Turatti e quel Cus a vocazione tennistica Dalboni e la Casoni sfidarono il mondo
Lo storico maestro della sezione: «Iniziammo nell’86 e non mi sarei mai aspettato che saremmo arrivati così in alto» Il movimento creato in quegli anni portò anche alla conquista di due titoli di B e ad un secondo posto in Coppa Campioni
la storia
Eccezion fatta per i tre sport professionistici per eccellenza, quasi tutte le altre discipline hanno visto le loro espressioni migliori alla corte del Cus Ferrara. Basti pensare all’atletica di Lenzi e Magnani, al canottaggio tinto d’azzurro, al rugby in serie A. Pure il tennis estense, sotto l’ala cussina, ha vissuto una parabola che l’ha portato negli anni d’oro ad altissimi livelli. Primattore dell’epoca e memoria storica Pierangelo Turatti. Insegnante di educazione fisica, ora in pensione, Turatti è stato uno dei più importanti maestri di tennis della città, passato a dirigere il centro tecnico provinciale Fit e poi la sezione tennis del Cus. Dalla sua scuola sono usciti Alessandro Dalboni, arrivato ad essere numero 184 delle classifiche mondiali, e Giulia Casoni, numero 80 al mondo come best ranking.
lo sviluppo
«La sezione tennis è nata in funzione dello sviluppo del Centro tecnico provinciale, voluto per far allenare al meglio fuori dalla disputa dei vari circoli i migliori prospetti, e che trovò sede grazie alla collaborazione con il Cus - dice Turatti -. Mai mi sarei aspettato che, mettendo allo stesso tavolo nel giugno 1986 nella “casa gialla”, all’epoca sede del Cus, l’allora presidente Borasio e Malacarne, responsabile Fit provinciale, saremmo arrivati a tanto».
«Il movimento creato - prosegue Turatti -, portò all’esigenza di fondare la sezione, per valorizzare gli atleti usciti dal centro tecnico. I primi anni facemmo una serie B con i pionieri dell’epoca Valesani, Rossi, Veroni, Lodi, Partigiani, Rizzo, Ferrara ed una Under 18 con Spettoli e Bernabei, per poi ampliare con un settore femminile. Questo per colmare un vuoto, valorizzare alcune giovani e riportare a Ferrara atlete che tanto stavano dando al tennis nazionale, ma lontano dalla città».
il vertice
«Questo lavoro ha consentito al Cus di arrivare al tennis di vertice, con risultati impensabili. Cinque le Final Four conquistate in otto anni con due titoli italiani di serie B a squadre nel 1995 e 1996, con un secondo e terzo posto a corollario. Peccato non aver poi avuto i mezzi per partecipare alla serie A. Aggiungiamo anche un secondo posto nella Coppa dei campioni ’97 giocata a Estoril in Portogallo e persa con le slovacche dello Slavia Pravnik. Hanno indossato i colori cussini Claudia Piccinini, Elena Savoldi, Francesca Palermo, Paola Tampieri, Federica Riccadonna, Flora Perfetti, oltre alle ferraresi Alessandra Raiteri, Elena Talamini, Gaia Borgatti, Barbara Buldrini, Giulia Bratti, Francesca Bergami, Eleonora Masina, Valentina Zavarini e Giulia Casoni».
Quest’ultima atleta merita un discorso a parte. «Attorno a Giulia - prosegue Turatti - abbiamo spesso costruito una squadra che le consentisse di crescere, raggiungendo risultati che nessuna ferrarese ha finora ottenuto. Unici. Dotata di una volontà di ferro, di un carattere deciso e volitivo condito dal desiderio di arrivare che raramente si riscontrava, facendo per anni notevoli sacrifici ha regalato a sé stessa e al Cus enormi soddisfazioni. Mondiali under 14 a Tokio, vittorie all’Orange Bowl under 16 e 18 e al Roland Garros juniores sempre in coppia con Alice Canepa. Vittoriosa in vari tornei professionistici: in azzurro c’è stata stabilmente dai 14 ai 18 anni, con tre convocazioni in nazionale A».
soddisfazioni
«Le soddisfazioni di quel periodo le devo dividere con Maurizio Vandelli, il preparatore atletico che ha collaborato con me per più di un decennio. La sua professionalità ed il suo entusiasmo hanno saputo trasmettere ai giovani l’importanza del lavoro serio e finalizzato su un obiettivo».
«Successivamente, ridimensionata in un certo senso l’attività, fino ai giorni nostri abbiamo sempre partecipato ai campionati di serie B e C maschile - spiega Turatti -, restando in categoria grazie agli atleti usciti dal nostro vivaio e a qualche universitario che poteva continuare a giocare pur frequentando l’università fuori sede. A guidare un settore che oggi torna ad essere invidiato c’è Ferdinando De Luca, che sta facendo un ottimo lavoro e qualche nostro ragazzino è nell’orbita della nazionale. Mi piace pensare che negli anni di attività sul campo e dietro una scrivania io abbia contribuito alla crescita sportiva, ma soprattutto umana di tanti ragazzi e ragazze, condividendone fatiche, soddisfazioni, momenti belli e brutti. A tutti loro io debbo qualcosa, perché mi hanno permesso di stare in mezzo ai giovani, svolgendo una professione che mi è sempre piaciuta. Più di così...». —
Dario Cavaliere
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