Rodrigao, Cumi e Gustavo: trio meraviglia «Alla 4 Torri momenti magici e vincenti»
Gli indimenticati campioni sudamericani raccontano le memorabili stagioni in maglia estense quando si giocava per lo scudetto
i ricordi
Il racconto sulla storia degli anni d’oro del volley ferrarese è arrivato fino in Sud America, più precisamente in Brasile ed Argentina, grazie alla complicità di Luca Ricci che era il team manager della squadra dal 2001 al 2004 e poi passato a Modena con Velasco. Col tramite di Ricci ecco le reazioni di alcuni campioni estensi dell’epoca, che dimostrano quanto affetto ci sia ancora per Ferrara e quel periodo. Rodrigao, Gustavo e Cuminetti hanno voluto far sapere il loro amore per Ferrara, la città e i tifosi.
santana
«Di Ferrara ho solo ricordi belli - dice Santana Rodrigo detto Rodrigao, arrivato alla corte estense nel 2003-2004 sulla scia di altri nazionali - . È vivibile, vicina a tutto e a tutti. Io ero un po’ spaesato lontano da casa ma mi incontravo spesso con amici che giocavano a Modena e il calciatore Jenílson Ângelo de Souza, noto come Junior, allora a Parma».
Poi, i tifosi... Qui in Brasile ci sono, ma stranamente sono meno calorosi rispetto agli italiani. Sempre vicini alla squadra anche finita la partita e questo mi piaceva tanto».
«Mi sono messo in luce a Ferrara nonostante la retrocessione - prosegue nei ricordi Rodrigao -, poi sono finito a Macerata dove sono rimasto quattro stagioni vincendo anche lo scudetto. Ma tanto di tutto questo lo devo a Ferrara. Il momento più bello è stata la partita del debutto (al palasport estense vittoria 3-1 con Montichiari; ndr) in un campionato diverso, una nuova avventura. C’era una bella unione tra i giocatori e con qualcuno come Boninfante, Gavotto, Nummerdor, ci sentiamo anche adesso dopo tanti anni».
Il presente di Rodrigao è in patria: «Da tre stagioni sto allenando in Brasile. La squadra è il Santos Volley Playa Grande, nata dall’unione con il club che a livello calcistico fu di Pelè e Neymar. Alleno e sono direttore sportivo di tutto il club che ha tantissime discipline sportive. Il prossimo anno vorrei allenare in A1».
la sfida
«Quando sono arrivato a Ferrara nel 2001 la mia era quasi una sfida personale - dice Cuminetti - perché la squadra aveva degli opposti fortissimi come Schuil e Wijsmans. Era difficile capire come la squadra si sarebbe comportata in campionato, perché era quasi completamente rinnovata. Il primo anno abbiamo fatto un buon torneo e nel secondo siamo andati benissimo, soprattutto alla fine con il colpaccio playoff con Macerata: eravamo diretti dal grande Silvano Prandi, che si è preso una bella rivincita sulla società che lo aveva scaricato l’anno prima. Il secondo anno in squadra c’erano quattro brasiliani ed io argentino e ci prendevamo sempre in giro sempre per la nostra storica rivalità nel calcio».
«Adesso sono a Rosario - racconta “Cumi” -; gioco ancora in una squadra di veterani assieme a mio fratello e mi distraggo con il tennis, ma sono più le palline che mando in giro rispetto a quelle che finiscono in campo. A Ferrara sono ancora legatissimo con la gente. Al grande amico “Lionel” Ricci (soprannome del team manager Luca; ndr) e soprattutto alla famiglia Bratti, sempre disponibili a dare una mano in tutti i sensi.».
megalopoli
«Provenivo da una megalopoli come San Paolo del Brasile - dice Gustavo - e dopo poche ore di aereo mi sono ritrovato in una realtà piccola e carina come Ferrara. Un modo di vivere completamente diverso nel quale mi son trovato benissimo assieme a mia moglie Raquel e a mio figlio Eric che allora aveva un anno e mezzo. Ricordo ancora il centro storico e le mura... Tutte cose che noi non abbiamo essendo uno stato giovane. Mi piaceva la cultura anche sportiva della gente: i tifosi erano molto vicini alla squadra che aveva un grande come Juan Carlos Cuminetti e giovani di belle speranze come Giba, Bonifante, Cernic, io...».
«Abbiamo disputato una bella stagione con “il professore” - aggiunge Gustavo -, il grande Silvano Prandi come allenatore. Potete immaginare la gioia di quando siamo arrivati ai playoff e abbiamo battuto la Lube Macerata del mio idolo Gravina. Un campionato appassionante, una bella squadra unita, palazzetti meravigliosi. A Ferrara sono stati due anni meravigliosi».
«La mia aspettativa, venendo in Italia, era quella di vedere come era giocare con tutti quei campioni provenienti dalle nazionali di tutto il mondo. Era possibile avere quattro stranieri sul parquet ed era come giocare una World League. Davvero potevi alzare il tuo livello giocando in mezzo a tanti fuoriclasse. Era il mio obiettivo, l’ho centrato in Italia ed ho vinto col Brasile il mio primo mondiale».
la carica del tifo
«Il momento più bello- continua Gustavo - è stato senza dubbio il successo con Macerata. Noi eravamo carichi, il tifo ci sosteneva ovunque fossimo. Il pubblico in Italia è più competente rispetto al Brasile. Ricordo che sapevano tutte le mie statistiche e ne discutevamo assieme. Ancora adesso ci sentiamo spesso con Luca Ricci, il team manager di allora che ci ha aiutato moltissimo all’inizio, e con la famiglia Bottoni che allora mi registrava le partite su Sky e mi dava la cassetta perché la potessi studiare. Poi Ferrioli, il nostro palleggiatore. I nostri figli hanno la stessa età e giocavano assieme mentre noi ci allenavamo. Adesso sono direttore generale del club APAV Canoas, qui a Rio Grande del Sud e facciamo la serie B. La pandemia ha annullato il nostro campionato, ma riproveremo l’anno prossimo a salire in serie A. Alleno anche 80 fra ragazzi e ragazze e proveremo a formare una generazione di campioni». –
dario cavaliere
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