Giulia Casoni e gli anni di crescita al Cus «Epoca bellissima e che mi ha dato tanto»
La ferrarese è stata grande protagonista soprattutto tra il 2000 ed il 2001 e adesso ricorda gli inizi “nostrani” della sua carriera
il personaggio
Sfogliando l’album dei ricordi del tennis nostrano targato Cus Ferrara, il maestro Pierangelo Turatti, intervistato di recente, si è soffermato sul nome di Giulia Casoni, atleta ferrarese dalla carriera fulgida e fino ad oggi ineguagliata, ricordandola con affetto e nostalgia.
Tre tornei Wta vinti in carriera, 51ª nel ranking di doppio e 83ª in singolo, con bei percorsi al Rolland Garros, agli Internazionali d’Italia, a Wimbledon e Australian Open. Fino a quel terzo turno agli US Open in cui ha strappato 6 giochi a Serena Williams e all’azzurro in Federation Cup contro la Croazia. Biglietti da visita di una carriera chiusa nel 2004, per poi uscire dai radar dello sport cittadino.
l’attualità
Rintracciata in questi giorni, Giulia Casoni ha sottolineato: «Oggi vivo a Ravenna dove complice il tennis e beach tennis ho incontrato mio marito Paolo. Sono mamma a tempo pieno di Diego che ha 9 anni e Anita, di 7, e soprattutto in questo periodo ho il mio bel daffare. Il tennis lo seguo poco, un po’ per il tempo che dedico ai figli ed un po’ perché mi diverto meno con questa espressione frenetica. Comunque faccio la maestra; un po’ di lezioni, ma con molta tranquillità, tra Ravenna e Ferrara, così i bimbi stanno un po’ con i nonni».
Giulia però non dice che sul finire dello scorso anno ha vinto a Miami, in Florida, il campionato mondiale Over 40 a squadre. Sollecitata in proposito, alla fine ammette: «Sì, in effetti è stata una bella esperienza tornare in campo per una competizione. Anche se non ero molto allenata, mi ha convinto una telefonata di Alice Canepa, mia compagna di doppio in tante battaglie ed oggi capitana della squadra, poi appena entrata in campo la grinta di un tempo è emersa subito. È stato un torneo di buon livello dove abbiamo incontrato le nostre avversarie di venti anni fa. Dopo Turchia, Argentina e Olanda, abbiamo battuto 3 a 0 la Gran Bretagna nei quarti ed in semifinale 2 a 1 la Spagna. In finale abbiamo giocato con la Francia; ho battuto Jalade in singolo, ma complice l’infortunio di Canepa siamo arrivate al doppio finale dove in coppia con Pioppo abbiamo vinto 6/4 al terzo. Non vi dico la gioia nell’abbracciare i miei figli a fine partita».
il passato
Ma facciamo un passo indietro nel tempo, ricordando le tappe iniziali:
«Del Cus Ferrara ho ricordi bellissimi - esordisce Giulia -, fin dal primo momento in cui entrai nel pallone sperduto in mezzo alla campagna per fare il provino con Turatti, un maestro che mi ispirò subito fiducia. Ero emozionata, volevo fare bella figura, entrare al Centro tecnico provinciale, e fortunatamente andò bene. Da allora la mia vita prese una piega diversa. Con grandi sacrifici tutti i giorni andavo a scuola e poi mi allenavo in palestra con Vandelli e in campo fino a sera. Prima mi portavano i miei genitori e poi – più grande – mangiavo al volo e correvo al Cus in motorino. Rientrata a casa, stanca morta, c’erano i compiti da fare. Una vita così non la reggi se non hai forti motivazioni - prosegue la Casoni -, ma io volevo entrare nel mondo del tennis e i risultati che piano piano arrivavano mi hanno spronato a persistere. Ci sono sicuramente stati dei momenti brutti, dove sarebbe stato più facile dire basta, ma io sono una testa dura e mi dicevo: perché gettare tutto al vento per una sconfitta? ».
Giulia Casoni prosegue: «Tornando indietro non cambierei una virgola di quel periodo. Andata via da Ferrara sono stata per sei mesi a Nizza, poi al Tennis Club Milano Bonaccossa con Barbara Rossi (l’attuale voce di Eurosport; ndr) con la quale ho condiviso gli anni migliori. Infine a Ravenna con Urbinati, ma è proprio al Cus Ferrara che devo molto».
Un passaggio molto significativo, grazie anche ai professionisti incontrati:
«L’esperienza al Cus mi ha consentito di portare avanti la mia passione crescendo dal punto di vista tecnico, ma anche umano. Qui ho conosciuto persone importanti che mi hanno permesso di maturare credendo in me stessa e sopportando il mio caratterino. Turatti, ad esempio, che mi chiamava “pandorone” perché non ero rapida negli spostamenti, ma che era capace di ascoltare le mie lacrime che cadevano sulle sue spalle durante le gare. Solo dopo aver smesso di allenarmi con lui capii esattamente quanto in questi contesti sia sempre importante instaurare un rapporto solido e di reciproca fiducia».
lo sparring
Ma non c’è stata solo la figura del maestro Turatti:
«Con lui anche Nando De Luca - rammenta Giulia Casoni -, poi diventato mio sparring partner e che ho portato con me negli Usa. Anche se l’ho fatto tribolare non poco - ad esempio lo svegliavo alla mattina presto per andare a correre in compagnia - ha sempre avuto la capacità di farmi sorridere e tirarmi su nei momenti difficili. Con lui e Alessandro Dalboni, che mi ha trasferito la sua esperienza di giocatore di alto livello, posso dire - conclude la Casoni - di aver vissuto i miei 20 anni in maniera davvero spensierata». –
Dario Cavaliere
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
