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Frena anche il suo vice, Pierpaolo Sileri: «Da medico dico che potrebbe esserci qualche problema. Il protocollo è stato stilato in maniera appropriata, ma aspetterei ancora un po’ di tempo per valutare l’andamento dell'epidemia». In serata l’ultimo colpo arriva dal ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora: «Non è certa la ripresa degli allenamenti il 4 maggio. Anche se fosse, questo non vuol dire automaticamente che il campionato riprenderà. A me interessa che riparta tutto il mondo dello sport, non solo i calciatori».

Non è il viatico migliore alla videoconferenza di domani fra tutte le componenti calcistiche e lo stesso Spadafora. L’appuntamento chiave per dare il via libera al protocollo medico stilato dalla commissione Figc, indispensabile per ricominciare ad allenarsi riducendo i rischi per la salute dei calciatori. Spadafora, che torna a parlare di dirette tv in chiaro delle partite di A, vorrebbe sentire altri pareri di esperti, esterni alla commissione. Le parole del ministro rendono probabile uno slittamento di altre due settimane per la ripresa degli allenamenti, dal 4 al 18 maggio.

Dall’estero arrivano segnali differenti. La Bundesliga potrebbe ricominciare il 9 maggio. La Liga pensa di tornare ad allenarsi il 9-10 maggio con le partite ufficiali in calendario dal 5-7 giugno. In Italia invece manca coesione anche nel mondo del calcio. Rodolfo Tavana, medico sociale del Torino, si è dimesso dall’incarico di rappresentante della Serie A nella commissione Figc. Il club granata, che è tra i più contrari alla ripresa, ha sottoscritto un documento critico sul protocollo e sullo sforamento della stagione oltre il 30 giugno, insieme a Spal, Brescia, Sampdoria, Udinese, Bologna e Cagliari.

Queste società si chiedono cosa succederebbe in caso di nuova positività. E temono che, una volta ripresa la stagione, verrebbero a cadere i presupposti di «forza maggiore» invocati per tagliare gli ingaggi dei giocatori. Con il rischio che, di fronte a nuovi contagiati, il campionato si fermerebbe definitivamente e le società avrebbero solo danni. Inoltre continua a non convincere la deroga della Fifa che consente di prolungare oltre il 30 giugno la scadenza dei contratti. Una raccomandazione che non basta a mettere al riparo da eventuali cause. Queste perplessità in parte sono condivise anche da chi non ha firmato il documento. Qualche dirigente ritiene «inapplicabile» il protocollo. Se ne parlerà oggi in assemblea: ieri il Consiglio ha ribadito all’unanimità di voler terminare la stagione.

I calciatori non vogliono passare per privilegiati: «La volontà di tutti gli atleti – dice l’Aic – è di poter tornare a svolgere il proprio lavoro così come tante altre categorie professionali, senza apparire privilegiati o usufruire di corsie preferenziali sui controlli medico sanitari». Un altro pilastro del protocollo vacilla. —



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